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Adorazione della croce [2005] PDF Stampa E-mail

"… vegliate e pregate". (Mt. 26,40)
ADORAZIONE DELLA CROCE

 

Lett.: Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare". Gesù gli rispose: "Quando pregate, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliene chiediate... Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia. Poi disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego..." Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano e disse: "Così non siete capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate…

 

Coro: Restate qui e vegliate con me: vegliate e pregate, vegliate e pregate...

 

Un giovane: Signore Gesù, noi abbiamo lasciato ogni cosa, ogni impegno o distrazione per stare qui con Te. Abbiamo rinunciato al divertimento che ci assicura lo sballo, per stare un'ora sola con te, per entrare in profonda intimità con la tua Parola. In cambio di tutto ciò, tu cosa ci offri? Cosa ci proponi di grande e di affascinante a tal punto da provocare non solo la nostra curiosità, ma soprattutto la nostra vita?

 

Lett.: Un giorno un giovane si avvicinò a Gesù e gli disse: "Maestro, che cosa devo fare per avere la felicità?" Egli rispose: "Se vuoi essere felice, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi". Udito questo, il giovane se ne andò triste, perché era soffocato dalle sue ricchezze.

E il suo cuore conobbe un sentimento che prima non aveva mai provato: l'inquietudine.

 

Canto: In te Signor riposa l’anima mia:

da te la mia salvezza.

Sì, solo in Dio riposa la mia vita,

si riposa in lui.

 

Cel.: Dice il Signore: "Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più dei cibo e il corpo più dei vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non semi­nano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?... E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli dei campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che og­gi c'è e domani verrà gettata nel fuoco, non farà assai più per voi? Non affannatevi dunque accumulando tesori sulla terra, dove la ruggine consuma... Accumulatevi invece tesori nel cie­lo. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

 

Un giovane: Già il mio cuore. Non so davvero dove sia, se al settimo cie­lo o nelle profondità della terra. Vorrei tanto andare dove mi porta il mio cuore, perché so che il mio cuore mi porta a Te.

 

Preghiera corale: (a cori alterni)

 

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

 

Ti sono note tutte le mie vie;

la mia parola non è ancora sulla lingua

e tu, Signore, già la conosci tutta.

 

Alle spalle e di fronte mi circondi

poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,

troppo alta, e io non la comprendo.

 

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, tu sei,

se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora

per abitare all'estremità del mare,

anche mi guida la tua mano

mi afferra la tua destra.

 

Se dico: "almeno l'oscurità mi copra

e intorno a me sia la notte",

nemmeno le tenebre per te sono oscure,

e la notte è chiara come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.

 

Sei tu che hai creato le mie viscere

e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;

sono stupende le tue opere,

tu mi conosci fino in fondo.

 

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivi formato nel segreto,

intessuto nelle profondità della terra.

 

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati,

quando ancora non ne esisteva uno.

 

Quando profondi per me i tuoi pensieri,

quanto grande il loro numero, o Dio;

se li conto sono più della sabbia,

se li credo finiti, con te sono ancora.

 

Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri:

vedi se percorro una via di menzogna

e guidami sulla via della vita.

 

Canto: Te al centro del mio cuore

Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore

Di trovare te, di stare insieme a te

Unico riferimento del mio andare

Unica ragione tu, unico sostegno tu,

al centro del mio cuore ci sei solo tu.

 

Tutto ruota attorno a te, in funzione di te,

e poi non importa il come il dove e il se.

 

Anche il cielo gira intorno e non ha pace,

ma c'è un punto fermo è quella stella là,

la stella polare è fisa ed è la sola,

la stella polare tu, la stella sicura tu

al centro del mio cuore ci sei solo tu.

 

Che tu splenda sempre al centro del mio cuore,

il significato allora sarai tu,

quello che farò sarà soltanto amore,

unico sostegno tu, la stella sicura tu

al centro del mio cuore ci sei solo tu.

 

Un giovane: Guidami sulla via della vita. Ti ho sempre chiesto, Signore, di indicarmi la via che mi apre alla vera vita. Ho mosso i miei passi seguendo le orme del tuo passaggio, ho sfidato la folla dei pensieri e di chi ostacolava la mia ricerca di te. Ho ­percorso strade irte di difficoltà, tutte in salita; ho sperimen­tato la caduta, mi sono rialzato e sono ricaduto. Ho incon­trato e, tante volte abbandonato, una madre, la Chiesa, c­he ha asciugato il sudore dalla mia fronte e il mio volto si è impresso non sul sudario della compassione, ma nel cuore pieno di passione per me. Nel mio cammino in cerca di te, ­mi sono lasciato sedurre da chi continuamente vuole giocare a dadi per dividersi la tunica della mia giovane esistenza.

Non l'hanno ancora lacerata. Ti ho cercato e improvvisamen­te ti ho trovato. Ho avuto il coraggio di sollevare lo sguardo e ho visto te, sulla Croce. In un primo momento ho provato smarrimento, fallimento, delusione. Speravo che fossi tu a liberarmi, ma eccoti inchiodato sul legno della sconfitta. Dopo tanto cercare e desiderare, pensarti lì, solo su quel legno, ho ­detto: "ogni uomo è inganno!".

 

Cel. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Tutti vol­geranno lo sguardo a me, confitto, ma non sconfitto, piagato, ma non piegato. Perché solo così riesco a farti comprendere le parole che ti dicevo lungo il cammino della vita: C­hi vuoi seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e misegua. La Croce non è condanna, ma è parola forte, che comunica una grande verità: Nessuno ha un amore più grande di chi sa donare la vita per i propri amici. E tu sei mio amico. Del resto, non ti chiedo di credermi per le cose che dico; guardami e dimmi se non sono sincero con te. lo ti amo e te lo sto dimostrando e voglio liberarti dal peccato che rende mediocre e meschina la tua vita.

Tutti Liberaci, Signore!

E nel tuo amore rinnova la nostra esistenza.

Gesto: Tutti scrivono la loro intenzione di preghiera su un foglietto e si avvicinano alla Croce,  bruciando il foglio con la preghier­a insieme a un po’ di incenso.

Coro: Per crucem et passionem tuam. Libera nos, Domine.

Per sanctam resurrectionem tua. Libera nos, Domine.

 

Lett. Dice il Signore: Quando pregate non sprecate parole, ma chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, perché, chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto perché il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano.

 

Coro: Ascolta, Signor, la mia preghiera:

quando ti chiamo rispondimi.

Ascolta, Signor, la mia preghiera.

Vieni, ascoltami.

 

-                 Per i giovani della nostra Parrocchia: siano raggiunti dallo sguardo di Cristo, che li trasforma e li chiama a conver­sione.

 

-                 Per quanti vivono con indifferenza la proposta di fede: ab­biano a conoscere testimoni capaci di comunicare loro la bel­lezza dell'incontro con Cristo.

 

-                 Per quanti inseguendo lo stile del divertimento sfrenato, han­no perso la vita: siano con te Signore nel tuo regno.

 

-                 Per la comunità ecclesiale: sia più coraggiosa nell'annunciare il Vangelo di Cristo, che è esigente ma al tempo stesso affa­scinante.

 

-                 Per gli adulti: abbiano maggior fiducia dei giovani e li consi­derino non tanto come problema da affrontare, ma come ri­sorsa da investire.

 

(Altre preghiere spontanee)

Lett. Ed ecco in quello stesso giorno due giovani erano in cammi­no per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalem­me, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ed egli disse: "Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cam­mino?". Uno di loro gli disse: "Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che è accaduto in questi giorni?". Domandò: "Che cosa?". Gli risposero:“Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sa­cerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condan­nare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fos­se lui a liberare Israele.

Ed egli disse loro: "Sciocchi e tar­di cuore nel credere alle parole dei profeti. Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nel sua gloria?". E spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino".

 

Un giovane:Il nostro incontro con te, Signore, è stato reso possibile solo perché tu ci hai chiesto di restare qui, di vegliare con te e di pregare. Hai liberato il nostro cuore e lo hai reso pronto per te, solo per te. Quando ci hai parlato, soprattutto d'amore, il nostro cuore ardeva nel petto. Ma ora siamo noi  a chiederti di restare, perché la tua presenza è pace intima, è una sensazione che ora non sappiamo spiegarti, ma resta con noi, perché senza di te la vita è notte e noi, ancora una volta, ci troviamo a brancolare nelle tenebre della menzogna. Sì, resta con noi, Signore, non ci lasciare, e la vita più vera, più vera sarà.

 

Canto:

Le ombre si distendono,

scende ormai la sera

e s'allontanano dietro i monti

i riflessi di un giorno che non finirà,

di un giorno che ora correrà sempre,

perché sappiamo che una nuova vita

da qui è partita e mai più si fermerà.

 

Resta qui con noi, il sole scende già,

resta qui con noi, Signore è sera ormai.

resta qui con noi, il sole scende già

se tu sei con noi, la notte non verrà.

 

S'allarga verso il mare

il tuo cerchio d'onda

che il vento spingerà fino a quando

giungerà ai confini di ogni cuore,

alle porte dell'amore vero.

Come una fiamma che dove passa brucia,

così il tuo amore tutto il mondo invaderà.

 

Davanti a noi l'umanità

lotta, soffre a spera

come una terra che nell'arsura

chiede l'acqua da un cielo senza nuvole,

ma che sempre le può dare vita.

Con te saremo sorgente d'acqua pura,

con te fra noi il deserto fiorirà.

 

Un giovane: Ora Signore ti abbiamo ritrovato. Ma le tue parole sono dure, e il loro significato impone dure scelte. Insegnaci Signore come portare la croce, perché possiamo testimoniarti attraverso le opere e ci facciamo segno del tuo amore.

 

Cel.  Portare la croce è amare. Amate dunque i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. Ci è riuscito P. Ottorino Maule:

 

Testimonianza: p. Ottorino Maule

L'ha messo in conto il martirio, p. Maule. Così scrive: "In marzo, in un momento particolare di tensione e di pericolo il governo italiano ci invitava a rientrare in patria. Alla radio del Burundi avevano parlato di questo invito. Immaginate l'allarme che la notizia aveva portato tra la nostra gente! Gli ho risposto: noi abbiamo deciso di restare con voi! Dovreste aver visto il sorriso e la gioia sul loro volto". Quando p. Maule ad una lettera dei superiori intravede la prospettiva di tornare in Italia così dice: "Mi sento completamente estraneo, abituato come sono a problemi più semplici, a esprimermi in un linguaggio abbordabile per i nostri semplici cristiani... e siccome non ho bisogno dì aggiungere croci a quelle che ho già, cerco di continuare il lavoro come non ci fosse nulla che lo interromperà". La croce gli arriva addosso nell'aprile del 1979. Deve tornare in Italia. Obbedisce. Nel 1984 viene eletto Superiore Regionale in Italia. Esaurito il mandato, il 26 Aprile 1990 è destinato di nuovo alla missione in Burundi. Alla domanda del giornalista: perché torna in missione alla sua età? Egli risponde: "Nella Chiesa ci sono tante vocazioni. La mia è quella di partire, di testimoniare tra quelle popolazioni l'amore di Cristo, vivendo con loro, condividendo gioie e sofferenze". "Abbiamo deciso di restare con voi!" - dirà al ragazzo burundese quattro anni dopo. Ecco perché: per fedeltà. Fino alla morte, fino al martirio, se necessario. Dopo qualche anno si chiede la sua espulsione, ma non succede nulla e torna la calma. L'eventualità di una qualche vendetta contro di lui c'era, ma lui ci scherzava sopra. P. Modesto ricorda: "Eravamo d'accordo che se questo fosse successo si preferiva essere sepolti poveramente come i burundesi". Ma perché tanto odio contro p. Maule? Perché accanirsi contro un profeta della pace? Ma non può che essere così: prendere sul serio il Vangelo in una terra come quella vuoi dire finire, prima o poi, nel mirino dei signori della guerra. L'ha detto chiaro Gesù ai discepoli: "Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi". "Abbiamo deciso di rimanere con voi!". La scelta è fatta. P. Maule sa di essere in pericolo. All'amico don Marangone che lo avverte: "Guarda che non te la perdoneranno mai, il male può essere perdonato, ma non c'è perdono per il bene che hai fatto e la verità che difendi", egli risponde: "Quando sentirai che mi hanno ucciso, dirai un requiem per me". Mancavano appena due mesi al martirio. E tanti hanno pregato per lui. Forse, chissà, il suo sangue porterà la pace. Sarà la sua vittoria. Come diceva il Conforti: "E voi pure, vinti in apparenza, sarete alla fine vincitori". Adesso p. Ottorino con p. Aldo e Catina, è sepolto davanti alla Chiesa. "Abbiamo deciso di restare con voi". è stato di parola.

 

Canto:Niente ti turbi, niente ti spaventi: chi ha Dio niente gli manca.

Niente ti turbi, niente ti spaventi: solo Dio basta.

 

Cel.  Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. P.  Caio Rastelli e  P. Mario Veronesi sono stati fedeli alla mia parola:

 

Testimonianza: p. Caio Rastelli

Padre Caio imparò a vedere la miseria, a sentire la fame nelle sue viscere... a logorarsi dal dolore per  non poter far nulla o assai poco per salvare delle vite: "I cristiani... ora vengono definitivamente alla Chiesa anche di lontano con stenti inauditi..- poi rassegnati, si rintanano nelle loro case aspettando che la fame, come una fiamma, venga finalmente a consumarli". A Pechino era scoppiata la guerra: numerosi rivoluzionari fanatici si erano scatenati contro i bianchi, che ritenevano invasori della loro terra. Erano i Boxers. Ciò che trovarono, appena rientrati nel territorio della missione, li colpì al cuore: sette sacerdoti cinesi uccisi, 1500-2000 cristiani massacrati, chiese e residenze distrutte, case dei cristiani date alle fiamme e interi villaggi rasi al suolo. P. Caio morì il 28 febbraio 1901 a Taianfù. Aveva 29 anni. I cristiani lo ricordano quale modello di santo missionario; al vederlo pregare non si poteva non sentirsi stimolati ad imitarne gli esempi. Se non riportò la corona del martirio, ne ebbe certamente il merito.

 

Testimonianza: p. Mario Veronesi

 

Il 17 settembre 1933 quattrocento giovani di Rovereto portano sulla cima del monte "Stivo" una grande croce di ferro per celebrare il diciannovesimo centenario della Redenzione. Tra i portatori c'è il ventenne Mario Veronesi. Forse non lo sa, ma quello sarà il suo compito: portare la croce con gli altri e per gli altri, scalare la montagna della povertà, della fame, dell'egoismo. A quarant'anni Mario Veronesi lascia i suoi monti trentini per una terra lontana e sconosciuta: Bangladesh. Si getta in tante azioni concrete per aiutare i poveri: cooperative, piccole industrie, artigianato. Nel confessare le sue difficoltà davanti ai grandi bisogni dei poveri dice: "Mi sono accorto di avere il cuore troppo tenero. Mi lascio commuovere subito e, non potendo dare ci soffro. È una croce anche questa. Me l'ha data il Signore e devo portarla". Nel 1970 scoppia la rivolta del popolo bengalese contro l'esercito pachistano. I soldati fanno strage di uomini, donne e bambini. Tra le vittime di quella guerra civile c'è p. Mario Veronesi. Accadde il 4 aprile 1971. Lui è lì che aiuta come può quella povera gente sofferente. Arrivano dei soldati. Se li trova davanti, spalanca le braccia e una pallottola lo colpisce al petto. Cade riverso nel suo sangue, le braccia aperte, come Cristo in croce. Se ne va così all'inizio della settimana santa. Crocifisso per i suoi poveri. Ha 58 anni, 28 di vita religiosa, 19 di missione in Bangladesh.

 

Canto:Niente ti turbi, niente ti spaventi: chi ha Dio niente gli manca.

Niente ti turbi, niente ti spaventi: solo Dio basta.

 

Cel.  Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Eccovi la semplicità di P. Salvatore Deiana

 

Testimonianza: p. Salvatore Deiana

 

Il 27 novembre 1988 ad Ardauli arriva don Erwin Krautler: il vescovo coraggioso è andato sulla tomba di Tore, nella sua casa a dir grazie alla sua famiglia, e nella chiesa parrocchiale dove celebra la messa. Confessa che l'hanno colpito quelle parole della mamma: "Non capisco, ma sia benedetto il Signore". Racconta l'ultimo viaggio, per raggiungere i poveri contadini che reclamano i loro diritti: "Volevamo celebrare una messa insieme a questa gente sacrificata ma resistente, con le mani incallite e con il volto bruciato dal sole. Ma la messa in quel giorno ha avuto un rito differente. Non sono state le parole pronunciate davanti all'altare, il corpo di Gesù ed il sangue sacramentale presenti sotto le specie dei pane e dei vino. Il rito crudele è stato il corpo offerto ed il sangue versato di padre Tore come ultima espressione del suo amore e del suo dono a quella gente che ha voluto servire da quando è partito dalla Sardegna. Adesso ha mescolato il suo sangue con il sangue del Signore ed il suo ultimo messaggio non è più stato una parola parlata, ma il corpo inclinato dentro i rottami dell'auto, il volto insanguinato. Così p. Tore è morto. Il Signore ha voluto il sacrificio della vita di chi tanto amava la vita. "Non capisco, ma sia benedetto il Signore". Le cause misteriose del disastro sono coperte da un silenzio tombale... Soltanto Dio sa tutto e giudicherà i criminali. "Non capisco, ma sia benedetto il Signore!". I cammini del Signore non li capiremo mai, la croce non la capiamo. La croce non si capisce, la croce si contempla e si accetta... La croce è sempre frutto di grazia e cammino verso la risurrezione. non la capiamo, ma sia benedetto il Signore! Non capiamo perché Tore abbia tolto il piede dall'acceleratore tanto presto. Ma a Dio è piaciuto così.

 

Adorazione personale della croce

 

Cel.  Carissimi, insieme abbiamo vissuto un incontro di grande e profonda intimità con Cristo e, attorno alla sua Croce, gli ab­biamo confidato i sentimenti più belli, le domande più vere e i desideri più autentici. Abbiamo sperimentato la dolcezza dell'amicizia di Cristo. Egli ci ha attirati a sé, ci ha afferrati ed ora sentiamo forte il desiderio di Lui. Facendomi carico delle vostre domande, anch'io mi rivolgo al Signore chieden­dogli se è mai possibile che tutto ciò duri un attimo, un istante, quando invece dovrebbe durare per tutta la vita. Vorremmo stare sempre con Lui, perché oggi abbiamo speri­mentato ciò che Pietro, Giacomo e Giovanni hanno vissuto sul Tabor della trasfigurazione quando hanno detto: “Signore, è bel­lo per noi stare qui. Vorremmo trattenerti sempre con noi, Si­gnore”. Ma sappiamo che ci sono tanti amici che attendono e invocano la tua presenza. È l'ora dell'arrivederci, e come i di­scepoli di Emmaus anche noi ora ripartiamo senza indugio e facciamo ritorno negli ambienti della nostra vita, dove trove­remo non Undici ma tantissimi altri giovani a cui riferiremo ciò che è accaduto in questo giorno e come ti abbiamo ri­conosciuto quando hai parlato al nostro cuore.

Andate, cari giovani, e siate gioia per gli altri.

Canto: Laudate omnes gentes, laudate Dominum.

Laudate omnes gentes, laudate Dominum.

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