6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
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Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? CANTOn. 128 “A te elevo la voce”
Guida: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi.Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Guida: Ai primi stadi della Rivelazione di Dio, la sofferenza personale è concepita come una diretta conseguenza dei peccati personali dell’uomo: si tratta della “retribuzione terrena”. Cioè l’uomo cattivo prima o poi deve pagare con la sofferenza su questa stessa terra il male commesso; l’uomo virtuoso, invece, su questa terra è sempre benedetto da Dio in tutti i beni: salute, prole numerosa, ricchezza ecc. (Breve pausa di riflessione)
Contro questa rigidità apparente dell’agire divino, Giobbe si solleva con tutta la sua forza della sua innocenza: Giobbe reclama a Dio che è innocente e che quindi la sua sofferenza è ingiusta. Nei suoi discorsi, però, egli non nega la retribuzione terrena, la attende anzi, e Dio infatti gliela concederà alla fine del libro. Ma per lui, però, è uno scandalo che tale retribuzione gli venga rifiutata nel presente, e cerca invano il senso della prova. Lotta disperatamente per ritrovare Dio che si nasconde e che egli continua a credere buono. (Breve pausa di riflessione)
Forse Giobbe soffre molto di più a cercare Dio e la sua bontà, che non a causa dei suoi dolori fisici: molti grandi santi ( per esempio Santa Teresa di Gesù Bambino ) hanno dichiaratamente sofferto molto di più per risolvere i loro problemi e dubbi di fede, che non a causa dei mali di salute dai quali erano colpiti. (Breve pausa di riflessione)
Che dobbiamo pensare noi della retribuzione terrena? Questo era solo un concetto dell’Antico Testamento oppure è valido anche con la venuta di Gesù?
PRIMO MOMENTO: La sofferenza fisica non è il male più grande ed è davvero la conseguenza dei peccati.
Primo lettore. Dal Libro della Genesi. In questo brano, il peccato porta la sofferenza e la morte non solo per il primo uomo, ma anche per tutto il genere umano. Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”. Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino? ”. Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Il Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”. All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai! ”.
Secondo lettore. Dal Vangelo secondo Giovanni. Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire? ”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: “È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Gli chiesero allora: “Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina? ”. Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. “Non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”: questa frase in realtà non indica che l’infermità sia una conseguenza di un peccato dell’uomo; il “qualcosa di peggio” indica una realtà più tenebrosa: indica il rifiuto di accogliere il miracolo come segno di misericordia, indica il rifiuto della grazia.Il brano che segue ci svela un importante aspetto dell’Epifania di Dio: nella situazione di mondo peccatore, l’unica cosa che porta la salvezza è solo la manifestazione di Dio, della sua potenza e della sua infinita Sapienza.
Terzo lettore. Dal Vangelo secondo Giovanni
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco? ”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Qualche minuto di riflessione su quanto letto e di preghiere spontanee.
CANTO n. 7 “Ogni mia parola”
SECONDO MOMENTO: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe.”
Guida. “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe”: Sìloe significa Inviato. Gesù chiede al cieco nato di lavarsi.
Ebbene, laviamoci alla piscina di Sìloe meditando sul significato del nostro essere stati battezzati, quasi spinti e tuffati nelle acque della grazia.
Primo lettore. Dal Vangelo secondo Giovanni Il Verbo di Dio è Cristo Incarnato. Il Verbo creò il mondo e le sue meraviglie per vivere insieme a loro.In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
Secondo lettore. Dal Vangelo secondo Giovanni Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.
“Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Ma come, quale via sceglierà il Verbo per togliere questo peccato? Quale via sceglierà per adempiere le Parole dette a Satana: <<Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno>>?
Qualche minuto di riflessione su quanto letto e di preghiere spontanee.
CANTO n. 50 “Madre io vorrei”
TERZO MOMENTO: “La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza”
Guida. Ecco lo scandalo di Dio: Il Verbo si fece carne. Ma è ancora poco, questo non è ancora tutto: Dio si è incarnato per soffrire con la sua meraviglia, la sua creatura.La vera Epifania, la vera Manifestazione di Dio può solo essere quella dello scandalo della Croce: <<Quando sarò innalzato attirerò tutti a me>>.
Primo lettore. Dal Libro del profeta Isaia. Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dá salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori.
Secondo lettore. Ecco alcune parole di angoscia che troviamo nel Libro di Dio:
- Isacco a suo padre Abramo: “Padre mio!” Rispose Abramo: “Eccomi, Figlio mio” Riprese: “Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”. - Anna non poteva avere figli: “Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore?” “Io sono una donna affranta, sto solo sfogandomi davanti al Signore”. - Giobbe: “Le saette dell’Onnipotente mi stanno infitte”. - Il Re Davide non riesce neppure a terminare la frase: “L’anima mia è tutta sconvolta, ma tu, Signore, fino a quando…?” - Il Salmista: “Un branco di lupi mi circonda”. - Giona: “Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l’abisso mi ha avvolto”. - Dopo la distruzione di Gerusalemme, si gridava: “Io sono l’uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira”. - Geremia profetizza l’uccisione dei bambini di Betlemme: “Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più”. - Il cieco Bartimeo a Gesù: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. - San Paolo: “Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed Egli mi ha detto: << Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza>>”.
Ecco ora le Parole indimenticabili e indescrivibili di Gesù sopra la croce:
- Ho sete! - Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno! - “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso. - Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? - Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito! - Gesù, dando un forte grido, spirò
No, abbiamo dimenticati il pezzo forte, abbiamo dimenticato le due parole più sublimi di tutte, quelle che sole possono ridare speranza a un Giobbe, sole potevano ridare speranza a chi stava sotto la Croce a “guardare”, sole possono ridare speranza a un gruppo di amici, sole possono ridare speranza a chi ha perso la speranza:
- Donna, ecco il tuo Figlio! Ecco la tua Madre!
(Pausa di riflessione.)
Terzo lettore. Dal Vangelo secondo Giovanni. Maria di Magdala è giunta al limite della sopportazione della sofferenza: dopo lo strazio di dover vedere il suo Signore oltraggiato, schiaffeggiato e crocifisso, mancava solo che derubassero il corpo di Gesù dal sepolcro… Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi? ”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi? ”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria! ”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì! ”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.
Guida. Dio per prova chiede ad Abramo il sacrificio più grande e tragico: il sacrificio di Isacco suo figlio. Isacco ingenuamente chiede al padre Abramo: <<Dov’è l’agnello per l’olocausto?>>. Chi può capire la sofferenza e l’incomprensione di Abramo per questo Dio così misterioso e crudele? Chi può capire la sofferenza di Giobbe, santo e giusto, eppure così brutalmente trattato dal “Dio nascosto”? Chi può capire la sofferenza di milioni, miliardi di persone che hanno subito solo ingiustizie e soprusi? Solo uno può capire tutto questo: il nostro stesso Padre celeste. Non ha vissuto lui stesso la incolmabile sofferenza di vedere suo Figlio trafitto e oltraggiato dai suoi fratelli, creature uscite dalle sue stesse mani? Dio chiede una sola cosa: fidarsi di lui totalmente. Abramo tormentato esclama in un ultimo atto di speranza al figlio: <<Dio stesso provvederà all’agnello, figlio mio!>>. Questo unico atto di speranza permette a Dio di formarsi un popolo, da cui uscirà proprio l’Agnello immolato sulla croce! Con un solo atto di fede, Abramo permette a Dio nient’altro che la salvezza dell’intero genere umano. Anche Giobbe, arrivato all’estremo, dice: <<Io lo so che il mio Vendicatore, ultimo, si ergerà sulla polvere>>. E sappiamo come Dio ricompensa Giobbe per questo solo atto di fede, che i suoi amici non fanno: gli dà più gloria di quella di prima. E sappiamo pure che l’attesa di Giobbe di vedere il suo Vendicatore ergersi sulla polvere si è compiuta la mattina della risurrezione. Giobbe non può conoscere il mistero della sofferenza degli innocenti. Per illuminare questo mistero, occorre attendere la manifestazione di Cristo sulla croce e la promessa della retribuzione dell’al di là. E, ora che abbiamo vissuto questa manifestazione, non ci resta che esclamare insieme all’Apostolo Paolo: “Io completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo”.
( Pausa di riflessione )
PREGHIERA FINALE.
O Dio, che stupisci sempre il tuo popolo con le meraviglie del tuo amore, donaci la gioia di testimoniare ad altri con la vita quello che abbiamo vissuto in questi giorni. Ti preghiamo di benedire il nostro “gruppo” perché diventi numeroso, ma soprattutto pieno di zelo per te come lo era il tuo servo Giobbe. Donaci la pace che da qualche mese non sappiamo neppure cosa sia.AMEN.
CANTO FINALEn. 10 “Te al centro del mio cuor” |
Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì