Concilio Vaticano II, (1962-1965): avanzò un rinnovamento dellaliturgia romana e l'uso delle lingue moderne; emanò decreti pastorali sulla natura della Chiesa e la sua relazione con il mondo moderno; trattò, inoltre, di teologia della comunione, di studi biblici, di ecumenismo e dialogo interreligioso. 4. La Chiesa ortodossaLa Chiesa ortodossa è la Chiesa cristiana che riconosce il primato d'onore al Patriarca ecumenico di Costantinopoli. La chiesa ortodossa si articola in una serie di Chiese autocefale, di norma eretti al rango dipatriacati. Il nome deriva dal fatto che la Chiesa ortodossa ritenga sussistere in sé la Chiesa universale fondata da Gesù Cristo, a cui appartengono tutti i battezzati, ritenendosi custode dell'originalecristianità efesina, rispetto alla Chiesa cattolica, della quale non riconosce in particolare le dottrine del primato papale, del celibato ecclesiastico, del purgatorio e della processione dello Spirito Santo dal Figlio. La Chiesa Ortodossa inoltre differisce dalla Chiesa Cattolica in quanto non ammette la grazia creata ma, piuttosto, crede che l'uomo sia reso partecipe delle energie divine increate.Le Chiese ortodosse più importanti sono quella greca, quella russa, quella serba, quella bulgara e quella rumena. Nel suo complesso l'Ortodossia è per dimensioni la terza maggiore confessione cristiana, vantando 250 milioni di fedeli, sia in Oriente che in Occidente.
Si deve notare che le Chiese Ortodosse considerano in linea di massima eretica la Chiesa Cattolica per la dottrina del Filioque e per le innovazioni dogmatiche introdotte da papa Pio IX (infallibilità papalee Immacolata Concezione), mentre la Chiesa Cattolica considera le Chiese Ortodosse come scismatiche, non eretiche, a differenza di quanto avviene per esempio nei confronti delle Chiese Protestanti.
I Sacramenti
La Chiesa Ortodossa non ha mai definito dogmaticamente il numero ufficiale dei sacramenti, ma in tempi recenti ha riconosciuto di fatto i sette sacramenti della Chiesa Cattolica, ai quali aggiunge altri riti come la tonsura monastica, la benedizione delle acque, la consacrazione delle icone.
In altre parole: la Chiesa Ortodossa a differenza della Chiesa Cattolica Romana , non distingue fra sacramenti e sacramentali . Distinzione questa conseguente alla scolastica .
I sette sacramenti, detti anche misteri sono Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi, Ordine sacro, Matrimonio.
Il Battesimo è il sacramento che apre la porta a tutti gli altri. A differenza della Chiesa Cattolica Romana che amministra il battesimo per infusione [anche se la Chiesa Romana prescrive come prima formula il battesimo per immersione e quello per infusione è l' "oppure", ovvero il secondo modo possibile. Infatti diversi movimenti cattolici, ad es. il Cammino Neocatecumenale, praticano il battesimo per immersione], gli Ortodossi praticano questo rito con tre immersioni integrali del candidato nel Fonte battesimale, e con la formula in terza persona "Il Servo di Dio N. viene battezzato nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo".
La Cresima, equivalente della Confermazione occidentale, è l'unzione che segue immediatamente il Battesimo per donare al neofita lo Spirito Santo. Il rito è esteso su tutto il corpo con una serie di più unzioni col Crisma benedetto dal vescovo. A differenza della Chiesa latina, il ministro ortodosso della Confermazione è il sacerdote, il crisma é comunque consacrato da un vescovo. L'Eucaristia, o Divina Liturgia, è il sacramento che perfeziona il legame di comunione con Cristo, mediante la partecipazione al suo Corpo e al suo Sangue in cui si trasformano il pane e il vino consacrati dal sacerdote. Questo processo, chiamato trasmutazione, è l'equivalente della transustanziazione cattolica ma non è definita dogmaticamente. L'Eucaristia é celebrata con pane di frumento fermentato e non azzimo e vino rosso mescolato con acqua tiepida all'interno di un calice. La Comunione è distribuita sempre sotto le due specie, rispettando alla lettera il comando di Cristo "Prendete e bevetene tutti".
Per ricevere l'Eucaristia non si esige la capacità di distinguere il pane comune da quello trasmutato, tanto che la Comunione viene amministrata subito dopo il Battesimo.Mentre i cattolici identificano con le parole di Cristo all'ultima cena la formula del sacramento che compie la transustanziazione, al contrario gli ortodossi identificano la trasmutazione nella conclusione del canone eucaristico, cioè l'Epiclesi o invocazione dello Spirito Santo.La Penitenza o "Confessione" è molto simile all'equivalente occidentale, anche se ognuno deve confessarsi col proprio "padre spirituale" e in assenza del classico confessionale a grata, introdotto solo in Occidente. Inoltre la Confessione è priva del contesto legalistico peccato-pena tipicamente occidentale, vedendo nella Confessione piuttosto una terapia per l'anima. Infatti, a differenza che nella Chiesa Cattolica Romana il confessore non "assolve" il penitente dai peccati bensì recita una preghiera invocando il perdono divino.
L'Unzione degli infermi è data liberamente anche a coloro che soffrono solo spiritualmente. Non è mai stata riservata solo all'ultima ora (come era nell'Estrema Unzione occidentale), ma al contrario è data anche a tutti i fedeli in occasioni in cui si richieda soccorso spirituale.
L'Ordine è il sacramento che permette la nomina dei ministri della Chiesa, nei tre gradi di vescovo, presbitero e diacono. Solo il vescovo è eletto fra celibi (nella fattispecie monaci), mentre sacerdoti e diaconi possono esser scelti fra clero celibe e sposato indifferentemente, purché non siano persone in seconde nozze e non si sposino dopo l'ordinazione. I ministri sono eletti solo fra i maschi.
Il Matrimonio è il sacramento che unisce un uomo e una donna in un vincolo indissolubile d'amore. Per questo è assolutamente monogamico ed eterosessuale. Neppure la morte di uno dei due coniugi scioglie il vincolo del matrimonio. Solo il vescovo può decidere di ammettere i suoi diocesani a seconde o terze nozze che peraltro vengono celebrate con austerità. Ove sia assolutamente venuto meno l'amore coniugale può ammettersi il divorzio.
5. Chiese protestanti
Il Protestantesimo è una forma di cristianesimo sorta nel XVI secolo dallaChiesa cattolica a seguito del movimento politico e religioso noto come "Riforma protestante", derivato dalla predicazione dei riformatori, fra i quali i più importanti sono Martin Lutero e Giovanni Calvino.
La teologia
Da un punto di vista teologico il protestantesimo si caratterizza per la varietà delle confessioni di fede e delle chiese, sebbene sia possibile individuare alcuni tratti comuni, fra i quali:
- l'accentuazione del rilievo della Bibbia nello stabilire la regola della fede, rispetto alla tradizione della Chiesa (Sola Scriptura).
- la dottrina della "giustificazione per sola fede", cioè il ritenere che la salvezza sia un dono gratuito di Dio, al quale l'uomo risponde con un atto di fede, piuttosto che un premio per le buone opere umane (Sola Fide)
- l'idea che la natura umana sia intrinsecamente malvagia e meritevole di distruzione, ma che l'uomo si salvi grazie al sacrificio espiatorio di Gesù. (Sola Gratia)
Vi sono anche altri argomenti teologici controversi, con risultati differenti a seconda delle confessioni. Fra questi:
Un'altra caratteristica del Protestantesimo storico è stata l'accentuata dipendenza dallo Stato. Ciò è ancora vero per alcune monarchie nord europee, dove il luteranesimo è religione ufficiale, e in Inghilterra, dove il sovrano è anche supremo governatore della Chiesa anglicana. Ciò era particolarmente evidente in Germania, prima della dissoluzione dell'Impero, dove i principi protestanti avevano autorità sulle chiese locali simile a quella dei vescovi cattolici nelle loro diocesi. Pur riconoscendo che l'appoggio di poteri politici ha contribuito a rafforzare e difendere le chiese protestanti dai loro avversari, questa dipendenza è del tutto in via di superamento. Le chiese protestanti valorizzano oggi sempre più l'importanza della loro autonomia rispetto allo Stato non solo per non esserne manipolate (ed essere così strumento del potere) ma come sua istanza critica. Il Protestantesimo americano, in ogni caso, ha sempre sostenuto il valore della separazione delle chiese dallo Stato. I sacramenti
Nel Protestantesimo viene ridiscussa la natura dei sacramenti, e generalmente vengono considerati tali solo quelli di cui il Nuovo Testamento riporta un comando esplicito da parte di Gesù, cioè ilbattesimo, l'eucarestia e parzialmente la confessione. Gli altri segni vengono considerati riti ecclesiastici.
Chiese protestanti in Italia
Le confessioni protestanti tradizionali sono riunite in un organismo denominato Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e sono:
Altre chiese, seppur di area protestante, ufficialmente si dichiarano esclusivamente di area evangelicale o pentecostale sottolineando in tal modo, la loro differenza con le chiese protestanti storiche in campo etico-dottrinale. Di queste chiese sono da citare:
La Chiesa di Cristo, seppur sia a tutti gli effetti protestante-evangelicale, si dichiara ufficialmente non tale ma solamente cristiana.
Molte delle chiese elencate, come segnalato, fanno parte dellaFederazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), altre sono riunite nella Alleanza Evangelica Italiana (AEI) o nell'Alleanza delle Chiese Evangeliche in Italia (ACEI), altre ancora non hanno alcun collegamento. 6. Cammino ecumenico
Il Movimento ecumenico moderno incomincia col grande movimento missionario europeo dei secoli 18° e 19°, e con la domanda, "Come annunziare credibilmente, restando divisi, l'evangelo della riconciliazione?"
È nell'ambiente protestante, estremamente frammentato, che sorgono i primi impulsi ad un dialogo tra diverse Chiese cristiane. La sua prima manifestazione di rilievo avviene nel 1910, data alla quale si fa di solito risalire la nascita del movimento ecumenico: a Edimburgo si tenne la Conferenza delle società missionarie, una riunione di associazioni protestanti che aveva lo scopo di coordinare l'attività missionaria delle Chiese protestanti, in seguito alla constatazione dei danni causati alla missione dalla divisione tra le Chiese. A Edimburgo non erano stati invitati né cattolici né ortodossi, tuttavia durante la seduta conclusiva un metodista inglese disse: «Aspetto con impazienza il giorno in cui avremo una conferenza nella quale ortodossi e cattolici romani potranno discutere con noi le questioni che riguardano il servizio di Cristo». Un'affermazione rivoluzionaria per l'epoca.
La prima guerra mondiale ebbe tra le sue molteplici conseguenze anche quella di favorire una ricerca di maggiore unità tra i cristiani, già durante il conflitto. Un nuovo movimento, Fede e Costituzione, di grande importanza per lo sviluppo dell'ecumenismo, fu fondato proprio subito dopo la guerra dal vescovo episcopaliano americano Charles Brent. La prima riunione di Fede e Costituzione avviene a Ginevra nel 1920, con la partecipazione di alcune Chiese protestanti, come l'anglicana, e alcune Chiese ortodosse. La Chiesa cattolica, pur invitata, declina l'invito: i tempi non erano ancora maturi.
Vita e Azione è un altro movimento, il cui è animatore e iniziatore Nathan Soderblom, arcivescovo luterano in Svezia, le cui origini si rifanno ad alcuni contatti tra i cristiani dei paesi in conflitto durante la prima guerra mondiale. Caratteristica di questo movimento: tentare di realizzare una sorta di ecumenismo pratico, cioè mettere insieme, al lavoro su obiettivi comuni, cristiani di diversa provenienza, al fine di testimoniare la comune fede in Cristo in attività di assistenza sociale (dalla disoccupazione al sostegno alla famiglia, all'aiuto ai bambini e ai giovani bisognosi, al problema dell'alcolismo, fino alla promozione della pace).
Ancora nell'estate del 1920 videro la luce altri due documenti importanti per la storia dell'ecumenismo. Il primo fu una enciclica del patriarcato di Costantinopoli rivolta a tutte le Chiese cristiane del mondo. In questa enciclica il patriarcato formulava alcune proposte per favorire il dialogo nel reciproco rispetto, come, ad esempio, l'adozione di un calendario comune al fine di celebrare il Natale e la Pasqua nel medesimo momento (gli ortodossi celebrano infatti il Natale 12 giorni dopo il 25 dicembre), lo sviluppo di uno studio imparziale delle reciproche teologie nei seminari e nei libri, il rispetto delle usanze delle diverse Chiese, la regolazione del problema dei matrimoni misti e lo sviluppo di forme di mutua assistenza tra le Chiese nelle attività che hanno per oggetto il progresso religioso e la solidarietà sociale.
Il secondo importante documento è una lettera che i vescovi della Chiesa anglicana indirizzarono 'a tutto il popolo cristiano', nella quale si affermava la necessità e l'impegno a lavorare per superare le divisioni tra i cristiani. «Noi riconosciamo - si legge nel documento - che tutti coloro che credono in Nostro Signore Gesù Cristo e che sono stati battezzati nel nome della Santa Trinità possiedono assieme a noi la qualità di membri della Chiesa universale del Cristo, la quale è il suo Corpo».
Purtroppo il documento anglicano e l'enciclica ortodossa non sono riusciti a suscitare l'entusiasmo del mondo cristiano per il dialogo ecumenico. Tuttavia, una prima tappa deve essere registrata:
Il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha segnato una svolta epocale in molte cose, tra queste c'è senz'altro l'ecumenismo. A partire dal Concilio la gerarchia della Chiesa cattolica ha abbandonato la sua tradizionale posizione passiva, di attesa, limitata ad appelli rivolti ai non cattolici di ritornare all'interno della Chiesa cattolica e intraprende, invece, il cammino verso un incontro responsabile e rispettoso con gli altri fratelli cristiani. Prima del Concilio la dottrina della Chiesa affermava che «la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica», in tal modo non vi era alcuna possibilità di dialogo con i non cattolici, ai quali infatti erano rivolti soltanto inviti a ritornare nella Chiesa cattolica. Nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, il Concilio ha ridefinito in modo radicalmente nuovo la Chiesa di Cristo, affermando che questa «sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità». La Chiesa di Cristo, quindi, è sì presente nella Chiesa cattolica, ma anche nelle altre Chiese cristiane, questo riconoscimento della dignità cristiana dei non cattolici è il presupposto fondamentale per lo sviluppo di ogni dialogo ecumenico.
Ma l'atto ufficiale con il quale inizia l'impegno ecumenico della Chiesa cattolica è il decreto sull'ecumenismo, Unitatis Redintegratio. Per prima cosa si riconosce la validità del movimento ecumenico già esistente al di fuori della Chiesa cattolica, ma la cosa più importante è che l'ecumenismo viene considerato come un bisogno vitale in seno alla Chiesa cattolica e come il frutto di una vera conversione e di un vero rinnovamento della Chiesa: «Ecumenismo vero non c'è senza interiore conversione, poiché il desiderio dell'unità nasce e matura dal rinnovamento della mente, dall'abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità», in questo spirito diviene importante la preghiera per l'unità, «questa conversione del cuore e questa santità di vita - prosegue infatti il documento - insieme con le preghiere private e pubbliche per l'unità dei Cristiani, si devono ritenere come l'anima di tutto il movimento ecumenico». Ma impegno dei cattolici è anche lo studio per la conoscenza e il dialogo con i non cattolici: «Bisogna conoscere l'animo dei fratelli separati. A questo scopo è necessario lo studio, il quale deve essere condotto secondo la verità e con animo ben disposto. I cattolici debitamente preparati devono acquistare una migliore conoscenza della dottrina e della storia, della vita spirituale e liturgica, della psicologia religiosa e della cultura, propria dei fratelli. A questo scopo molto giovano i congressi, con la partecipazione di entrambe le parti (...) dove ognuno tratti da pari a pari (...). In questo modo si verrà a conoscere meglio il pensiero dei fratelli separati e a loro verrà esposta con maggiore precisione la nostra fede». Il CEC
Al di fuori della Chiesa cattolica, il cammino del movimento ecumenico ebbe una forte ripresa fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Ad Amsterdam, nel 1948, 147 tra le Chiese protestanti, anglicane e ortodosse dettero vita al Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), «un'associazione fraterna di Chiese che accettano Nostro Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore», come dichiara la base da tutti condivisa. Il CEC non è e non intende essere una super-Chiesa o comunque una struttura ecclesiastica unificata indipendente dalle Chiese, le Chiese appartenenti al CEC mantengono ciascuna la propria identità religiosa, di tradizione e di dottrina.
Nel 1969 papa Paolo VI andò in visita alla sede del CEC a Ginevra. Questo atto di apertura, a pochissimi anni dalla fine del Concilio, fece pensare a molti che anche la Chiesa Cattolica sarebbe entrata in breve tempo nel CEC, cosa però che non avvenne e non è ancora avvenuta. Tuttavia le relazioni tra la Chiesa Cattolica e il CEC sono andate sempre più sviluppandosi, principalmente con la Costituzione di commissioni comuni impegnate nello studio di aspetti specifici dell'ecumenismo.
7. L’ecumenismo non è una questione che riguarda solo gli esperti
Il decreto conciliare Unitatis redintegratio sottolinea quanto l’impegno ecumenico riguarda l’intera compagine cattolica. Il documento afferma che «la sollecitudine di instaurare l’unione riguarda tutta la Chiesa, sia i fedeli sia i pastori, e tocca ognuno secondo la propria capacità, tanto nella vita cristiana di ogni giorno quanto nelle ricerche teologiche e storiche» (UR, 5). I cristiani per esprimere vivamente quella unione con la quale sono già uniti tra loro hanno bisogno di una formazione ecumenica che permetta di risvegliare la propria identità cattolica, che costituisce il punto di partenza di ogni azione ecumenica, e permetta la conoscenza degli altri, indispensabile strumento per instaurare il dialogo. Una terza esigenza di tale formazione è il raggiungimento di una concezione del dialogo sostanzialmente corretta. Il rischio infatti è quello di cadere in un dialogo che cela lo spirito di relativismo, indifferentismo, spirito largamente diffuso nella nostra civiltà. Il vero dialogo ecumenico deve essere un dialogo nella carità e nella verità.
Gli ambiti nei quali i fedeli laici hanno un ruolo fondamentale sono: l’educazione dei figli alla tolleranza e al rispetto degli altri e delle loro opinioni, oltreché a opzioni spirituali di riconciliazione e di pace.Ogni luogo dove esiste vita sociale e culturale è una ottima occasione di azione ecumenica. È da privilegiare lo studio comune delle questioni sociali ed etiche. Un caso tipico per l’impegno dei laici è poi quello dei matrimoni misti. Anche se molto difficili posso essere motivo di arricchimento per il movimento ecumenico. La preghiera in comune è infine il motere di propulsione dell’ecumenismo: la conversione del cuore, la santità di vita insieme alla preghiera privata e pubblica, sono da ritenersi l’anima di tutto il movimento ecumenico.
L’ecumenismo coinvolge anche noi. A Spinazzola sono presenti oltre ad alcune persone islamiche, moltissimi cristiani di confessione ortodossa, si pensi alla massiccia presenza delle badanti, quasi tutte di nazionalità rumena, quasi tutte ortodosse e moltissime con famiglie appresso. La loro presenza tra noi sembra quasi compensare il vuoto creato da tanti spinazzolesi che hanno abbandonato l’amata città natale per trovare lavoro in altri luoghi. Consideriamo anche il fatto che cresce il numero dei matrimoni misti, senza considerare le convivenze. Ormai fanno gli ortodossi fanno parte del nostro tessuto sociale, vivono con noi, nelle nostre case, si intrattengono sulle nostre piazze e lavorano con noi. Questo significa che non possiamo esimerci di condividere con loro anche la nostra fede.