6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
| Via Crucis di Paolo VI |
|
|
|
|
Di Paolo VI
Prima staizone La Condanna Il tuo volto, o Signore, è grave e tranquillo: ma quale violenza subisce il tuo cuore!
Per Te, a cui sono essenzialmente note le ragioni della verità e della giustizia, non poteva essere contraddizione più fiera che la condanna della vita (Tu sei la Vita, o Cristo!) alla morte.
Le profezie da Te pronunziate sulla tua fine e l'agonia del Getsemani svelano questa incommensurabile contraddizione, e ci lasciano capire qualche cosa delle tue ineffabili sofferenze interiori.
Signore, insegnami a credere nella verità e nella giustizia, anche quando chi la rappresenta e la proclama talvolta smentisce, così che io stesso non abbia a soffrirne iniqui castighi.
Seconda Stazione La Croce
Le tue braccia, o Signore, accolgono il legno del disonore; la grande pazienza sta per consumare il supremo sacrificio.
Oh, gesto divino di insuperabile rassegnazione!
Oh, mitezza che disarma la tua onnipotenza per trovare nella voluta debolezza di vittima l'adesione perfetta al divino volere, l'offerta completa alla divina giustizia.
Insegnami, o Signore, la virtù dell'accettazione, la forza di una sapiente passività, il valore del totale abbandono nel compimento dei disegni divini, anche se vengono indicati dalla iniquità umana e dalla cieca sventura.
Terza Stazione La prima caduta
Le tue membra sono stanche e spossate, o Signore, e non sostengono più il peso della croce.
Hai voluto conoscere e sperimentare questa nostra grande e comune miseria della fatica che svigorisce e fa sentire la nostra radicale impotenza.
Grazie, o Signore, di questa pietosa solidarietà con la nostra miseria: grazie, o Signore, di aver fatto di questa infermità una sorgente di espiazione e di salute.
Ch'io senta rivolte a me le parole di sant'Agostino: "La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha redento".
Quarta Stazione La Madre
Signore, rinuncio a comprendere, non a contemplare l'incontro di Te paziente e umiliato con la Vergine tua Madre.
Chi soffre alla vista di persona confidente e amata, resta sorpreso e vinto da ineffabile commozione e piange.
Tu più forte, Tu più saggio, senti certamente la pietà immensa della dolce presenza, ma la commisuri alla pietà, inviolabile da ogni altro sentimento, verso il Padre celeste; e la compassione umana è sublimata dalla fortezza divina.
Austero mi pare il tuo volto, o Gesù: compreso com'è dall'unico dovere, dall'unico amore: la volontà del Padre, e la Madre associ così alla tua missione redentrice.
"Oh, Madre, fonte dell'amore, fammi sentire la violenza del dolore, perché io possa piangere con Te".
Quinta Stazione Il Cireneo
Ignaro e ribelle, questo umile e oscuro rappresentante del genere umano, Tu l'hai amato certamente, o Signore, cedendogli il peso della tua croce, e forse in quel momento gli hai infuso nel cuore l'amore all'odiato legno.
Così, almeno, avresti voluto essere aiutato, non soltanto con la forzata accettazione della croce, ma con la comprensione altresì del legame che essa stabilisce fra Te, Redentore, e il seguace redento.
Cominciò in quel momento la diffusione della tua passione, e Tu allargasti il nostro cuore a soffrire e ad amare negli altri che con Te e per Te sarebbero stati crocifissi.
Sesta Stazione La Veronica
Della nostra pietà, o Signore, Tu non disdegni il conforto.
Grande cosa sarà ormai piangere e soffrire con Te, destino sublime delle anime umili e pietose che della commozione e della compassione per i dolori dell'uomo-Dio fanno loro arcana e umana filosofia, a cui la più lucida e orgogliosa sapienza dovrà rendere omaggio per non restare muta sull'immenso tormentoso problema dell'umano soffrire.
Grazie, o Signore, d'averci consegnato la tua afflitta figura, aprendo così la contemplazione della tua beata e beatificante passione.
Settima Stazione La seconda caduta
Un'altra volta Tu cadi, o Signore, perché la tua sofferenza è senza sostegno: nessuno condivide abbastanza il peso della tua croce.
Tu sei solo: perché solo è chi soffre, incomunicabile è il dolore, il tuo dolore, specialmente, o Cristo.
Così hai patíto anche questa pena, grave sopra le altre: la solitudine in mezzo alla folla, l'isolamento in mezzo alla gente dal cuore lontano o nemico.
Ma Tu, che di nessuno hai bisogno, perché sei con Te stesso, infinito, che di nessuna parola altrui hai desiderio, perché sei Tu stesso parola, concedi che qualcuno, io stesso se non disdegni, Ti assista e Ti comprenda, e, nella comunione con la tua passione, goda quella con la tua redenzione.
Ottava Stazione Le donne piangenti
Signore, ascolto tremante le tue ispirate parole: esse rivelano la solenne grandezza dell'anima tua.
Esse trascendono i confini dell'umana pietà e aprono quelli terribili e maestosi della giustizia divina.
Tu pensi più all'altrui dolore che al tuo presente.
Tu mostri quanto sia più infelice la condizione del colpevole di quella del sofferente.
Tu sveli la permanente e inesorabile incombenza della nemesi divina proprio quando l'ordine sembra offeso e inesistente.
Tu ancora una volta svegli le anime dal torpore alla coscienza dei destini superiori, e le conduci con minacce e con bontà senza pari dalla compassione umana al timore divino.
Così, mentre si spegne la tua stanca fatidica parola, si accenda in noi la vegliante visione dell'ira futura.
Nona Stazione La Terza caduta
Io cercherò un conforto supremo da codesta ineffabile afflizione, o Signore: essa mi è testimonio che Tu hai sperimentato l'estrema stanchezza delle membra infrante, e Ti sei curvato sulla terra ingrata per coricarti di fianco alla nostra disperata sconfitta.
Per sorreggere chi non ha più coraggio, per condividere la pena di chi ha perduto la speranza, per farTi fratello di chi l'infermità del corpo e l'avversità degli eventi traduce in sconsolato pessimismo, ancora una volta sei caduto, o divino Sostenitore dell'universo.
E in questa misteriosa umiltà insegni ancora a lottare e sperare.
Decima Stazione Le vesti spogliate
Perché, o Signore, questo oltraggio alla tua dignità e alla tua sofferenza?
Perché i miei occhi fossero pieni di raccapriccio e di riverenza: perché la tua sorte di condannato, di umiliato, fosse palese, perché il mio spirito comprendesse che Tu hai tutto dato, tutto immolato, perfino la tua dignità, per mostrarTi qual sei, vittima senza riserve e senza rifugio.
Sola riserva e solo rifugio Ti è la coscienza, santuario d'infinita pena e d'infinita fortezza: perciò rifiuti, o Gesù, la bevanda narcotica che Ti è presentata (pietà che non Ti è accetta), mentre fino in fondo all'umiliazione, alla vergogna, al dolore, bevi, ludibrio agli uomini, o Salvatore, il tuo calice senza nome.
Undicesima Stazione La crocifissione
Ora i miei occhi non vorrebbero vedere, le mie orecchie sentire.
Colpi duri e gemiti strazianti: sangue e spasimo, povero dolce Gesù.
"Lo crocifissero".
Sì, inchiodato, straziato, appeso al patibolo ove la vergogna eguaglia il dolore, e la crudeltà la pena.
"Soffrire col Crocifisso": ma come è possibile? come è desiderabile?
"Estremo e totale supplizio degli schiavi" la croce: come diventerà segno di speranza e di salvezza?
Qui, Gesù ha dato tutto: "Li amò sino alla fine", qui alla stazione lancinante delle mani trafitte, dei piedi inchiodati: tutto l'amore, tutto il sacrificio.
Ora la vittima è immolata sull'altare: ascoltiamo il suo lamento, fatto preghiera per noi, i crocifissori.
"Perdona loro, non sanno quello che fanno "
Estrema follia di divina bontà: ecco il suo cuore.
Dodicesima Stazione La morte
Se io fossi stato presente al momento della morte di Cristo, che cosa avrei compreso del dramma fatale?
Avrei capito qualche cosa del supremo contrasto e della pace suprema che colà si compivano?
Contrasto fra la dolcezza dell'essere tuo, o Signore, e l'asprezza del dolore a Te inflitto, o pacifico paziente: fra la falsa giustizia e la tua innocenza, o pacifica vittima: fra la malizia umana e la tua divina santità, o pacifico Salvatore: fra la morte e la vita, o pacifico vittorioso.
Vorrei tutto comprendere: la violenza dell'ora segnata nei secoli, la fortuna ineffabile che ne deriva; la desolazione incommensurabile del mondo che trema e si oscura, e l'ininterrotto colloquio del tuo spirito che trapassa al Padre; l'esperienza più evidente e dolorosa della nostra nella tua rovina, la incipiente speranza della nostra nella tua salvezza.
E dire umilmente: Veramente Tu sei il Figlio di Dio: abbi pietà di me.
Tredicesima Stazione La deposizione
Qui è il pianto sulla tua morte, qui è il culto delle tue piaghe, qui è la pietà per il tuo corpo immolato, o Gesù.
Dammi, o Signore, la devozione alla tua passione; fammi comprensore della croce; lascia che una salutare commozione mi renda partecipe del dramma della morte redentrice del Verbo incarnato.
Io so che non avrò mai capito questo mistero abbastanza, né mai abbastanza compatito ed amato.
Eppure freme la natura davanti al tuo cadavere; si squarcia il velo del tempio, si scuote la terra, si spezzano le pietre, si aprono le tombe.
Commuovi finalmente, o Signore, il mio spirito e lascia che io muto mi avvicini alla Madre dolorosa e impari a piangere.
Quattordicesima Stazione Il sepolcro
Il mistero della morte dischiude, o Signore, il suo orrore e il suo segreto quando Tu entri nel sepolcro. Il Figlio di Dio morto, la vita, la sorgente d'ogni vita, lascia il corpo benedetto in preda alle inesorabili leggi della natura inferiore, e lo consegna cadavere alla terra divoratrice.
Lo lascia per riprenderlo rinnovato e maggiormente vivificato: lo lascia nel nostro sonno mortale per risvegliarlo nel suo trionfo immortale; lo lascia frumento del nostro campo terreno al silenzio, al freddo, al disfacimento, per subito rianimarlo alla primavera celeste della luce e della energia divina.
Vuole seminare nella tomba la speranza, vuole insegnarci a morire per vivere.
E Tu sii benedetto, o Signore, vincitore della morte.
Preghiera presso il Santo Sepolcro Dove Tu, o Signore Gesù, l'innocente, sei stato accusato, il giusto, sei stato giudicato, il santo, sei stato condannato, Tu, Figlio dell'uomo, sei stato tormentato, crocifisso e messo a morte, Tu, Figlio di Dio, sei stato bestemmiato, deriso e rinnegato, Tu, la luce, sei stato spento, Tu, il Re, sei stato innalzato su una Croce, Tu, la Vita, hai subìto la morte e Tu morto sei risorto alla vita: noi ci ricordiamo di Te, o Signore Gesù, noi Ti adoriamo, o Signore Gesù, noi T'invochiamo, o Signore Gesù.
Qui, o Signore Gesù, la tua passione è stata oblazione, prevista, accettata, voluta; è stata sacrificio: Tu ne fosti la Vittima, Tu, il Sacerdote. Qui la tua morte fu l'espressione, la misura del peccato umano, fu l'olocausto del supremo eroismo, fu il prezzo offerto alla giustizia divina, fu la prova del supremo amore. Qui fu il duello fra la vita e la morte. Qui Tu fosti il Vincitore, o Cristo per noi morto e per noi risorto. Dio Santo, Dio forte, Dio Santo e immortale, abbi pietà di noi!
Siamo qui, o Signore Gesù. Siamo venuti come i colpevoli ritornano al luogo del loro delitto; siamo venuti come colui che Ti ha seguito, ma Ti ha anche tradito, tante volte fedeli e tante volte infedeli; siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto fra i nostri peccati e la tua passione: l'opera nostra e l'opera tua; siamo venuti per batterci il petto, per domandarTi perdono, per implorare la tua misericordia; siamo venuti perché sappiamo che Tu puoi, che Tu vuoi perdonarci, perché Tu hai espiato per noi. Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza. Agnello di Dio che togli i peccati del mondo: perdonaci, o Signore.
Signore Gesù, Redentore nostro, ravviva in noi il desiderio e la confidenza nel tuo perdono, rinfranca la nostra volontà di conversione e di fedeltà, facci gustare la certezza ed anche la dolcezza della tua misericordia.
Signore Gesù, Redentore e Maestro nostro, dacci la forza di perdonare agli altri, affinché anche noi possiamo essere veramente da Te perdonati.
Signore Gesù, Redentore e Pastore nostro, metti in noi la capacità d'amare, come Tu vuoi, sul tuo esempio e con la tua grazia, Te, e quanti in Te ci sono fratelli.
Signore Gesù, Redentore nostro e nostra Pace, che ci hai fatto conoscere il tuo ultimo desiderio: "che tutti siano uno", esaudisci questo desiderio che noi facciamo nostro e diventa qui nostra preghiera: "che tutti siamo uno".
Signore Gesù, Redentore nostro e nostro Mediatore, rendi efficaci presso il Padre dei cieli le preghiere che gli rivolgiamo ora nello Spirito Santo.
(Gerusalemme, Basilica del Santo Sepolcro, 4 gennaio 1964)
|
Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì