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EREDI DI UN GRANDE PATRIMONIO DI FEDE E DI CULTURA PDF Stampa E-mail

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA

1.    Tempo di raccoglimento e di silenzio

2.    Canto d'inizio

Si scelga uno degli inni del tempo di Pasqua oppure, ad esempio,

Chiesa di Dio (CP 104) o Nobile santa Chiesa (CP 186).

3.    Saluto e monizione

Presidente Nel nome del Padre e del Figlio

e dello Spirito Santo.

Tutti Amen.

P. Il Signore che guida i nostri cuori

nell'amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi.

T. E con il tuo spirito.

P. Convocati come assemblea del popolo di Dio, riconosciamo, fratelli e so­relle, che ogni bene viene da Dio. Facendo memoria del grande patrimonio di fede e di cultura di cui siamo eredi, rendiamo grazie a Dio per impegnarci nella te­stimonianza del vangelo per il bene del nostro paese.

 

4.    Orazione

P. Preghiamo.

Padre santo, dispensatore di ogni bene, ricevi l'umile ringraziamento per i tuoi benefici;

all'ombra delle tue ali preservaci da ogni pericolo

e donaci sapienza, serenità e salute. Per Cristo nostro Signore.

T.  Amen.

 

Oppure:

P. La tua misericordia, o Dio, non conosce limiti e infinito è il tesoro della tua bontà;

noi ti rendiamo grazie per i doni ricevuti e supplichiamo la tua paterna clemenza:

tu che esaudisci sempre le preghiere degli umili, non abbandonarci mai

e guidaci al possesso dei beni eterni.

Per Cristo nostro Signore.

 

T.  Amen.

U.

5. Lettura biblica Dt 6~4-9.20-25

Dal libro del Deuteronomio

Il     Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi

In quei giorni, Mosè parlò al popolo dicendo: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.

Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quanto ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che signifi­cano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha dato?, tu risponderai a tuo figlio:

Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore nostro Dio così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore Dio nostro, come ci ha ordinato”.

 

Parola di Dio.

 

Oppure:      Di 8,1-6

6. Salmo responsoriale Sai 32,10-15

Rit. Beata la nazione in cui Dio è il Signore.

Il Signore annulla i disegni delle nazioni,

rende vani i progetti dei popoli.

Ma il piano del Signore sussiste per sempre,

I pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.

 

Beata la nazione il cui Dio è il Signore,

il popolo che si è scelto come erede.

Il Signore guarda dal cielo, egli vede tutti gli uomini. .

 

Dal luogo della sua dimora

scruta tutti gli abitanti della terra,

lui che, solo, ha plasmato il loro cuore

e comprende tutte le loro opere. ~.

7. Vangelo Lc 24,35-48

+     Dal vangelo secondo Luca

Aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture

In quel tempo, i discepoli [di Emmaus] riferirono ciò che, era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona ap­parve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Stupiti e spaven­tati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guar­date le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò da­vanti a loro. Poi disse: “Sono queste le parole che vi dicevo quan­do ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scrit­te su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”.

Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, comin­ciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni”.

 

Parola del Signore.

 

  1. 8. Omelia
  2. 9.

Silenzio di meditazione

Testi di commento

Dalla lettera del santo padre Giovanni Paolo lI ai vescovi italiani (6 gennaio 1994), n. 1~

L'attuale momento storico, segnato da eventi di singolare rile­vanza sociale, costituisce anche per i cattolici italiani un forte richia­mo alla decisione ed all'impegno. Consapevole delle formidabili sfi­de che emergono dai “segni dei tempi”, come vescovo di Roma mi rivolgo con profondo affetto a voi, vescovi delle Chiese che sono nella penisola e nelle isole, vescovi del nord, del centro e del sud d'Italia, per condividere preoccupazioni e speranze e, in particola­re, per rendere testimonianza a quell'eredità di valori umani e cri­stiani che rappresenta il patrimonio più prezioso del popolo italiano. Questa eredità ho voluto ricordare in occasione del messaggio na­talizio al mondo e su di essa è nostro dovere soffermarci a riflettere in prossimità ormai della fine del secondo millennio.

Si tratta, innanzitutto, dell'eredità della fede, qui suscitata dalla predicazione apostolica fin dai primissimi anni dell'era cristiana e presto avvalorata dall'effusione del sangue di numerosissimi mar­tiri. Il seme sparso da Pietro e da Paolo e dai loro discepoli ha messo profonde radici nell'animo delle popolazioni di questa ter­ra, favorendone il progresso anche civile e suscitando fra di esse nuovi e fecondi vincoli di coesione e di collaborazione.

Si tratta, poi, dell'eredità della cultura, fiorita su quel comune ceppo nel corso delle generazioni. Quali tesori di conoscenze, di intuizioni, di esperienze sono venuti accumulandosi anche grazie alla fede e si sono poi espressi nella letteratura, nell'arte, nelle ini­ziative umanitarie, nelle istituzioni giuridiche e in tutto quel tessuto vivo di usi e costumi che forma l'anima più vera del popolo! E una ricchezza a cui si guarda c9n ammirazione e, potremmo dire, con invidia da ogni parte del mondo. Gli italiani di oggi non possono non esserne consapevoli e fieri.

Si tratta, infine, dell'eredità dell'unità, che, anche al di là delle sua specifica configurazione politica, maturata nel corso del seco­lo XIX, è profondamente radicata nella coscienza degli italiani che, in forza della lingua, delle vicende storiche, della comune fede e cultura, si sono sempre sentiti parte integrante di un unico popolo. Questa unità si misura non sugli anni, ma su lunghi secoli di storia.

 

Dall'omelie di Giovanni Paolo Il alla celebrazione eucaristica con i vescovi del Consiglio permanente presso la tomba dell'apostolo Pietro (15 marzo 1994), n. 9.

Venerati Fratelli, saliamo ora all'altare. Saliamo per deporre i doni che abbiamo ricevuto da Dio: “Benedictus es, Domine, Deus

universi, quia de tua largitate accepimus panem, quem tibi offerimus..... offerimus fructum vitis”. Pane e vino, igrandisimbolieucari­stici, in cui è contenuto tutto ciò che l'uomo ha ricevuto da Dio, ciò che egli deve anche al lavoro delle proprie mani, della propria men­te, quanto è eredità di intere generazioni. Questi simboli sono per noi oggi l'espressione di quanto l'Italia con il suo popolo cristiano, dalle Alpi alla Sicilia, ha rappresentato attraverso i secoli per la Chie­sa e per il mondo. Questo popolo, con la sua tradizione mediterra­nea, e con le sue ascendenze greco-romane, questo popolo protagonista di eventi di carattere decisivo per la storia umana, sta davan­ti a noi. Ogni sua vicenda noi portiamo e presentiamo sull'altare, do­mandando che diventi per noi pane di vita (panis vitae), che diventi nell'eucaristia una nuova bevanda (potus spiritualis). Proprio questa è la grande preghiera per l'Italia e con l'Italia. Presentiamo come of­ferta tutti i frutti dello spirito umano, nei quali si sono espressi il lavo­ro e la creatività, la cultura e la sofferenza dei figli e delle figlie di que­sta terra. Preghiamo, in modo particolare, per gli attuali figli e figlie dell'Italia, perché diventino degni di una così significativa eredità, e sappiano esprimerla nella loro vita presente individuale, familiare e sociale, nell'economia e nella politica.

 

9.    Segno liturgico

L'assemblea può essere invitata ad accostarsi al cero pasquale acce­so e a cantare con un'acclamazione pasquale (ad esempio Alle­luia).

Oppure: tutti inprocessione si accostano al cero pasquale e ti ac­cendono una candela, che poi terranno in mano per i momenti suc­cessivi della preghiera. Durante il compimento del segno, si può cantare uno degli inni di Pasqua.

10.  Preghiera dei fedeli

P. Innalziamo a Dio, giusto e santo, la preghiera unani­me per il bene della nostra comunità nazionale e di tutti i suoi membri.

Interceda per noi Maria, Vergine e Madre, insieme con tutti i santi della nostra terra.

  1. Proteggi il tuo popolo, Signore.

Lett. Per la nostra Italia, perché fedele alla sua tradizione cristiana, con l'aiuto di san Francesco d'Assisi e di santa Cate­rina da Siena, custodisca i valori che fondano la sua millenaria civiltà, e concorra efficacemente all'edificazione di una vera casa comune nella nuova Europa, pre­ghiamo. ~

-   Per la nostra terra, perché nello sviluppo scientifico e tecnologico non vada perduto il bene di una stabile armonia fra cittadini della stessa patria, fra gli uomini e l'ambiente naturale, fra le creature e Dio creatore e Padre, preghiamo. ~

-   Per coloro che hanno pubbliche responsabilità:

legislatori, governanti, amministratori, tutori della libertà e dell'incolumità dei cittadini, perché, sempre attenti ai bisogni dei più deboli e indi­fesi, promuovano con onestà e saggezza ciò che giova alla crescita di tutto il popolo, preghia­mo. ~

-   Per le comunità cristiane in Italia, perché, accogliendo il patrimonio di fede seminato nella nostra terra dalla predicazione aposto­lica, ne siano degne eredi e ne offrano una viva testimo­nianza nel tempo presente, preghiamo. ~

T. Padre nostro

11.  Preghiera di benedizione

P. Benedetto sei tu, o Dio, nostro Padre, sorgente di speranza e di vita:

da te discende la forza dello Spirito che trasforma la società umana in una vera comunità di uomini liberi; illumina e proteggi, fa' che cittadini e governanti mantengano saldi i fondamenti della civiltà umana e cristiana, di cui si è fatto garante Cristo nostro redentore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

T. Amen

 

13.  Canto finale

Ad esempio Christus vincit (CP 169).

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