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LA CHIESA FORZA DI RINNOVAMENTO PER IL PAESE PDF Stampa E-mail

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA

1.    Tempo di raccoglimento e di silenzio

2.    Canto d'inizio

Oggi la Chiesa (CP 193).

3.    Saluto e monizione

Presidente Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spiri­to Santo.

Tutti Amen.

P.    lì Signore sia con voi.

T.    E con il tuo spirito.

P.    Nella storia dell’Italia, la Chiesa è stata ed è una grande forza sociale. Tuttavia il suo contributo, certamen­te essenziale per il Paese nella sua attuale fase di dif­ficile transizione, non deve mai perdere la sua origi­nalità e deve quindi radicarsi sulla fede nel Signore Gesù, il salvatore. La continua crescita nella comunione personale con Cristo sosterrà noi cristiani d'Ita­lia nel compiere anche il nostro ruolo di cittadini, of­frendo a tutti un riferimento sicuro per il rinnovamento sociale e politico.

Con la schiera di santi e sante d’Italia, fra cui 5. Fran­cesco e 5. Chiara d'Assisi e 5. Caterina da Siena, intercediamo e testimoniamo a favore del nostro Paese.

 

 

4.    Orazione

P.    Preghiamo insieme.

 

Breve silenzio di preghiera

O          Dio, che nei santi Francesco d'Assisi e Caterina da Siena, patroni d’itala, hai conciliato mirabilmente la preghiera continua e il servizio ai fratelli, fa' che non manchi nel nostro tempo questa duplice sorgente della tua benedizione per l'edificazione della Chiesa e per il sereno progresso della nostra patria. Per Cristo nostro Signore.

T.  Amen.

U.

5. Lettura biblica Ef 4,11-16

Dalla lettera di Paolo apostolo agli Efesini

Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere

Fratelli, è Cristo che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, alfine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti al­l'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fan­ciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quel­la loro astuzia che tende a trarre nell'errore. Al contrario, vi­vendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.

 

Parola di Dio.

 

6. Salmo responsoriale Sai 100 (1O1),1-4.6

Rit.  Amore e giustizia voglio cantare, voglio cantare inni a te, o Signore.

Amore e giustizia voglio cantare, voglio cantare inni a te, o Signore. Agirò con saggezza nella vita dell'innocenza:

quando verrai a me? Camminerò con cuore integro, dentro la mia casa. ~.

Non sopporterò davanti a miei occhi azioni malvage;

detesto chi fa il male, non mi sarà vicino.

Lontano da me il cuore perverso,

il malvagio non lo voglio conoscere. ~.

 

I miei occhi sono rivolti ai fedeli del paese perché restino a me vicino:

chi cammina per la via integra sarà mio servitore. ~.

7. Vangelo Lc 10,21-24

+  Dal vangelo secondo Luca

Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete

In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, nè chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio Io voglia rivelare”.

E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti pro­feti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non lo udirono”.

 

Parola del Signore.

 

  1. 8. Omelia
  2. 9.

Silenzio di meditazione

Testi di commento

Dall'enciclica di Giovanni Paolo Il Veritatis spiendor (6 agosto 1993), nn. 98-99

Di fronte alle gravi forme di ingiustizia sociale ed economica e di corruzione politica di cui sono investiti interi popoli e nazioni, cresce l'indignata reazione di moltissime persone calpestate e umiliate nei loro fondamentali diritti umani e si fa sempre più diffuso e acuto il bisogno di un radicale rinnovamento personale e sociale capace di assicurare giustizia, solidarietà, onestà, trasparenza.

Certamente lunga e faticosa è la strada da percorrere; nume­rosi e ingenti sono gli sforzi da compiere perché si possa attuare un simile rinnovamento, anche per la molteplicità e la gravità delle cause che generano e alimentano le situazioni di ingiustizia oggi presenti nel mondo. Ma, come la storia e l'esperienza di ciascuno insegnano, non è difficile ritrovare alla base di queste situazioni cause propriamente “culturali”, collegate cioè con determinate vi­sioni dell'uomo, della società e del mondo. In realtà, al cuore della questione culturale sta il senso morale, che a sua volta si fonda e si compie nel senso religioso.

Solo Dio, il Bene supremo, costituisce la base irremovibile e la condizione insostituibile della moralità, dunque dei comanda­menti, in particolare di quelli negativi che proibiscono sempre e in ogni caso il comportamento e gli atti incompatibili con la dignità personale di ogni uomo. Così il Bene supremo e il bene morale si incontrano nella verità: la verità di Dio Creatore e Redentore e la verità dell'uomo da Lui creato e redento. Solo su questa verità è possibile costruire una società rinnovata e risolvere i complessi e pesanti problemi che la scuotono, primo fra tutti quello di vincere le più diverse forme di totalitarismo per aprire la via all'autentica li­bertà della persona.

 

Dal documento finale della XLII Settimana sociale dei cattolici ita­liani (Torino, 1993), nn. 10-11

Per mettere in atto questo impegno i cattolici italiani sanno di poter trarre ispirazione e orientamenti dalla dottrina sociale della Chiesa e dalla loro stessa fede religiosa.

Nella dottrina sociale, e in modo specifico, nell'enciclica Cen­tesimus annus, sono contenuti i riferimenti consolidati non solo nella cultura cattolica, ma, almeno per alcuni di essi, nella cultura globale del nostro Paese. Essi si rivelano basi sempre più impor­tanti e illuminanti per un'azione di riforma politica e statuale. Si tratta, in particolar modo, dei principi di solidarietà e di sussidia­rietà; del primato della società civile rispetto allo Stato, la cui fun­zione è di servizio ad essa; della cittadinanza come assunzione della responsabilità e di doveri; della partecipazione dei cittadini alla concreta definizione del “bene comune”; della priorità degli interessi collettivi; della validità del metodo democratico. Nella fede donataci da Dio in Gesù Cristo sono contenuti, in forma uni­versale e trascendente, i valori di giustizia e di amore che i popoli inverano entro situazioni storiche diverse. La specifica identità nazionale non separa un popolo, ma lo apre alla comunione con tutti gli altri popoli della terra.

La crescita di una dimensione nazionale sempre più ricca, che non degeneri nel nazionalismo e nello sciovinismo, è una condi­zione importante affinché le esperienze della solidarietà non si di­sperdano. Contraddice l'impegno di solidarietà, così radicato nell'ispirazione cristiana, un'azione la quale tenda a dissolvere o a fortemente ridurre unità nazionali faticosamente costituitesi attra­verso i secoli, nate, come in Italia, dalla comunanza in un'unica fede religiosa, dalla circolazione attiva di tante persone tra le diverse regioni del Paese, dalla partecipazione alle sofferenze di guerre combattute insieme anche da parte dei cittadini delle regioni più povere in difesa della comune patria. Sarebbe improv­vido spezzare questa unità nazionale per mere ragioni economi­che, espressione degli egoismi delle regioni più forti.

In questa prospettiva il magistero della Chiesa può offrire sostegno e fornire luce ai cattolici italiani nel progressivo rafforza­mento dell'identità e dell'unità nazionali. Le Chiese particolari che sono in Italia non possono non sentirsi impegnate, come già in buona misura avviene, a far crescere e a consolidare, in piena comunione tra loro, una dimensione culturale e pastorale di carat­tere nazionale, lavorando sul piano intermedio fra vocazione uni­versale e presenza locale (diocesana, ma anche parrocchiale).

Ciò esige, ovviamente, che ciascuna Chiesa si adoperi per­ché le diversità umane storiche, culturali e di tradizioni civili e reli­giose, nel meridione come al centro e nel settentrione, siano rico­nosciute quali valori, e affinché la tensione fra esperienze locali e unità nazionale sia non già esasperata, ma fatta fruttificare per il bene comune. Ogni Chiesa in Italia, in altri termini, va sempre più posta nella condizione di sentirsi parte integrale e vitale di un'u­nica grande comunità ecclesiale.

 

9. Segno liturgico

In unione con le comunità del Lazio e dell'Umbria che offrono l’olio per la lampada presso la tomba di s. Francesco ad Assisi, si potrà accendere un lume che arda per rutto il mese in un sito signifi­cativo per la comunità locale.

Si potranno poi valorizzare alcune pratiche di pietà, nella prospet­tiva evangelizzatrice e missionaria del mese di ottobre, come la recita del Rosario nelle famiglie e nelle comunità.

10.  Preghiera dei fedeli

P. Fratelli dilettissimi,

nella preghiera noi ci apriamo alla contemplazione del volto di Dio che svela all'uomo la sua piena verità. Per riscoprire e assumere le nostre responsabilità, pre­sentiamo la comune preghiera a Dio Padre, per il nostro Paese e per tutto il mondo.

T.    Da' libertà e pace ai nostri giorni, o Signore.

Lett  Dio, giusto e misericordioso, conferma in noi la fede nella vittoria del Cristo sul peccato e sulla morte, per­ché non ci arrendiamo mai alle forze del male. Noi ti preghiamo. ~.

-~ Fa' che le immense risorse della terra e dell'ingegno umano non siano disperse negli sprechi e nelle armi di distruzione e morte, ma utilizzate per sollevare le moltitudini che gemono nella miseria e nella fame.          Noi ti preghiamo. ~.

-   Tocca il cuore di pietra di coloro che in ogni parte del mondo opprimono, vendono, uccidono i propri fratel­li; accogli nella santa Gerusalemme le vittime inno­centi di tutte le stragi e tutti i caduti per la causa della libertà e della giustizia. Noi ti preghiamo. ~.

-   Fa' che la pace e i giovani camminino insieme, per­ché il volto giovane della pace e il volto pacifico dei giovani siano garanzia di un sicuro domani per l'uma­nità. Noi ti preghiamo. ~.

-   Aiutaci a non nominare invano il nome della pace, per esserne promotori e testimoni con gesti concreti e coerenti nella quotidianità della vita. Noi ti preghia­mo. ~.

-   Tu che nel patriarca Abramo hai benedetto tutte le na­zioni della terra, fa' che quanti ti riconoscono Creato­re e Signore, formino una sola famiglia. Noi ti pre­ghiamo. ~.

 

T. Padre nostro

 

11.           Preghiera di benedizione

(dal Benedizionate)

 

P.    Ti benediciamo, Dio Padre,

perché, secondo il tuo progetto creativo e redentivo, sostieni in noi il cammino della ripresa e della conversione, nel quale libertà, pace e giustizia, sono beni da difendere e promuovere ogni giorno. Mentre ti rendiamo grazie perché, mediante il tuo Santo Spirito, ci doni questi valori inestimabili, noi rinnoviamo il nostro impegno perché siano affermati i diritti dell'uomo e di ogni uomo,

e invochiamo il Cristo, tuo Figlio e nostro salvatore, perché alimenti in noi una coscienza vigile

nell'adempimento del nostro dovere di cittadini e di cristiani.

Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

T.    Amen.

 

Oppure: Preghiera per l'Italia: vedi sopra, pp. 18.

12.           Conclusione

P. Per la fraterna intercessione dei santi patroni d'Italia, Francesco d'Assisi e Caterina da Siena,

il Signore custodisca tutti voi sotto la sua protezione.

T.    Amen.

P.    E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio + e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

T.    Amen.

 

 

13.           Canto finale Amatevi come io vi amo (CP 58).

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