6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
| Una polis da amare |
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Un assillo sempre ci rincorre: quello di impelagarci nei luoghi comuni, da tutti unanimemente deprecati ma spesso e volentieri visitati.
Un assillo sempre ci rincorre: quello di impelagarci nei luoghi comuni, da tutti unanimemente deprecati ma spesso e volentieri visitati.Certe volte però è come se non se ne potesse proprio fare a meno. Un’infinita riserva di tali luoghi è quella del giudizio comune intorno alla politica. Basta pensarci un poco, e giù con le accalorate invettive contro la corruzione, l’opportunismo, la litigiosità, l’inconcludenza, l’incompetenza, il magna-magna dei nostri politici. Tutti luoghi comuni, appunto, che ci piacerebbe respingere sdegnosamente, ma che invece nostro malgrado non possiamo che dover sottoscrivere. O almeno, esempi luminosi di abnegazione disinteressata, di civico sacrificio, di competizione leale e costruttiva per il meglio, non è che se ne possano contare a iosa. Ma è inutile anche discettarne più di tanto: non serve essere dei fini intenditori per dover finire ad ammetterlo sconsolatamente, è sufficiente infatti accendere una qualunque sera (ma va bene qualsiasi altro momento della giornata) il televisore, e ineluttabilmente si incapperà in qualche talk-show o telegiornale (ma anche qui bisogna dire che va bene quasi qualunque altro genere di trasmissione, dalle ricette di mezzogiorno alla gara di ballo, tanto il confine tra “dibattito” politico e varietà è ormai così evanescente), dove i politici di turno (con delle presenze, però, - come dire – più ricorrenti), misti ad umanità varia (solitamente accomunata dalla totale estraneità all’argomento di cui si “discute”), stanno lì a scambiarsi fraternamente tutto un repertorio di insulti, urla, accuse di nefandezze inaudite assortite, che ormai ci si è così abituati che sembra che recitino sempre lo stesso copione. Non ci stupiamo più di nulla. E d’altra parte ci si aspetta anche poco, da gente che, in un mondo in cui ormai si sa tutto di tutti, difficilmente potrebbe onestamente ostentare virtù pubbliche subito miseramente contraddette da vizi privati. D’altronde si potrebbe dire che nihil novi sub sole. Le magagne sono sempre esistite, si dice di solito a parziale consolazione. È vero: basti pensare a tanti esempi anche nelle antiche e celebrate democrazie ateniese e della Roma repubblicana. C’è stato certamente di peggio. Ma c’è stato soprattutto molto di meglio. Ci sono stati uomini e donne che della passione per la polis e per il suo bene hanno fatto una ragione fondamentale della loro esistenza, fino a volte a dare la vita per essa. Oggi, più che dare, dalla polis si prende, spesso per interessi inconfessabili. La politica, nell’opinione comune, è irrimediabilmente una cosa sporca. Eppure, quello dell’impegno per il bene della comunità è anche un tipico impegno cristiano. Molto spesso nel nostro Paese si accusa la Chiesa di inopportuna ingerenza negli affari dello stato laico. Di voler condizionare in senso confessionale l’autonoma esistenza di questo. Non so se la Chiesa, o meglio chi la rappresenta ad “alto livello”, scelga sempre il modo migliore per intervenire sui problemi del Paese. Fatto sta che, come recita l’efficacissima formula della Didachè, i cristiani sono nel mondo, ma non del mondo. Ma sono… nel mondo! Ed è in questo mondo (e non… nell’altro!) che sono chiamati a manifestare la propria fede e ad orientarne il cammino alla luce della stessa fede, per quanto è loro possibile. Nel rispetto della pluralità, al riparo da ogni integralismo, nel rispetto anche delle leggi legittime e giuste (attenzione: non di qualunque legge, ma questo è un altro discorso), con il dialogo e realismo, ma anche nella chiarezza e nella coerenza, con quella cristiana parresia, di cui parla san Paolo, quella franchezza umile e forte che è in ultima istanza fondata sul vangelo. Non è idealismo. È invece una possibilità, altrimenti dovremmo concludere che lo stesso vangelo di Cristo lo è (nient’altro che una bella utopia), e che il regno di giustizia e di pace che esso continua a seminare sulla terra non potrà mai germogliare veramente su di essa. Gli esempi che abbiamo sotto gli occhi non ci incoraggiano molto, lo sappiamo. Ma c’è stato chi ci ha creduto. In questi giorni mi veniva, come per contrasto con l’attualità, la figura singolarissima eppure… vera di Giorgio La Pira, l’inimitabile sindaco di Firenze che, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, fece della sua attività politica una vera e propria missione a servizio dell’Italia, di Firenze e del mondo. Una persona oggi forse poco conosciuta, ma già in vita piuttosto scomoda. Una vita secondo il vangelo non è d’altra parte una vita tranquilla e necessariamente pacifica. Anzi… Ma niente riuscì a scalfire in quest’uomo la convinzione, direi la fede profonda, di dover essere cristiano fino in fondo come politico, e non in altro modo. Un illuso? Non resta poi niente di lui? Forse. O forse uno che aveva capito di non poter essere nel mondo come discepolo di Cristo tirandosene fuori, lavandosene le mani, limitandosi a giudicarlo. In fondo è una specie di riflesso dell’incarnazione di Gesù. Anche Dio poteva restarsene nell’eterno senza compromettersi troppo nelle faccende di questo “sporco” mondo. Ma lo ha fatto.
fr. Massimo Ruggiero
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Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì