6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
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L'anno liturgico
Cristo e la sua opera non sono finiti. Realizzando la promessa, è sempre presente e rivive il suo mistero. La liturgia è il momento privilegiato nel quale si fondono passato, presente e futuro della salvezza. È il tempo di Cristo Signore. A sua volta, la liturgia è il tempo del cristiano, perché in essa si realizza l'incontro con Cristo salvatore; e perché in questo modo il tempo e le azioni del credente vengono immerse in quelle di Cristo e acquistano dimensione di eternità. La Chiesa ci presenta tutto questo in modo semplice: ci offre un programma per continuare a vivere il mistero di Cristo in tempi successivi, come li visse lui: nascita, epifania, battesimo, predicazione, morte, risurrezione, ascensione al cielo... È l'anno liturgico. In questo modo possiamo seguire passo per passo il Signore, ci configuriamo con la sua immagine, riceviamo il suo messaggio e la sua salvezza e avanziamo giorno dopo giorno verso la meta, verso il «passaggio» - la pasqua - dal nostro uomo vecchio intriso di peccato e di morte all'uomo nuovo dell'amore e della vita risuscitata (SC 102).
Schema dell’anno liturgico
- Avvento: inizio dell'anno liturgico (verso novembre);
- Natale - Epifania (dicembre, gennaio);
- Quaresima-Settimana santa (marzo, aprile);
- Pasqua (domenica successiva alla luna piena dopo l'equinozio di primavera, cioè fra il 22 marzo e 25 aprile), Ascensione, Pentecoste (Trinità, Corpus Domini, Sacratissimo Cuore di Gesù);
- Tempo ordinario: dal lunedì dopo il Battesimo del Signore (gennaio) fino alla Quaresima (febbraio, marzo) e dal lunedì dopo la Pentecoste (maggio, giugno) all'ultima domenica del tempo ordinario, Cristo Re d l'universo (novembre).
Per una maggior varietà e ricchezza, le letture bibliche per le domeniche sono state distribuite in tre cicli (A, B e C) e vengono proposte molte letture per le altre celebrazioni. In questo modo il percorso scritturistico risulta molto ampio.
L'Avvento
Avvento viene da adventus, cioè venuta, arrivo. All’inizio era una festa pagana per celebrare la venuta dell'imperatore o di un grande personaggio. La Chiesa adottò il termine e lo applicò alla venuta del Signore. Ma l'Avvento ha anche a che vedere con un'altra festa pagana, quella del solstizio d'inverno, che si celebrava il 25 dicembre per ricordare l'inizio della vittoria de1 sole sulla notte. Bisognava «cristianizzare» questa festa pagana, perché i battezzati abbandonassero le feste di idolatria al dio Sole e incentrassero la loro gioia su Cristo, il nuovo sole e il nuovo giorno scorza tramonto. Questo accadeva nel secolo IV. Quasi fin dalle origini si innesta nell'avvento-preparazione la dimensione fondamentale dell'attesa, con il suo duplice aspetto, natalizio ed escatologico; cioè attesa di Cristo che viene e nasce a Betlemme, e attesa di Cristo che verrà alla fine dei tempi. L'Avvento cristiano diventa così l'attesa di qualcuno, Gesù, che con la sua venuta rianima la nostra speranza e la tiene viva e vigile fino al suo ritorno definitivo. È la tensione cristiana del «già e non ancora ». Natale
Il 25 dicembre, che nel calendario veniva indicato nome Natalis Solis invicti (nascita del sole invitto) venne gradualmente sostituito con il Natalis Christi (nascita di Cristo). Cristo, sole di giustizia, luce del mondo, giorno senza tramonto, è celebrato nel periodo in cui la luce inizia la sua vittoria sulle tenebre, perché a partire da oggi (il giorno più corto) la luce aumenta fino al solstizio d'estate. Proprio nel solstizio d'estate (il giorno più lungo) celebriamo la nascita di san Giovanni Battista (24 giugno: i “fuochi” di san Giovanni); egli è il luminare maggiore del1'Antico Testamento, ma non è il sole, né la luce, è « testimone della luce » (Gv 1,8). Giovanni non vince le tenebre: da quella data in poi, la notte sarà sempre un po' più lunga. Invece Cristo vince le tenebre perché è la luce. Tutto questo, per l'Occidente era molto chiaro. Invece in Oriente, soprattutto in Egitto e in Arabia, la festa del dio sole era celebrata il 6 gennaio: «epifania» o manifestazione della divinità solare. Per questo la Chiesa orientale fissò la celebrazione di Cristo-sole al 6 gennaio: Epifania o manifestazione di Cristo. Questa differenza si è mantenuta da allora, prima metà del secolo IV, fino a oggi. Ma con un arricchimento reciproco, perché nella seconda metà dello stesso secolo IV l'Occidente prolunga il tempo di Natale fino all'Epifania e l'Oriente celebra il 25 dicembre come preludio dell'Epifania.
Quaresima
La liturgia presenta la Quaresima con un simbolismo geniale: - Ci chiama nel « deserto ». Quando Dio vuole qualcosa di importante da qualcuno, lo porta nel deserto: silenzio, tranquillità, raccoglimento... Solo con se stesso (in cerca di identità), con Dio (trascendenza) e con la gente a cui è mandato in missione (solidarietà). - Quaranta giorni. Il numero quattro seguito da zeri, nella Bibbia, significa una situazione difficile dell'uomo tentato, o la preparazione a una missione importante. Quaranta giorni del diluvio, quarant'anni di Israele verso la terra promessa e quaranta giorni di Gesù nel deserto sono esempi significativi. Nella Quaresima (quaranta giorni) Dio ci chiama per un impegno fondamentale. La Quaresima è un cammino che porta a una meta: la Pasqua del Signore: morte e vita, croce e risurrezione. L'esito finale è appassionante: essere uomini nuovi, identificati con Cristo risorto. Il cammino è uguale al suo: « Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, dove uccideranno il Figlio dell'uomo » (Lc 18,31-33). Morire al nostro uomo vecchio; Gesù ci accompagna e ci incoraggia con il suo annuncio inconfutabile: « E il terzo giorno risorgerà ».
Pasqua
Seguendo i passi del Signore risorto, indicati nei Vangeli e negli Atti degli apostoli, molto presto la Pasqua viene prolungata fino all'Ascensione e si chiude con la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste (« il cinquantesimo giorno »). La domenica di risurrezione è strettamente collegata con laveglia pasquale, di cui è il culmine. Continua la festa della luce con il cero nel posto d'onore. Cantiamo esultanti l'alleluia. Allo stesso modo viene sottolineata l'unità di tutto il mistero pasquale: il Cristo risorto è lo stesso che è morto e ha vinto la morte. Partendo dal racconto della risurrezione, le domeniche di Pasqua seguono i passi del Risorto e i suoi incontri con gli apostoli: Emmaus, cenacolo, Tommaso, pesca sul lago. La quarta domenica presenta la figura del buon pastore, la quinta parla di Cristo via, verità e vita o del comandamento dell'amore. E la sesta offre il discorso di commiato del Signore. Contemporaneamente la lettura degli Atti degli Apostoli segue i passi dei discepoli e delle prime comunità.
Tempo ordinario
Occupa trentaquattro settimane dell'anno liturgico. Concretamente, dalla festa del Battesimo del Signore alla Quaresima e dalla Pentecoste a Cristo Re, festa con cui termina l'anno liturgico. Il Tempo ordinario non contempla un aspetto specifico del mistero pasquale, come fanno i tempi forti, ma sviluppa un suo programma continuato: segue passo passo i vangeli, presentando Gesù nella sua vita pubblica. Ogni brano di vangelo ci introduce nel messaggio e nel contenuto di quel momento della vita del Signore. Quindi è un nuovo passo per vivere in pienezza il mistero di Cristo. In questo modo l'anno liturgico « completa » la memoria che facciamo della salvezza portata a termine in Cristo.
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Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì