6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
| Via Crucis 1986 |
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Presieduta da Giovanni Paolo II Venerdì Santo 1986
Testi di meditazione preparati da André Fossard
Preghiera iniziale
Nel nome del Padre...
Dio grande e fedele, chinati benigno su di noi che, stretti a Gesù, nostro Redentore, ci apprestiamo a ripercorrere, tappa per tappa, il cammino luminoso della croce. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Prima Stazione Gesù è condannato a morte
Ti adoriamo Cristo...
O Cristo! Tu ci hai detto un giorno: "Chi tra voi mi convincerà di peccato?" Ecco il tuo crimine, Tu eri senza peccato tra uomini senza innocenza. Era necessario che Tu morissi. Ed essi Ti hanno condannato. E noi eravamo presenti perché in questo attimo tutta la storia del mondo si è avviluppata intorno a te come il mantello color sangue, col quale gli esecutori stanno per rivestirti. O Cristo! Figlio dell'uomo condannato dall'uomo, questa carne che Tu hai preso da noi, questo corpo che noi Ti abbiamo dato noi stiamo per riprendercelo brandello a brandello sotto il morso di fruste e di spine. O Cristo! Su questo cammino della tua agonia, siamo noi, in realtà, che abbiamo bisogno della tua pietà. Questa vergogna che è la nostra davanti al tuo supplizio, chi la cancellerà? Noi Ti supplichiamo, perdona! Memoria eterna, Dimentica!
Tutti:
Padre nostro
Stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa, dum pendebat Filius.
Seconda Stazione Gesù riceve la croce sulle spalle
Ti adoriamo Cristo
O Cristo! Tu sei venuto a vivere tra noi. Luce che rivela, Tu ci hai portato una gioia sconosciuta. Un altro sguardo su un mondo che aveva inteso, sì, parlare di sapienza, di giustizia, talvolta di pietà, ma che nulla sapeva della carità che è la causa e la ragione nascosta di tutte le cose. Tu ci hai insegnato che l'amore fa esistere l'altro, che l'amore è un altro nome della Rivelazione, che l'amore vola verso la debolezza e si posa, dolcemente, sulle labbra che pregano. Tu hai interrogato il nostro cuore ed ecco la nostra risposta: questa breve via, attraverso Gerusalemme, che traccia la linea spezzata del fulmine e questa trave di legno troppo pesante, caduta sulle tue spalle come un pezzo dell'impalcatura dell'Universo crollato. O Cristo! Noi Ti supplichiamo, perdona! Dolcezza infinita, non ti ricordare che di Te stesso!
Padre nostro
Cuius animam gementem, contristatam et dolentem pertransivit gladius.
Terza Stazione Gesù cade per la prima volta
Ti adoriamo, o Cristo...
O Cristo! Tu ci hai detto: "Il mio giogo è dolce, e il mio carico leggero" Ma noi non abbiamo la tua mansuetudine, e il nostro giogo ferisce, il nostro carico schiaccia. Il peccato, è questo gravame che ci rende troppo pesanti e ci allontana da Dio, questa pesantezza che ci attira verso il nulla, questa oscura patria che non riusciamo a dimenticare, e questo cumulo di menzogne, di violenze e di crudeltà che Tu espii al posto nostro. Tu, Tu stesso non puoi portarne il peso senza piegarti. E come in eco al primo dei tre rinnegamenti di Pietro le tue ginocchia urtano contro il suolo Per una specie di Preghiera che noi non esaudiremo, o Cristo senza peccato, noi ti supplichiamo, perdona! Oggi non ti ricordare che della tua misericordia!
Padre nostro
O quam tristis et afflicta fuit illa benedicta Mater Unigeniti!
Quarta Stazione Gesù incontra sua madre
Ti adoriamo Cristo...
Qui due sguardi s'incrociano: quello della Passione che sale verso il suo inesorabile compimento, quello della Compassione che invade i Cieli. Dove, in quale abisso termina la sofferenza della madre che perde suo figlio? Questa sofferenza rovescia l'ordine del mondo, affronta la speranza, sfida la fede. La ferita che apre non si rimargina più. Ed è questa la sofferenza che noi ti abbiamo inflitto a te, Maria, tabernacolo delle otto beatitudini. Dolce e povera; pacifica e misericordiosa; cuore purissimo tu che piangi su questa via; santuario distrutto sulla terra dal dolore, ricostruito nell'eternità dalla grazia, ave, Maria!
Ave Maria
Quae moerebat et dolebat, pia Mater, dum videbat nati poenas incliti.
Quinta Stazione Simone di Cirene porta la croce di Gesù
Ti adoriamo Cristo...
Dal momento che il condannato insanguinato e debilitato dalla flagellazione incespicava sulla strada, quelli che lo conducevano, dice il Vangelo, presero tra la folla un certo Simone di Cirene, che ritornava dai campi, e lo costrinsero a caricarsi della croce, per portarla dietro a Gesù.
O Cristo! In questo giorno in cui si sono coalizzati per condannarti il tradimento, l'ignoranza, l'odio settario, l'ingiustizia e la ragion di Stato, sua inseparabile alleata, nella tua bontà tu hai dunque permesso che, attraverso uno di noi, preso a caso dai soldati che facevano la tua volontà credendo di imporre la loro, noi fossimo associati all'opera misteriosa della nostra salvezza. Affinché non fossimo del tutto esclusi dalla tua Passione, che ci fosse almeno un uomo che Ti seguisse, quando gli altri ti fuggivano, e che ci fosse sotto il peso della croce, un breve istante di rassomiglianza Tra il Salvatore e il salvato!
Padre nostro
Quis est homo qui non fleret, Matrem Christi si videret in tanto supplicio?
Sesta Stazione La Veronica asciuga il volto di Gesù
Ti adoriamo Cristo...
Veronica, Tu che avesti il coraggio di sfidare il branco sguinzagliato sui passi del Salvatore, e di superare l'invisibile frontiera che separa il condannato dal resto dei viventi, donaci, anche a noi, il coraggio di riconoscere e di avvicinare la Verità, offesa, misconosciuta e bandita dalla società degli uomini, tu che, tra le grida della calca che non comprendeva nemmeno il furore, non hai inteso che l'invincibile mormorio della tua pietà, non consentirci di restare sordi al lamento di quelli che stanno per morire. Veronica, Tu che hai preso nelle tue mani il volto dei Salvatore, in un gesto di cui la tradizione non ha mai dimenticato la bellezza, prega per i tuoi fratelli, abbi compassione della loro debolezza, della loro poca fede e del loro poco amore, tu che non conoscevi la paura, e che, correndo ad asciugare col tuo velo il sangue ed il sudore della sofferenza, hai raccolto il volto straziato della divina carità!
Tutti:
Padre nostro
Quis non posset contristari, Christi Matrem contemplari, dolentem cum Filio?
Settima Stazione Gesù cade per la seconda volta
Ti adoriamo Cristo...
"Non spezzerà la canna incrinata, dice la Scrittura, non spegnerà lo stoppino dalla fiamma smorta"
O Cristo! Tu non sei venuto a vincere gli imperi perché la tua storia non si scrive con il sangue degli altri ma con il tuo. Tu non sei venuto a giudicare e a punire, ma a dare la tua vita a chi senza di Te passa e muore Tu sei venuto a raccogliere sino all'ultimo granello questa polvere, di cui siamo fatti, affinché niente sia perso di ciò che tu hai creato, affinché riviva mediante la carità ciò che il peccato corrompe e uccide, affinché non ci sia niente sulla terra di così basso, di così miserabile e di così disprezzato Che pur non sia sopra il tuo abbassamento, Messia sconfitto, scacciato dal mondo, e che, per ottenere per sempre il consenso delle coscienze, piega il ginocchio per la seconda volta!
Padre nostro...
Pro peccatis suae gentis, vidit Iesum in tormentis, et fiagellis subditum.
Ottava Stazione Le donne di Gerusalemme piangono su Gesù
Ti adoriamo Cristo...
Era seguito da una grande moltitudine di popolo, ed alcune donne si battevano il petto e facevano lamento su di lui. Allora Egli girò verso di esse lo sguardo che vedeva la fine dei tempi, e disse loro: "Figlie di Gerusalemme! Non piangete su di me, ma piangete piuttosto su di voi e sui vostri figli, perché verranno giorni in cui si dirà: Beate le sterili, beati i grembi che non hanno partorito, il seno che non ha allattato! Allora grideranno alle montagne: Cadete su di noi! E alle colline: Copriteci".
O Cristo! La tua profezia non tarderà a compiersi, presto Gerusalemme sarà distrutta. Del Tempio dove Tu insegnasti non resterà più che un muro battuto durante i secoli dal flusso dei figli di Israele, come una diga che trattiene le suppliche, come uno sbarramento alle lacrime, ed ancor oggi la pace non è tornata su questa terra santa dove Tu hai pronunciato - era dunque invano? - la sola parola che possa far tacere le armi, il giorno in cui Tu hai detto ai tuoi discepoli: "Amate i vostri nemici!"
Tui nati vulnerati, tam dignati pro me pati, poenas mecum divide.
Nona Stazione Gesù cade per la terza volta
Ti adoriamo Cristo...
L'essere umano, che viene dall'amore, ritorna all'amore attraverso la sofferenza e la morte. L'amore stesso glielo dice dai primordi del mondo ma egli non lo sente. Tutti gli esseri umani e tutte le cose che sono sulla terra e nel cielo e fino all'ultimo granello di luce dell'immensa notte non hanno altra causa che l'amore. L'amore stesso è venuto a dircelo e noi l'abbiamo fatto tacere.
O Cristo! Tu ci hai detto di modellare il nostro cuore sul tuo ed ecco che i soldati Ti spingono verso le propaggini sinistre di questa collina offerta agli avvoltoi. Ed ecco che sotto il peso dei tuoi doni disprezzati Tu cadi per la terza volta.
Padre nostro
Eia Mater, fons amoris, me sentire vim doloris fac, ut tecum lugeam.
Decima Stazione Gesù è spogliato delle vesti
Ti adoriamo Cristo...
Stanno per dividersi le tue vesti. Tireranno a sorte la tua tunica senza cuciture e tessuta tutta d'un pezzo, come la Sacra Scrittura dal primo giorno della creazione intrecciata filo a filo e mai spezzata, che rivela e vela nello stesso tempo la presenza di Dio e che non dovrebbe mai essere letta che in ginocchio. Le tue vesti sono le parole del tuo messaggio, o Cristo! Annunziano e nascondono la tua Persona, in essa è Lei che bisogna cercare perché noi sappiamo, proprio noi, che la Verità sei Tu che non c'è nessuna verità in cui Tu non sia; nessuna menzogna dove Tu venga. Sia benedetta la tua Persona purissima, spogliata dagli straccivendoli della storia e che ci lascia, con la sua tunica, anche la sua carne straziata!
Fac ut ardeat cor meum in amando Christum Deum, ut sibi complaceam.
Undicesima Stazione Gesù è inchiodato sulla croce
Ti adoriamo Cristo...
Le tue mani che hanno benedetto, Signore. Le tue mani che hanno guarito che hanno reso la vista ai ciechi, che hanno cancellato la lebbra dai volti e che disegnavano sulla sabbia mentre i falsi giudici della donna adultera lasciavano uno ad uno il loro tribunale di morte. Le tue mani che hanno spezzato il pane e versato il vino affinché le invisibili verità della fede nutrissero ed irrigassero le incerte realtà di questo mondo visibile. Le tue mani che hanno tanto donato e così poco ricevuto, Signore. Le tue mani generose fissate al legno resteranno eternamente aperte. Il ferro acuminato trapassa i piedi che hanno santificato la terra. La giustizia mentitrice degli uomini ha portato a termine la sua opera e sotto il sole oscurato dall'uragano e dal crimine tutto è pronto per l'innalzamento inchiodato del Crocifisso.
Padre nostro
Sancta Mater, istud agas, crucifixi fige plagas, cordi meo valide.
Dodicesima Stazione Gesù muore sulla croce
Ed ora, Signore, Tu non sei più che un intreccio di sofferenze, tese e moltiplicate l'una dall'altra; non c'è più un respiro che non soffi in Te la devastazione e l'incendio; non c'è più una fibra del tuo corpo tirate tutte come le corde dell'arpa, he non emetta la vibrazione del dolore e tuttavia Tu dici: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Essi non sanno nemmeno ciò che dicono quando ti gridano durante la tua agonia: "Salvatore, salva te stesso!". Essi non comprendono che nella tua immobilità tremenda Tu vai a cercarli fino all'estremo della loro miseria e del loro peccato, fino al fondo dei loro ultimi rifiuti e, più lontano ancora, nelle nebbie della loro indifferenza. O Cristo! Tu non conoscevi la notte ed eccola che viene ad ascoltare le cupe parole del salmo: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?". Era necessario che Tu le pronunciassi queste parole perché nessuno potesse dire che Tu non avevi conosciuto la suprema angoscia della condizione umana, e perché quasi si spegnesse in Te l'ultima scintilla di quella gioia divina che Tu nascondevi ai tuoi apostoli, infine perché ci fosse all'apice del tuo sacrificio questa eclissi di divinità che Ti rende simile a noi. Perché fosse deviato il colpo fatale che ci siamo inferto da soli, scegliendoci noi stessi all'alba della creazione, e affinché non fossimo mai più soli nella nostra morte, Tu muori, o Cristo!
Vidit suum dulcem natum moriendo desolatum dum emisit spiritum.
Tredicesima Stazione Gesù è deposto dalla croce e consegnato alla madre
Ti adoriamo Cristo...
Tutto è compiuto. Il tuo sguardo, Signore, che ha battezzato la terra, il tuo sguardo che rende eterni e che ha rivestito di una luce nuova gli esseri e le piccole cose della vita, il tuo sguardo non è più. Tutto è compiuto. Sono fissati per sempre, non usciranno più dalla memoria umana coloro che Tu hai incontrato nella parabola della tua vita, l'apostolo e il miserabile, il giovane ricco e la donna al pozzo di Giacobbe, Pilato che continuerà a lavarsi le mani fino alla fine dei tempi, Caifa col dito levato per enunciare le smorte sentenze di tutte le sapienze rese marce per l'avarizia del cuore, il cieco che ha visto la sua immagine sorgere dalle acque, Lazzaro in piedi, sfuggito ai flaccidi artigli delle tenebre, Marta che non aveva un minuto per sé e la sorella contemplativa che aveva scelto la parte migliore, Nicodemo che avrebbe voluto comprendere e il Centurione che non dubitava affatto! Tutto è compiuto. Il tuo corpo trafitto, staccato dalla croce, scivola nelle braccia di tua madre, di Giovanni, il figlio che Tu le hai affidato, di Maddalena accanto a loro che brucia, attorcigliata dal dolore. O Maria! L'essere benedetta tra tutte le donne implicava che tutto ti sarebbe stato richiesto, di subire, di sapere e di accettare! Tutto è compiuto. Sulla collina dei suppliziati, dove il mondo si offre la morte in spettacolo, non c'è più nessuno attorno a te, all'infuori di questi tre esseri immensi, che risplenderanno fino alla fine dei giorni e che ora Ti piangono, o Cristo, irruzione di luce sfuggita!
Padre nostro
Fac me tecum pie flere, crucifixo condolere, donec ego vixero.
Quattordicesima Stazione Il corpo di Gesù è sepolto
Ti adoriamo Cristo...
È finita. Quest'ora in cui tutto sembra perduto è l'ora della fede, e di essa sola. La fede è la dolce fidanzata di Dio. Egli la guarda con tenerezza, come la sposa del Cantico, e come l'unica prova d'amore che noi possiamo offrirgli, È - appunto questa che è venuto a cercare sulla terra e che temette un giorno, contemplando Gerusalemme, di non ritrovare quando sarebbe tornato. Essa lo attende con uguale pazienza, veglia in mezzo ai soldati addormentati, davanti al sepolcro, dove è stato deposto il tuo corpo, Signore. Nulla la turba e nulla la spaventa, essa si è fatta come alleati tutto ciò che forma l'angoscia o la disperazione degli uomini increduli, la sofferenza, che la rende simile a Te, il tempo, questo viaggio dell'eternità in un universo che non è il suo, essa ama, il resto che le importa? Per essa, questa tomba stretta e nuova, dove tu riposi, Signore, è l'arca della nuova alleanza, ma non è più la Legge ch'essa contiene, è la Santità, il principio della Chiesa e dei compimenti futuri, essa sa che il terzo giorno tu risorgerai. Signore, nascosto in questo mondo ancora più profondamente che nel sepolcro, Tu che i nostri peccati crocifiggono, Tu che abbiamo seppellito nei nostri cuori spezza in noi la pietra che abbiamo sigillato su di Te, te lo chiede la nostra povera fede. Nel suo lutto del Venerdì Santo qualcosa in essa già canta a mezza voce perché questa notte che l'avvolge non è per essa che l'inizio di un giorno E il giorno sei Tu, o Cristo!
Padre nostro
Quando corpus morietur fac ut animae donetur paradisi gloria. Amen.
Bendizione
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Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì