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Marcia dei Testimoni PDF Stampa E-mail

Lettera di Giacomo 2, 14-18

 

Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.

 

 

Madre Teresa di Calcutta

Un giorno Madre Teresa parlò con un seminarista. Guardandolo con i suoi occhi limpidi e penetranti gli chiese: "Quante ore preghi ogni giorno?". Il ragazzo rimase sorpreso da una simile domanda e provò a difendersi dicendo: "Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?". Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettergli ciò che aveva nel cuore. Poi gli confidò: "Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega; pregando, Dio mi mette il suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!".

Tutti: Che la fede,

sia l'Amore che crede.
Che la speranza,
sia l'Amore che attende.
Che l'adorazione,
sia l'Amore che si prostra.
Che la preghiera,
sia l'Amore che s'incontra.
Che la mortificazione,
sia l'Amore che s'immola.
Che soltanto il tuo Amore, o Dio,
diriga i miei pensieri,
le mie parole e le mie opere.

O Dio, che hai scelto madre Teresa di Calcutta e l’hai costituita maestra di coloro che dedicano la vita al servizio dei fratelli, concedi anche a noi di non anteporre nulla all’amore del Cristo e di correre con cuore libero e ardente nella via dei tuoi precetti. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Canto

Don Andrea Santoro

La diversità è una ricchezza, dicevo, come qui in classe dove ognuno può prendere e dare qualcosa. Quando si ha paura dell’altro allora è l’intolleranza, l’odio e la guerra; l’altro non deve esistere oppure deve stare dove noi diciamo o deve diventare come noi diciamo. Bisogna cambiare atteggiamento, dicevo. “ma l’altro mi rifiuta e non mi vuole!”, diceva una ragazza. “E tu invece lo accetti”, dicevo io: “tu mi rifiuti e io ti rispetto. Tu mi odi e io ti amo. Tu non mi vuoi bene e io continuo ad amarti!”. Una ragazza seguiva attentamente e diceva sì con gli occhi. “Ma è difficile”, diceva la prima ragazza. “E’ molto difficile”, dicevo io, “è la cosa più difficile. Ma bisogna che qualcuno cominci, altrimenti il cerchio non si rompe”. “Ma l’altro mi ammazza!”. “Ma che cos’è la morte? Abbiamo paura anche della morte, per questo odiamo e facciamo violenza a chi ci fa violenza. Ma se dopo la morte non finisce tutto perché avere paura? Allora posso continuare ad amare anche chi mi fa del male e non entrare nella spirale dell’odio anche a costo della vita”. “Qualcuno deve cominciare”, continuavo io, “chi comincerà? Se ognuno aspetta che sia l’altro…”. La ragazza mi guarda e mi fa: “Qualcuno deve cominciare, tu dici. Perché non cominci tu?”. A questo punto mi sono sentito gettare dentro, nel più profondo di me, il Vangelo e ho sentito che mi toccava in prima persona: “perché non cominci tu?”.



Tutti:
Signore questi "altri" così numerosi

così diversi, così svariati....

così difficili che ci hai messo vicini

non li hai piantati qui per bellezza

per fastidio per stimolare la nostra curiosità.

Tu vuoi che viviamo insieme per costruire un mondo

più vivo, più unito, più tuo.

Tu vuoi che viviamo insieme prendendoci per mano.

Dando a tutti e ricevendo da tutti.

Aiutaci, Signore, in questo cammino, perché la nostra vita

non sia come la scia di una barca sul mare.

 

Sac.: O Dio, Signore e Padre di tutti gli uomini, che hai unito alla schiera dei martiri don Andrea Santoro, concedi anche a noi per sua intercessione di bere al calice della passione di Cristo e di partecipare alla gloria della tua resurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Canto


Mons. Oscar Romero

 

 

 

 

 

Quella domenica, 23 marzo, s’incontrò per l’ultima volta col suo popolo nella cattedrale. Dal tono della voce si notava che l’omelia stava volgendo ormai alla fine. Mons. Romero alzò nuovamente la voce e lanciò lo storico e coraggioso appello ai soldati “ Io vorrei lanciare un appello in modo speciale agli uomini dell’esercito. Fratelli, che fate parte del nostro stesso popolo, voi uccidete i vostri stessi fratelli contadini! Mentre di fronte a un ordine di uccidere dato a un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice: Non uccidere !

Nessun soldato è obbligato a obbedire a un ordine che va contro la legge di Dio. Una legge immorale, nessuno è tenuto a osservarla. In nome di Dio, e in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono ogni giorno più tumultuosi fino al cielo, vi supplico, vi prego, vi ordino: basta con la repressione! L’amore è l’unico che può trasformare il mondo. Un amore che ci faccia perdonare, che ci faccia buttare le armi per darci l’abbraccio dei fratelli. Uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita.

 

Tutti: Il sole splende e dardeggia sopra di noi,

la luna risplende dello splendore del sole:

anche la pioggia che cade riluce di sole,

ma l'occhio di Dio è più grande del sole.

Nulla è nascosto all'occhio di Dio:

che tu stia in casa, o in riva al mare,

oppure sperduto nel folto della foresta,

l'occhio di Dio è sempre sopra di te.

Tu pensi di essere più importante

di chi è debole, di chi è orfano;

tu lo inganni, tu rubi i suoi beni,

e pensi: " Nessuno mi vede! ".

Ma l'occhio di Dio è sempre sopra di te.

Egli un giorno ti darà quel che ti spetta

perché tu hai pensato nel tuo cuore:

" È solo un orfano! È solo uno schiavo! ".

Dio ti darà un giorno quel che ti spetta,

non oggi, non oggi, non oggi ...

 

Sac.: O Dio, che alla tua Chiesa hai dato mons. Oscar Romero quale protettore dei tuoi figli, concedi anche a noi, con il tuo aiuto ed il suo esempio, di combattere la buona battaglia del Vangelo, per ricevere in cielo la corona dei giusti. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

 

Canto

 

 

San Massimiliano Maria Kolbe

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12). Questa preghiera ci è stata insegnata da Gesù stesso. Perciò, è sufficiente il perdono completo delle colpe altrui commesse nei nostri confronti, per ottenere il diritto al perdono per le colpe che noi commettiamo nei confronti di Dio. Quale guaio, dunque, se non avessimo nulla da perdonare e quale fortuna quando ci capita, nel corso di una giornata, di avere molte e più gravi cose da perdonare. Per essere inceri, la natura inorridisce di fronte alla sofferenza e all’umiliazione, ma alla luce della fede quanto sono necessarie esse per purificare la nostra anima e, perciò, quanto debbono esserci gradite! Quanto contribuiscono ad avvicinare maggiormente a Dio, e quindi ad una maggiore efficienza della preghiera, ad una più valida azione missionaria!

Inoltre, l’amore scambievole non consiste nel fatto che nessuno mai ci procuri dei dispiaceri, ma che ci sforziamo di non recare dispiaceri agli altri e ci abituiamo a perdonare subito e completamente tutto ciò che ci ferisce.

 

Tutti: O Signore, per vivere Te in mezzo agli uomini,

uno dei più grandi rischi da prendere
è quello di perdonare,
di dimenticare il passato dell'altro.
Perdonare e ancora perdonare,
ecco ciò che libera il passato
e immerge nell'istante presente.
Amare è presto detto.
Vivere l'amore che perdona,
è un'altra cosa.
Non si perdona per interesse,
non si perdona mai perché l'altro
sia cambiato dal nostro perdono.
Si perdona unicamente
per seguire Te.
In vista del perdono oserei pregarti, o Gesù,
con la tua ultima preghiera:
Padre, perdona loro,
perché non sanno quello che fanno.
E questa preghiera
ne farà nascere un'altra:
Padre, perdona me,
perché così spesso anch'io non so ciò che faccio.
Fa' che sappia ricominciare sempre di nuovo
a convertire il mio cuore:
per essere testimone di un avvenire.

 

Sac.: O Dio, che hai dato al mondo San Massimiliano Maria Kolbe, missionario e martire, ardente di amore alla missione apostolica, fa’ che impariamo ad offrirti come lui il sacrificio della nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Canto

Pier Giorgio Frassati

Il suo amore per lo sport, per gli amici e per i poveri ne fanno un modello ideale per i giovani. La sua dedizione verso la giustizia sociale come studente universitario rappresenta per tutti un esempio eroico; una volta regalò le sue scarpe ad un ragazzo scalzo che aveva bussato alla porta di casa sua chiedendo l'elemosina, un'altra volta tornò a casa correndo perché aveva donato il suo biglietto del treno. Verso gli ultimi anni di scuola le opere caritatevoli di Pier Giorgio si intensificano. In occasione del diploma riceve dal padre una somma di denaro. Pier Giorgio utilizza quella somma per prendere in affitto una camera per una donna anziana sfrattata dal suo appartamento, procurare un letto per un uomo ammalato di tubercolosi e per i tre figli di una vedova malata ed addolorata. A fine giugno del 1925 Pier Giorgio è colpito da un attacco acuto di poliomielite che, secondo i dottori, aveva contratto dai malati di cui si occupava. La malattia è ad uno stadio troppo avanzato per essere curata ed il 4 luglio Pier Giorgio muore prematuramente all'età di 24 anni. In migliaia partecipano al suo funerale, molte persone intervenute erano proprio i poveri ed i bisognosi di cui si era occupato in maniera così altruista. Furono queste persone a chiedere all'Arcivescovo di Torino di avviare la causa per la sua canonizzazione.

Tutti: Andiamo fino a Betlemme, come i pastori.

L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.

 

Sac.: O Dio, che in Pier Giorgio Frassati hai fatto risplendere la tua misericordia, concedi anche a noi di impegnarci generosamente nella testimonianza del tuo Vangelo e di esprimere con le opere la carità verso i poveri e i malati per essere accolti fra gli eletti del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen

Canto

Don Primo Mazzolari

Fanno paura i poveri, ma c’è qualcuno che li vorrebbe moltipli­care.
— Ci vuol bene chi lavori e porti il peso. Più poveri ci sono e più numerose le braccia che domandano lavoro. Quindi, concorrenza…delle braccia, possibilità di scelta, minor costo. Quando il portafoglio ha preso il posto del cuore, il diavolo può mettersi tranquillaménte a riposo; lo scolaro gli bagna il naso. Qualcuno li vuole per una ragione romantica. Non so trovare una parola più propria, né mi sforzo di cercarla. Una pennellata di colore ci vuole, se tutti fossimo vestiti bene, che mono­tonia! Vicino alla pelliccia profumata ci vuole un povero scialle strappato; un piede nudo lungo il marciapiede tra tante scarpe di mocassino. Chi sta bene può anche vedere le cose sotto l’aspetto estetico. Egli vive di immagini, quasi fosse sempre a teatro, sempre spettatore, mai at­tore: mentre gli gioverebbe mettersi nella realtà per capire come sia diverso fare il povero dall’immaginarlo. Mi ci son trovato e mi è venuto voglia di buttare via i loro soldi. Poi, mi si è affacciato chi aveva fame e ho dovuto riprendere in mano anche questo denaro. Dicevano gli antichi che il denaro non puzza. Non puzza, ma ripugna. S. Paolo, parlando di evangelizzatori non autorizzati, conclude­va: “purché Cristo sia predicato”. Vorrei dire, pensando a chi si diverte per i poveri: “purché il povero entri nel cuore dei ricchi”. Oggi, entra ballando, ma domani potrebbe divenire una presenza umana. Dio si serve di tante strade e dei materiali più diversi per creare un tabernacolo ai suoi prediletti.

Tutti: Spirito Santo, dono del Cristo morente,

fa' che la Chiesa dimostri di averti ereditato davvero.

Trattienila ai piedi di tutte le croci.

Quelle dei singoli e quelle dei popoli.

Ispirale parole e silenzi,

perché sappia dare significato al dolore degli uomini.

Così che ogni povero comprenda che non è vano il suo pianto,

e ripeta con il salmo:

"le mie lacrime, Signore, nell'otre tuo raccogli".

Rendila protagonista infaticabile di deposizione dal patibolo,

perché i corpi schiodati dei sofferenti

trovino pace sulle sue ginocchia di madre.

In quei momenti poni sulle sue labbra canzoni di speranza.

E donale di non arrossire mai della Croce,

ma di guardare ad essa come all'antenna della sua nave,

le cui vele tu gonfi di brezza e spingi con fiducia lontano.

 

Sac.: O Dio, che hai comunicato l’ardore della tua carità a don Primo Mazzolari e lo hai reso fedele nel ministero dell’amore degli ultimi, fa’ che il tuo popolo segua i suoi insegnamenti e lo imiti nell’amore di Cristo e dei fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Canto

 

Gianna Beretta Molla

 

Gianna Beretta nasce nel 1922, decima dei 13 figli. Già dalla fanciullezza accoglie con piena adesione il dono della fede. La Prima Comunione, all'età di cinque anni e mezzo, segna in Gianna un momento importante, dando inizio ad un'assidua frequenza all'Eucaristia, che diviene sostegno e luce della sua fanciullezza, adolescenza e giovinezza. Negli anni del liceo, traduce la sua fede in un impegno generoso di apostolato tra le giovani di Azione Cattolica e di carità verso gli anziani e i bisognosi nelle Conferenze di San Vincenzo. Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1949, apre nel 1950 un ambulatorio medico prediligendo, tra i suoi assistiti, mamme, bambini, anziani e poveri perché sente la sua opera di medico come una missione. Si interroga sulla sua vocazione che considera come un dono di Dio. Scelta quella del matrimonio, l'abbraccia con tutto l'entusiasmo e s'impegna a donarsi totalmente «per formare una famiglia veramente cristiana». Si sposa nel 1955 ed è moglie felice. Madre di tre figli, sa armonizzare, con semplicità ed equilibrio, i doveri di madre, di moglie, di medico, e la gran gioia di vivere. Nel 1961 mentre è di nuovo in attesa, scopre di avere  un fibroma all'utero. Prima del necessario intervento operatorio, pur sapendo il rischio che avrebbe comportato il continuare la gravidanza, supplica il chirurgo di salvare la vita che porta in grembo. Dopo il parto, nonostante tutti gli sforzi e le cure, tra indicibili dolori, dopo aver ripetuto la preghiera «Gesù ti amo, Gesù ti amo», muore santamente.

 

 

Tutti: Dio nostro Padre, noi ti ringraziamo

di tutto cuore,

perché ci hai chiamati alla vita,

e ci hai destinati alla felicità

in Gesù, tuo Figlio, nostro Signore.

In lui noi scorgiamo la tua bontà

e la volontà di salvarci tutti.

Egli è la parola che ci libera,

la tua mano che ci sostiene.

Non potremo mai dimenticare

come egli si è fatto uno di noi

nel patimento e nella morte.

Egli si caricò delle nostre colpe,

la sua fedeltà divenne la nostra.

Ti saremo sempre riconoscenti,

perché in lui noi siamo stati perdonati.

 

Sac.: O Dio, che in santa Gianna Beretta Molla, ci hai offerto un modello di santità coniugale e di vita a te consacrata, fa’ che in ogni circostanza della vita siamo sempre lieti di donare la vita a gloria del tuo nome. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Canto

Don Tonino Bello

Al termine della Messa Crismale (8 aprile 1993) fattosi portare al centro del presbiterio Mons. Bello volle per l'ultima volta incontrarsi col suo popolo per guardare ciascuno negli occhi e per esprimere con la sua voce il suo immutato affetto. Questa la trascrizione del suo intervento.

«Ho desiderato ardentemente di celebrare questa Pasqua con voi, di mangiare questa Pasqua con voi». Sono le parole che Gesù disse prima dell'Ultima Cena, proprio nel Giovedì Santo. E anch'io ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi. Gesù dice: «prima che io me ne vada», ma io non so quando me ne andrò. Chissà come piacerebbe a me di poterci trovare, l'anno prossimo, ad una solenne smentita e poter dire: «Guarda, ti ricordi che differenza!»; e allora renderemo grazie al Signore. Perciò gioite, il Signore vi renda felici nel cuore, le vostre amicizie siano sincere. Non barattate mai l'onestà con un pugno di lenticchie.

Coraggio! Vogliate bene a Gesù Cristo, amatelo con tutto il cuore, prendete il Vangelo tra le mani, cercate di tradurre in pratica quello che Gesù vi dice con semplicità di spirito.

Poi, amate i poveri. Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza, ma amate anche la povertà. Non arricchitevi. È sempre perdente chi vince sul gioco della Borsa.

Vi abbraccio tutti ad uno ad uno e, guardandovi negli occhi, vorrei dirvi: «Ti voglio bene», così come, non potendo adesso stringere la mano a ciascuno, però venendo vicino a voi così personalmente, vorrei dire «Ti voglio bene».

Tutti: Concedimi di lodarti, o Padre.
Concedimi di lodarti con il mio impegno e sacrificio personale.
Concedimi di vivere, lavorare, soffrire,

consumarmi e morire per Te, solamente per Te.
Concedimi di condurre a Te il mondo intero.
Concedimi di contribuire ad una maggior esaltazione di Te,

alla più grande esaltazione possibile di Te.
Concedimi di renderti una tale gloria

quale nessuno mai Ti ha tributato finora.
Concedi ad altri di superarmi nello zelo

e a me di superare loro,

così che la Tua gloria si accresca sempre più profondamente, sempre più rapidamente, sempre più intensamente.
Concedimi di lodarti, o Padre.

 

Sac.: O Dio, che in don Tonino Bello hai dato alla tua chiesa un padre e un maestro dei giovani, suscita anche in noi la stessa fiamma di carità a servizio della tua gloria per la salvezza dei fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen

GESU' MISSIONARIO DEL PADRE

O Gesù, missionario del Padre,

il tuo avvento tra noi

ci ha svelato il mistero

del nostro gioioso destino

di amici e di figli di Dio.

Sei tu, o Signore,

l'unico Salvatore del mondo,

venuto nel grembo della storia;

ma hai bisogno della nostra voce

per parlare,

hai bisogno del nostro cuore

per amare,

hai bisogno della nostra vita

per comunicare la tua vita.

Fa' che la grazia della Missione

nella nostra comunità parrocchiale

tutti ci avvolga e ci scuota

come il vento della Pentecoste,

perché alla svolta

del terzo millennio

ci rimettiamo in cammino

al servizio dell'unica missione.

Il tuo Spirito, o Signore, irrompa

nel cuore del nostro paese,

perché spalanchi ogni porta a Cristo

e ridesti una coscienza vera di Chiesa

ospitale per tutti

e solidale con gli ultimi.

Amen.

 

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