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L'anno liturgico PDF Stampa E-mail

L'anno liturgico

 

Cristo e la sua opera non sono finiti. Realizzan­do la promessa, è sempre presente e rivive il suo miste­ro. La liturgia è il momento privilegiato nel quale si fon­dono passato, presente e futuro della salvezza. È il tem­po di Cristo Signore.

A sua volta, la liturgia è il tempo del cristiano, per­ché in essa si realizza l'incontro con Cristo salvatore; e perché in questo modo il tempo e le azioni del cre­dente vengono immerse in quelle di Cristo e acquista­no dimensione di eternità.

La Chiesa ci presenta tutto questo in modo sempli­ce: ci offre un programma per continuare a vivere il mi­stero di Cristo in tempi successivi, come li visse lui: na­scita, epifania, battesimo, predicazione, morte, risur­rezione, ascensione al cielo... È l'anno liturgico.

In questo modo possiamo seguire passo per passo il Signore, ci configuriamo con la sua immagine, ricevia­mo il suo messaggio e la sua salvezza e avanziamo giorno dopo giorno verso la meta, verso il «passaggio» - la pasqua - dal nostro uomo vecchio intriso di peccato e di morte all'uomo nuovo dell'amore e della vita risu­scitata (SC 102).

 

 

Schema dell’anno liturgico

 

-          Avvento: inizio dell'anno liturgico (verso novembre);

 

-          Natale - Epifania (dicembre, gennaio);

 

-          Quaresima-Settimana santa (marzo, aprile);

 

-          Pasqua (domenica successiva alla luna piena dopo l'equinozio di primavera, cioè fra il 22 marzo e 25 aprile), Ascensione, Pentecoste (Trinità, Corpus Domini, Sacratissimo Cuore di Gesù);

 

-          Tempo ordinario: dal lunedì dopo il Battesimo del Signore (gennaio) fino alla Quaresima (febbraio, marzo) e dal lunedì dopo la Pentecoste (maggio, giugno) all'ultima domenica del tempo ordinario, Cristo Re d l'universo (novembre).

 

Per una maggior varietà e ricchezza, le letture bibliche per le domeniche sono state distribuite in tre cicli (A, B e C) e vengono proposte molte letture per le altre celebrazioni. In questo modo il percorso scritturistico risulta molto ampio.

 

L'Avvento

 

Avvento viene da adventus, cioè venuta, arrivo. All’­inizio era una festa pagana per celebrare la venuta del­l'imperatore o di un grande personaggio. La Chiesa adottò il termine e lo applicò alla venuta del Signore. Ma l'Avvento ha anche a che vedere con un'altra fe­sta pagana, quella del solstizio d'inverno, che si cele­brava il 25 dicembre per ricordare l'inizio della vittoria de1 sole sulla notte. Bisognava «cristianizzare» questa festa pagana, perché i battezzati abbandonassero le feste di idolatria al dio Sole e incentrassero la loro gioia su Cristo, il nuovo sole e il nuovo giorno scorza tramonto. Questo accadeva nel secolo IV. Quasi fin dalle origini si innesta nell'avvento­-preparazione la dimensione fondamentale dell'attesa, con il suo duplice aspetto, natalizio ed escatologico; cioè attesa di Cristo che viene e nasce a Betlemme, e attesa di Cristo che verrà alla fine dei tempi. L'Avvento cristiano diventa così l'attesa di qualcu­no, Gesù, che con la sua venuta rianima la nostra spe­ranza e la tiene viva e vigile fino al suo ritorno defini­tivo. È la tensione cristiana del «già e non ancora ».

 

Natale

 

Il 25 dicembre, che nel calendario veniva indicato nome Natalis Solis invicti (nascita del sole invitto) ven­ne gradualmente sostituito con il Natalis Christi (nascita di Cristo).

Cristo, sole di giustizia, luce del mondo, giorno senza tramonto, è celebrato nel periodo in cui la luce inizia la sua vittoria sulle tenebre, perché a partire da oggi (il gior­no più corto) la luce aumenta fino al solstizio d'estate. Proprio nel solstizio d'estate (il giorno più lungo) cele­briamo la nascita di san Giovanni Battista (24 giugno: i “fuochi” di san Giovanni); egli è il luminare maggiore del1'Antico Testamento, ma non è il sole, né la luce, è « testimone della luce » (Gv 1,8). Giovanni non vince le tenebre: da quella data in poi, la notte sarà sempre un po' più lunga. Invece Cristo vince le tenebre perché è la luce.

Tutto questo, per l'Occidente era molto chiaro. Inv­ece in Oriente, soprattutto in Egitto e in Arabia, la fe­sta del dio sole era celebrata il 6 gennaio: «epifania» o manifestazione della divinità solare. Per questo la Chiesa orientale fissò la celebrazione di Cristo-sole al 6 gennaio: Epifania o manifestazione di Cristo.

Questa differenza si è mantenuta da allora, prima me­tà del secolo IV, fino a oggi. Ma con un arricchimento reciproco, perché nella seconda metà dello stesso seco­lo IV l'Occidente prolunga il tempo di Natale fino al­l'Epifania e l'Oriente celebra il 25 dicembre come pre­ludio dell'Epifania.

 

Quaresima

 

La liturgia presenta la Quaresima con un simbolismo geniale:

- Ci chiama nel « deserto ». Quando Dio vuole qual­cosa di importante da qualcuno, lo porta nel deserto: silenzio, tranquillità, raccoglimento... Solo con se stesso (in cerca di identità), con Dio (trascendenza) e con la gente a cui è mandato in missione (solidarietà).

- Quaranta giorni. Il numero quattro seguito da zeri, nella Bibbia, significa una situazione difficile dell'uomo tentato, o la preparazione a una missione importante. Quaranta giorni del diluvio, quarant'anni di Israele verso la terra promessa e quaranta giorni di Gesù nel deserto sono esempi significativi. Nella Quaresima (quaranta giorni) Dio ci chiama per un impegno fondamentale.

La Quaresima è un cammino che porta a una meta: la Pasqua del Signore: morte e vita, croce e risurrezio­ne. L'esito finale è appassionante: essere uomini nuo­vi, identificati con Cristo risorto. Il cammino è uguale al suo: « Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, dove uc­cideranno il Figlio dell'uomo » (Lc 18,31-33). Morire al nostro uomo vecchio; Gesù ci accompagna e ci inco­raggia con il suo annuncio inconfutabile: « E il terzo giorno risorgerà ».

 

Pasqua

 

Seguendo i passi del Signore risorto, indicati nei Vangeli e negli Atti degli apostoli, molto presto la Pasqua viene prolungata fino all'Ascensione e si chiude con la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste (« il cinquantesimo ­giorno »).

La domenica di risurrezione è strettamente collegata con laveglia pasquale, di cui è il culmine. Continua la festa della luce con il cero nel posto d'onore. Cantiamo esultanti l'alleluia. Allo stesso modo viene sottolineat­a l'unità di tutto il mistero pasquale: il Cristo ri­sorto è lo stesso che è morto e ha vinto la morte.

Partendo dal racconto della risurrezione, le domeni­che di Pasqua seguono i passi del Risorto e i suoi in­contri con gli apostoli: Emmaus, cenacolo, Tommaso, pesca sul lago. La quarta domenica presenta la figura del buon pastore, la quinta parla di Cristo via, verità e vita o del comandamento dell'amore. E la sesta offre il discorso di commiato del Signore.

Contemporaneamente la lettura degli Atti degli Apo­stoli segue i passi dei discepoli e delle prime comunità.

 

Tempo ordinario

 

Occupa trentaquattro settimane dell'anno liturgico. Concretamente, dalla festa del Battesimo del Signore alla Quaresima e dalla Pentecoste a Cristo Re, festa con cui termina l'anno liturgico.

Il Tempo ordinario non contempla un aspetto specifico del mistero pasquale, come fanno i tempi forti, ma sviluppa un suo programma continuato: segue passo passo i vangeli, presentando Gesù nella sua vita pubblica.

Ogni brano di vangelo ci introduce nel messaggio e nel contenuto di quel momento della vita del Signore. Quindi è un nuovo passo per vivere in pienezza il mistero di Cristo. In questo modo l'anno liturgico « completa » la memoria che facciamo della salvezza portata a termine in Cristo.

 

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