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GIUSTIZIA E PACE TRA LE NAZIONI PDF Stampa E-mail

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA

1.    Tempo di raccoglimento e di silenzio

2.    Canto d'inizio

Lo Spirito di Dio (CP 88).

3.    Saluto e monizione

P.    Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

T.    Amen.

P.    La grazia di Dio nostro Padre, la salvezza di Gesù Cri­sto nostra pace e la forza dello Spirito Santo nostra vita, siano con tutti voi.

 

T.    E con il tuo spirito.

 

P.    Fratelli e sorelle, anche in questo tempo estivo ci sentiamo convocati dall'appello alla grande preghiera del popolo italiano, voluta dal santo padre Giovanni Paolo Il. Siamo radunati per meditare sull'esigenza di giustizia e di pace fra tutte le nazioni e per pregare perché i popoli diversi superino le loro divisioni e le tante ingiustizie che affliggono vasta parte dell'uma­nità.

In questo nostro tempo gli incontri tra persone di di­versa nazionalità sono enormemente facilitati e per­mettono di comprendere quanto siano profonde e genuine le aspirazioni di tutti alla giustizia e alla pace e quanto sia assurdo che persistano tante contrappo­sizioni e tante povertà, che umiliano la dignità della persona umana.

Illuminati dalla nostra fede, noi sappiamo che Dio ama tutti come figli e che a tutti gli uomini di buona volontà dona la sua pace. Per questo a lui innalziamo la no­stra supplica.

4.    Orazione

P.                                     Preghiamo.

O Padre, per la tua benevolenza la creazione continua

e sorge il sole sui buoni e sui cattivi:

libera l'uomo dal peccato

che lo separa da te e lo divide in se stesso;

fa' che, nell'armonia interiore creata dallo Spirito, diventiamo operatori di pace

e testimoni del tuo amore.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

T.    Amen.

5. Lettura biblica   Is.15 32,15-18

Dal libro del profeta Isaia

Il                                mio popolo abiterà nella pace

In quel giorno, in noi sarà infuso uno spirito dall'alto; al­lora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà consi­derato una selva.

Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia re­gnerà nel giardino.

Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del diritto una perenne sicurezza.

Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri.

Parola di Dio.

 

Oppure: Is 9,1-6

Gen 1,27-2,13

 

6 Salmo responsoriale            Sai 85, 8; 9; 10; 1142; 1344

 

Rit. Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

Ù

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annunzia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli. ~.

 

La sua salvezza è vicina a chi lo teme

e la sua gloria abiterà la nostra terra. ~.

 

Misericordia e verità s'incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

La verità germoglierà dalla terra

e la giustizia si affaccerà dal cielo. ~.

 

Quando il Signore elargirà il suo bene,

la nostra terra darà il suo frutto.

Davanti a lui camminerà la giustizia

e sulla via dei suoi passi la salvezza. ~.

7. Vangelo Lc 16,19-31

Dal vangelo secondo Luca

Hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro i mali; ora lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: C'era un uomo ric­co, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchet­tava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani veni­vano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel se­no di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.

Stando nell'interno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.

Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e ba­gnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.

Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.

Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: co­loro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costi si può attraversare fino a noi.

E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.

Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti an­drà da loro, si ravvederanno.

Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi.

 

Parola del Signore.

 

Oppure: Lc 1,46-55

Lc 12,15-21

8.    Omelia

Silenzio di meditazione

Testi di commento

Dalla costituzione pastorale Gaudium et spes del concilio ecumeni­co Vaticano Il sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 78

La natura della pace

La pace non è la semplice assenza della guerra, nè può ridur­si al solo rendere stabile l'equilibrio delle forze contrastanti, nè è effetto di una dispotica dominazione, ma essa viene con tutta esattezza definita “opera della giustizia” (Is 32,7). È il frutto del­l'ordine impresso nell'umana società dal suo fondatore e che de­ve essere attuato dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre più perfetta. Poiché infatti il bene comune del ge­nere umano è regolato, ~, nella sua sostanza, dalla legge eterna, ma è soggetto, con il progresso del tempo, per quanto concerne le sue concrete esigenze, a continue variazioni, la pace non è sta­ta mai stabilmente raggiunta, ma è da costruirsi continuamente. Poiché inoltre la volontà umana è labile e ferita per di più dal pec­cato, l'acquisto della pace esige il costante dominio delle passioni di ognuno e la vigilanza della legittima autorità.

Tuttavia questo non basta. Tale pace non si può ottenere sulla terra se non è tutelato il bene delle persone e se gli uomini non possono scambiarsi con fiducia e liberamente le ricchezze del lo­ro animo e del loro ingegno. La ferma volontà di rispettare gli altri uomini e gli altri popoli e la loro dignità, e l'assidua pratica della fratellanza umana sono assolutamente necessarie per la costru­zione della pace. In tal modo la pace è frutto anche dell'amore, il quale va oltre quanto è in grado di assicurare la semplice giustizia.

La pace terrena, che nasce dall'amore del prossimo, è imma­gine ed effetto della pace di Cristo, che promana da Dio Padre. Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo l'unità di tutti

in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l'odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.

Pertanto tutti i cristiani sono pressantemente chiamati a “pra­ticare la verità nell'amore” (Ef 4,15), e a unirsi agli uomini sincera­mente amanti della pace per implorarla e per attuarla.

Mossi dal medesimo Spirito, noi non possiamo non lodare co­loro che, rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro di­ritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla por­tata anche dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudi­zio dei diritti e dei doveri degli altri o della comunità.

Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo, ma in quanto rie­scono, uniti nell'amore, a vincere il peccato, essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina: “Con le lo­ro spade costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popo­lo prenderà più le armi contro un altro popolo, nè si eserciteranno più per la guerra” (Is 2,4).

 

 

Dal trattato L'ideale perfetto del cristiano di san Gregorio di Nis­sa, vescovo (PG 46>259-262)

Abbiamo Cristo che è la nostra pace

“Egli è la nostra pace, colui che ha fatto di due un popolo so­lo” (Ef 2,14). Pensando che Cristo è la pace, noi dimostreremo di portare degnamente il nome di cristiani, se per mezzo di quella pace che è in noi, esprimeremo Cristo con la nostra vita. Egli ucci­se l'inimicizia (cf. Ef 2,16), come dice l'Apostolo. Non dobbiamo dunque assolutamente permettere che essa riprenda vita in noi, ma mostrare chiaramente che è del tutto morta. Non risuscitiamo­la di nuovo dopo che è stata uccisa da Dio per la nostra salute, non adiriamoci a rovina delle nostre anime e non richiamiamo alla memoria le ingiurie subite, non commettiamo l'errore di riportare all'esistenza colei che è fortunatamente estinta.

Siccome possediamo Cristo che è la pace, così uccidiamo l'i­nimicizia per praticare nella nostra vita la fede in lui.

Egli abbatté in se stesso il muro che divideva i due uomini, ne fece uno solo, ristabilendo la pace non soltanto con quelli che ci combattono dal di fuori, ma anche con quelli che suscitano conte­se in noi stessi. Co~ la carne non potrà avere più desideri contrari allo spirito e lo spirito desideri contrari alla carne, ma la prudenza della carne sarà soggetta alla legge divina. Allora, ricostituiti in un uomo nuovo e amante della pace e, da due, fatti un uomo solo, di­venteremo dimora della pace.

La pace è la concordia fra due esseri contrastanti. Quindi ora che è stata eliminata la guerra interna della nostra natura, coltivia­mo in noi la pace, allora noi stessi diverremo pace e dimostreremo che questo appellativo di Cristo è vero e autentico anche in noi.

 

9.    Segno liturgico

 

Si potrebbe proporre un tempo di digiuno di solidarietà, racco­gliendo eventualmente quanto si è risparmiato per devolverlo a una iniziativa di pace.

Ciò può essere accompagnato dall'ascolto di qualche testimonianza di persone che, come volontari o missionari, manifestano il loro impegno nelle terre sconvolte dalla guerra o dalle violenze. Anche l'approfondimento di qualche tematica legata all'educazio­ne alla pace, alla mondialità, alla non-violenza, può trovar posto in un breve spazio della celebrazione.

10.  Preghiera dei fedeli

P.                      Uniamo le nostre voci in una sola preghiera, perché si

realizzi l'ardente attesa di un mondo rinnovato nella verità, nella giustizia e nell'amore.

 

T. Da' libertà e pace ai nostri giorni, o Signore.

Lett. Dio, giusto e misericordioso,

conferma in noi la fede nella vittoria del Cristo sul peccato e sulla morte, perché non ci arrendiamo mai alle forze del male. Noi ti preghiamo. ~.

- Fa' che le immense risorse della terra e dell'ingegno umano

non siano disperse negli sprechi e nelle armi di distruzione e morte, ma utilizzate per sollevare le moltitudini che gemono nella miseria e nella fame. Noi ti preghiamo. ~.

- Tocca il cuore di pietra

di coloro che in ogni parte del mondo opprimono, vendono, uccidono i propri fratelli; accogli con te le vittime innocenti di tutte le stragi e tutti i caduti per la causa della libertà e della giustizia.

Noi ti preghiamo. ~.

 

-                        Fa' che la pace e i giovani camminino insieme,

perché il volto giovane della pace e il volto pacifico dei giovani

siano garanzia di un sicuro domani per l'umanità. Noi ti preghiamo. ~.

- Aiutaci a non nominare invano il nome della pace, per esserne promotori e testimoni

con gesti concreti e coerenti nella quotidianità della vita.

Noi ti preghiamo. ~.

 

-                        Tu che nel patriarca Abramo

hai benedetto tutte le nazioni della terra, fa' che quanti ti riconoscono Creatore e Signore, formino una sola famiglia.

Noi ti preghiamo. ~.

 

11.  Preghiera per l'Italia

Vedi sopra, pp. 17-18

12.  Conclusione

P. Cristo nostro Redentore, che ci ha fatto dono della vera libertà,

vi  renda partecipi dell'eredità eterna.

T. Amen.

P. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio + e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

T. Amen.

 

13.  Canto finale

Cieli e terra nuova (CP 4).

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