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Commento al Vangelo di Domenica 05 Settembre 2010 PDF Stampa E-mail

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore


Commento a cura di P. Nicola Rosa

Il Vangelo della XXIII domenica del Tempo Ordinario  (Lc 14,25-33) ci pone sul cammino che Gesù sta percorrendo verso Gerusalemme. L’evangelista ci dice che era una folla numerosa ad andare con Gesù e questi “si voltò”: rivolse lo sguardo verso di loro e gli indicò il significato di fare la scelta di “seguirlo”. Innanzitutto è una scelta che richiede “radicalità” non può essere una scelta motivata dall’emozione, o dal, come a volte ci esprimiamo: “quando mi sento”. Gesù non ha mai indicato o scelto le mezze misure. Francesco d’Assisi nel suo percorso di ricerca quando comprese l’unicità di Cristo disse: “questo io cerco, questo io voglio, questo io desidero ardentemente di fare” per sempre. Così come l’amore tra un uomo e una donna, consacrato dalla benedizione di Dio, è un amore totale, unico e indissolubile, per sempre. Gesù, dicendo, a chi vuol andare dietro di Lui: “non mi ama più di quanto ami…” richiama al senso dell’adesione personale del discepolo, disposto a giocarsi tutto, non in un rigido rifiuto degli affetti familiari, ma nella scelta dell’unica realtà che ha una qualità assoluta, così come già dal Decalogo veniva indicato: “Io sono Dio e non ce né un’altro” amandolo con tutto se stessi, con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente. Le due parabole della costruzione della torre e della battaglia invitano ad essere consapevoli della posta in gioco nel seguire Gesù. Una scelta fatta con discernimento, non presi dall’euforia, no fatta a cuor leggero, ma guidati dalla Sapienza del cuore, che dobbiamo saper chiedere a Dio, non fatta di calcoli matematici per valutare il proprio tornaconto ma nella capacità di non anteporre alcuna cosa al Regno di Dio. Oggi uno dei rischi che corrono i cristiani e le comunità cristiane è quello di abbassare il tono della nostra adesione al Signore, di annacquare la nostra fede in un indistinti buonismo. La Parola di verità che è vita ci esorta ad essere cristiani che “credono” nel Vangelo e ad essere disposti ad saper essere “martiri” a partire dal nostro quotidiano, dalla ferialità della nostra vissuto, nella coerenza della nostra vita.

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