6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
| Liturgia Spirito e Vita [Seconda Parte] |
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| Scritto da Prof. Paolo GIGLIONI |
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Principale "Liturgo" di questa celebrazione è Cristo: "lo stesso che offre ed è offerto, che dona ed è donato"[27]. Egli però in quest'opera così grande associa sempre a sé la Chiesa, sua Sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende culto all'Eterno Padre (SC 7b). Ogni celebrazione è dunque il culto pubblico integrale che viene esercitato dal Christus totus, ciè dal Capo e dalle sue membra (SC 7c): "Cristo prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi...Riconosciamo dunque in lui le nostre voci e la sua voce in noi"[28]. In questa celebrazione la Chiesa orante è assistita dallo Spirito Santo (Rom 8,26; Ap 22,17-20; 1 Cor 16,22; Gal 4,6; Giuda 20): non vi può essere alcuna preghiera cristiana senza l'azione dello Spirito Santo (IGLH 8).
Il fine ultimo di ogni celebrazione è, secondo SC 59: dossologico (dare gloria a Dio: Gv 17, 1-4), soteriologico (la salvezza-deificazione del Corpo di Cristo: 1 Gv 5,11; Gv 16,14; 2 Pt 1,4), ecclesiologico (edificare il Corpo di Cristo in tempio santo, in abitazione di Dio nello Spirito: cf Ef 2,21-22; SC 2), didattico (istruire il popolo fedele: SC 33; nella Liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo [=AT] e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo [=NT]); missiologico (contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa [SC 2]; rinvigorisce tutto ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa [SC 1]; per questo la liturgia, ed in specie l'Eucaristia, si presenta come culmine e fonte di tutta l'evangelizzazione [PO 5]; coloro che annunciano il Vangelo compiono una vera "liturgia": Rom 15,16).
3.6. Liturgia e missione.
L'opera missionaria di san Paolo è descritta come una diakonía, un rendere culto a Dio (latréuô: Rm 1,9); egli stesso si considera un ministro (leitourgòn) che, esercitando l'ufficio sacro (hierourgoúnta) del Vangelo di Dio, rende possibile l'offerta dei pagani quale oblazione (prosphorá) gradita e santificata dallo Spirito (Rm 15,16). Anche altrove la missione è descritta con linguaggio e contenuti liturgici. La missione ricevuta da Dio di realizzare la sua parola presso i pagani, comporta un sacrificio che il missionario deve completare nelle proprie membra quale prolungamento di quello di Cristo (Col 1,24-25). E lo stesso Spirito che tutto ricorda e tutto insegna (Gv 14,26), accompagna sia la missione (AG 4) sia la celebrazione liturgica (SC 6). La missione diventa così una vera celebrazione per la gloria di Dio, per la salvezza delle genti.
3.7. Liturgia e catechesi[29].
Secondo le indicazioni di Catechesi Tradendae "La catechesi è intrinsecamente collegata con tutta l'azione liturgica e sacramentale, perché è nei Sacramenti e, soprattutto, nell'Eucaristia che Gesù Cristo agisce in pienezza per la trasformazione degli uomini" (CT 23). Il rapporto tra Liturgia e catechesi può essere così riassunto:
a. "Ogni catechesi conduce necessariamente ai Sacramenti della fede" (CT 23); in questo senso la Liturgia resta il culmine, cioè il punto di arrivo, dell'azione evangelizzatrice della Chiesa (SC 10).
b. "D'altra parte, un'autentica pratica dei Sacramenti ha necessariamente un aspetto catechetico" (CT 23). Ogni Liturgia, in quanto lex orandi, diviene necessariamente anche lex credendi: i suoi riti e le sue preghiere sono una fonte inesauribile di insegnamento delle grandi verità della fede. "La Liturgia è una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele" (SC 33). La Liturgia resta la "prima e indispensabile fonte" del genuino spirito cristiano (SC 14). La Liturgia è una preziosa catechesi in atto[30]. Senza celebrazione della fede non ci sarebbe maturazione della fede. Nella celebrazione liturgica si educa la fede. In essa si costruisce la Chiesa. Per suo mezzo viene modellata la vita del credente.
c. "La vita sacramentale si impoverisce e diviene ben presto un ritualismo vuoto, se non è fondata su una seria conoscenza del significato dei Sacramenti. E la catechesi diventa intellettualista, se non prende vita nella pratica sacramentale" (CT 23). E' il reciproco e inseparabile rapporto tra Liturgia e catechesi. L'iniziazione alla Liturgia deve essere un compito ed un obiettivo della catechesi, in vista di una partecipazione attiva, piena, consapevole, fruttuosa (SC 14). "Quanto più una comunità cristiana è matura nella fede, tanto più vive il suo culto in spirito e verità nelle celebrazioni liturgiche, specialmente eucaristiche" (DCG 25).
d. "Si cerchi di inculcare in tutti i modi una catechesi più direttamente liturgica, e negli stessi riti siano previste, quando necessario, brevi didascalie da farsi con formule prestabilite o simili, dal sacerdote o dal ministro competente, ma solo nei momenti più opportuni" (SC 35.3). Questo tipo di catechesi è chiamata, dai Padri e dalle Liturgie, mistagogica: tende ad introdurre nel mistero di Cristo procedendo dal visibile all'invisibile, dal significante al significato, dai sacramenti ai misteri.
3.8. Liturgia e carità.
Abbiamo detto che Liturgia significa "opera del popolo" ma anche "opera di Dio" (cf Gv 17,4). Questa "opera" è il mistero stesso di Cristo: rivelato e compiuto nella Economìa (Ef 1,10; 3,9), confessato e celebrato nella Liturgia, vissuto e testimoniato nella Vita della Chiesa
E' da notare che le espressioni del Nuovo Testamento non riducono affatto la Liturgia alla celebrazione del culto divino[31] (cf At 13,2; Lc 1,23), ma l'estendono all'annuncio dell'Evangelo (cf Rom 15,16; Fil 2,17.30) e alla carità in atto (cf Rom 15,27[32]; 2 Cor 9,12; Fil 2,25). In tutte queste situazioni la Liturgia implica il servizio a Dio e agli uomini. Così nella Liturgia del mistero la Chiesa è "serva" (come gli angeli, ministri-liturghi: Eb 1,7.14)[33], ad immagine del suo Signore, l'unico Liturgo (Eb 8,2.6) che dà la massima espressione sacerdotale di lode al Padre nel gesto liturgico supremo del "chinare il capo" e rendere lo Spirito (Gv 19,30).
a. La Liturgia celebra la carità.
Dare la vita (Gv 15,13) come atto di amore ad imitazione del Padre (Gv 3,16), è il segno che contraddistingue i veri adoratori che devono appunto adorare Dio non in templi costruiti da mano d'uomo, ma "nello Spirito e nella Verità" (Gv 4,23)[34].
Liturgia e carità, nell'economìa dell'uno e dell'altro Testamento, sono l'una verifica dell'altra[35]. La Liturgia è sempre celebrazione epifanica della divina "filantropìa" (= del grande amore con il quale Dio ci ha amati).
b. La Liturgia è "fonte" di carità.
b.1. La Costituzione liturgica Sacrosanctum concilium parlando della Liturgia come "fonte" della vita della Chiesa, dice: "A sua volta la Liturgia spinge i fedeli, nutriti dei sacramenti pasquali, a vivere in perfetta unione e domanda che "esprimano nella vita quanto hanno ricevuto nella fede""[36].
Questo è anche lo stile-contenuto della maggior parte dei post-communio della Messa (dalla Missa alla "missio" per l'annuncio e per la diakonìa).
b.2. L'esempio dei Padri.
* S. Giovanni Crisostomo: "Adorna il tempio, ma non trascurare i poveri": il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura; impariamo dunque a onorare Cristo come egli vuole (cf Mt 25.35.45)[37].
* S. Cesario d'Arles: "Se qualcuno non consuma nella pratica la Parola di Dio, essa, come la manna, fa i vermi (cf Es 16,20) i quali rodono.
b.3. Altri.
* "La Liturgia celebra la carità e fa crescere la carità"[38].
* "La Liturgia, in quanto opera di Cristo e della Chiesa, è il luogo dove il divino e l'umano vengono a contatto fra di loro, affinché il divino salvi ciò che è umano e l'umano acquisti dimensione divina"[39].
* "L'Eucaristia immette nella carità di Cristo che ha dato se stesso per noi fino al sacrificio di sé"[40].
* "Ogni atto liturgico riattualizza la missione radicata nel battesimo: ci manda ai fratelli"[41]; che cosa manca alle nostre liturgie perché siano davvero promozionali?
* Saper cogliere la dimensione ecclesiale e sociale dell'Eucaristia[42].
3.9. Ciò che la liturgia non è.
Per far risaltare meglio ciò che la liturgia è, diciamo anche ciò che la liturgia non è.
a. Non è né spettacolo, né folklore, né finzione drammatica.
Sebbene non manchino nel tessuto celebrativo della liturgia cristiana elementi propri dello spettacolo e delle tradizioni popolari, tuttavia sarebbe inadeguato e fuorviante assimilare la celebrazione rituale ai generi suddetti.
Lo spettacolo infatti rappresenta l'evento; il folklore tramanda un patrimonio culturale; la liturgia, invece, celebra-attua la realtà storica di cui si fa "memoriale" (SC 102) estendendone l'efficacia all'oggi della nostra storia rendendola "storia di salvezza".
L'efficacia della liturgia non sta dunque nella sua capacità drammatica-imitativa[43], ma nella capacità di rendere presente-efficace-attuale la Pasqua della nostra salvezza, cioè Cristo Signore Risorto sempre presente ed operante nella sua Chiesa.
In questo senso ogni azione liturgica è sempre e congiuntamente: * anamnesi: "memoriale" di un fatto storico-salvifico passato; * epiclesi: "in-vocazione" dello Spirito santificante perché tale avvenimento sia efficace qui-oggi- per-noi; * anticipo: "pegno" della gloria futura nella caparra dello Spirito effuso nei nostri cuori (2 Cor 1,22; 5,5; Ef 1,14).
b. Non è semplice pratica devozionale.
La liturgia non ricerca né il sentimento, né la commozione; vuol solo far vivere il mistero pasquale del Signore morto e risorto. Mentre la devozione ricerca il "privato", la liturgia esige il "comunitario" e l'ufficiale perché è espressione di una comunità (ecclesìa) di credenti. Non è fatta perché "diverte"[44] o perché piace, ma solo perché è incontro di salvezza col Risorto. Non è neppure richiesto di essere "molti", ma unicamente "tutti" coloro che ne sono interessati.
c. Non è azione magica.
La liturgia è proclamazione-attuazione-celebrazione della salvezza offerta in dono; la "magìa" al contrario è appropriazione-esproprio mediante una ritualità razionale. Alla liturgia occorre: conoscenza, adesione intellettuale e spirituale alla Parola ricevuta (intelligo ut credam) e alla fede professata (credo ut intelligam)[45]. Se non c'è fede senza annunzio (cf Rom 10,17: la fede dipende dalla predicazione), non c'è nemmeno salvezza senza sacramenti della fede[46]. Esige conversione e impegno totale.
BIBLIOGRAFIA
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FAVREAU F., La Liturgie (= L'heritage du Concile). Desclée, Paris 1983.
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MARSILI S., Liturgia, in SARTORE D. - TRIACCA A.M., "Nuovo dizionario di liturgia", ed. Paoline, Roma 1984, 725-742.
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SARTORE D. - TRIACCA A.M., "Nuovo dizionario di liturgia", ed. Paoline, Roma 1984.
VAGAGGINI C., Il senso teologico della liturgia, Paoline, Roma 51965.
VERHEUIL A., Introduzione alla liturgia (in diverse lingue).
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[1]) Nella letteratura greca (es. Senofonte) significa: eseguire un servizio pubblico a proprie spese. Nella Bibbia greca dei LXX leitourgéo/leitourgìa ricorre circa 140 volte con il significato di servizio dei sacerdoti e dei leviti nel tempio. Nel N.T. leitourgìa ricorre raramente (Eb 8,6; 9,21; Rom 15,16; Fil 2,17).
[2]) Questa "opera" è il mistero stesso di Cristo rivelato e compiuto nell'Economìa (Ef 1,10; 3,9), confessato e celebrato nella liturgia, vissuto e testimoniato nella vita della Chiesa. La liturgia è congiuntamente: culto divino (At 13,2; Lc 1,23); annuncio (Rom 15,16; Fil 2,17.30), carità (Rom 15,27; 2 Cor 9,12; Fil 2,25).
[3]) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Sacrosanctum concilium, Costituzione su la sacra liturgia (4.XII.1963). E' stato il primo documento ad essere discusso ed approvato dal Concilio.
[4]) "Ciò che era visibile nel nostro Salvatore è passato nei sacramenti" (s. Leone Magno: Ep. 74,2).
[5]) Non è esatto parlare di "rinnovamento" della Pasqua, quasi che essa fosse diventata vecchia; è preferibile dire "attuazione" nel senso che tutto quanto è avvenuto una volta nel tempo storico di Cristo, si attua ancora e pienamente nel'"oggi" del tempo della chiesa.
[6]) epìclesi, dal greco epì-kaléô, significa in-vocare, chiamare sopra o chiamare accanto (da qui anche il termine paràklêtos dato allo Spirito Santo: Gv 14,16.17; 15,26; 16,13). Dice s. Giovanni Damasceno "Tu chiedi come il pane e il vino divengono il corpo e il sangue di Cristo? Ti rispondo: lo Spirito fa irruzione e compie ciò che sorpassa ogni parola e ogni pensiero...Ti basti capire che è per mezzo dello Spirito, allo stesso modo che dalla Vergine e dallo stesso Spirito ha assunto la carne" (De fide ortodoxa, IV, 13).
[7]) Cf P. GIGLIONI, Salvezza Liturgia Inculturazione, in AA.VV., "La salvezza oggi": Atti del Congresso Internazionale di Missiologia (5-8 ottobre 1988), "Studia Urbaniana" 34, Urbaniana University Press, Roma 1989, pp.383-396; anche in Euntes Docete 3 (1988) 461-472.
[8]) PAOLO VI, Lett. Enc. Mysterium Fidei sulla dottrina e il culto della ss. Eucaristia (3.IX.1965): AAS 57 (1965) 753-774; Enchiridion Vaticanum (= EV) 2, 406-443.
[9]) Secondo LG 48 la Chiesa è "universale sacramento di salvezza". Ogni liturgia, pertanto, è legittima solo in quanto è fatta in comunione con la Chiesa (significata dalla comunione con il Vescovo).
[10]) Significa che la differenza non è tanto una questione di maggiore o minore dignità (= grado), quanto piuttosto una differenza di natura (= sostanziale); differenza non significa poi separazione o contrapposizione: sono infatti strettamente ordinati l'uno all'altro [su "Il sacerdozio comune nel suo rapporto col sacerdozio ministeriale" si veda il testo proposto dalla COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNATIONALE, Temi scelti di ecclesiologia, ( 7 octobris 1985), n.7, in: CivCatt 136 (1985) 446-482; EV 9, 1668-1765; Regno\doc 1/1986, 32-45]. Si veda anche SYNODUS EPISCOPORUM (SECRETARIA), Lineamenta Ex Ecclesiae coetibus de vocatione et missione laicorum in Ecclesia et in mundo viginti annis a concilio Vaticano II elapsis, 28 ianuarii 1985: OR 20.02.1985; EV 9, 1340-1409: "Entro il popolo sacerdotale e al suo servizio, il Signore Gesù ha stabilito il sacerdozio ministeriale, ossia una particolare partecipazione al suo sacerdozio che viene comunicata ai battezzati dal sacramento dell'Ordine e che è ordinata al sacerdozio comune anche se da questo differisce essenzialmente e non solo di grado" [EV 9, 1369].
[11]) Questo rapporto di distinzione-complementarietà serve ad evitare due rischi: il rischio "clericale" dove predomina il prete tuttofare; il rischio "protestante" dove tutti sono alla pari senza alcuna distinzione tra gerarchico e carismatico (cf LG 10).
[12]) Questa realtà della partecipazione alla liturgia celeste è ben espressa al termine di ogni "Prefazio" nella Messa: insieme con gli angeli ed i Santi con una sola voce cantiamo...Riferimenti biblici in Fil 3,20; Col 3,4).
[13]) A questo proposito commenta S. Agostino: "Quando poi il nostro desiderio sarà saziato di beni, non vi sarà più da chiedere con gemiti, ma solo da possedere con gioia" (Lettera a Proba, 130,14,27 - 15,28; CSEL 44,71-73: cf Ufficio delle letture, venerdì XXIX per annum).
[14]) Ci è data la caparra dello Spirito (Ef 1,14; 2 Cor 1,22; 5,5) che, principio di risurrezione (Rom 8,11), già ci abilita qui ad un vero culto spirituale (Rom 12,1), sacrificio vivente a Dio gradito (Ef 5,2; Eb 9,14).
[15]) La liturgia è il necessario punto di arrivo di ogni opera di evangelizzazione. Cristo infatti ha ordinato non solo di "annunziare" l'Evangelo di salvezza, ma anche di "attuare" per mezzo del Sacrificio e dei Sacramenti l'opera di salvezza che annunziavano (SC 6). Si può parlare di "priorità" dell'evangelizzazione e di "primato" della liturgia.
[16]) "Fino ad oggi il Signore non vi aveva dato un cuore per conoscere, degli occhi per vedere, delle orecchie per udire" (Dt 29,3).
[17]) Si può anche dire che mentre la Liturgia è azione compiuta "da" Cristo e "dalla" Chiesa, i pii esercizi sono invece azioni compiute "in" Cristo e "nella" Chiesa:
[18]) Cf SEBUGAL S., Io credo. La fede della Chiesa, ed. Dehoniane, Roma 1990, pp.1046-1047.
[19]) CEI, Il rinnovamento liturgico in Italia, Nota pastorale della Commissione Episcopale per la Liturgia a vent'anni della Costituzione Conciliare "Sacrosanctum Concilium" [21.9.1983], n.18 in ECEI 3, 1523-1548.
[20]) La necessaria catechesi mistagogica dovrà evitare due pericoli: il formalismo (celebrare senza spirito, solo per tradizione), il ritualismo (preoccuparsi solo dell'aspetto esteriore-cerimoniale).
[21]) Sono da temere sia le deviazioni "clericali" (il prete factotum), sia quelle "protestanti" (laici e preti allo stesso titolo e livello).
[22]) "ortho-doxia" significa: retta lode e retta fede. Autore di questo "indiculus" sarebbe Prospero di Aquitania, un contemporaneo di s. Agostino, che visse tra il 390 e il 460.
[23]) Già si è detto dei termini impropri quali "rinnovare" o "ripetere" che suppongono qualcosa di imperfetto.
[24]) Cf Sap 13,1; Rom 1,19-20; At 14,17.
[25]) S. Leone Magno, Sermo74,2
[26]) "Io trovo Te nei tuoi misteri": S. Ambrogio, Apologia Prophetae Davidis 58.
[27]) Anafora di s. Giovanni Crisostomo.
[28]) S. Agostino, In Ps 85,1, CCL 39, 1178 (cf IGLH 7; Ufficio delle letture: merc. V quaresima).
[29]) ALBERICH E., Liturgia e catechesi, in GEVAERT J. (a cura di), Dizionario di catechetica, LDC, Leumann (TO) 1986, 387-389.
[30]) CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il rinnovamento della catechesi n. 114.
[31]) Stessa cosa per lA.T.: vedere testi come Os 6,6; 1 Sam 15,22-23; Is 1,11-12.15.19; 58,1-10; Ger 7,22; 11,3-4; Am 5,21-25; vedere anche il "credo di Israele": Deut 6,4-5.13.
[32]) Si tratta della colletta per i poveri di Gerusalemme organizzata dai convertiti della Macedonia e dell'Acaia e chiamata "servizio sacro".
[33]) Eb 1,14: gli angeli sono chiamati "spiriti liturghi" per una "diakonìa" verso coloro che devono ereditare la salvezza.
[34]) Secondo Rom 12,1-2 il "culto spirituale" dei cristiani è costituito dall'offerta del proprio corpo come sacrificio vivente. San Paolo con questo testo introduce la sezione sull'umiltà e la carità nella comunità (12,3-21).
[35]) Se non esiste vera Liturgia (doxologia) senza il suo completamento nella carità (diakonìa), è altrettanto vero che non sarebbe vera carità (agàpê) quella che non partecipasse e si aprisse all'Amore che è Dio. Vedere due testi tipici (At 2,42-48: la comunità ideale descritta da Luca vive della sinergia di didascalìa-eucaristìa-diakonìa-koinonìa; 1 Cor 11,17-34: non è capace di riconoscere il corpo-eucaristico di Cristo, colui che non lo sa riconoscere nel suo corpo-ecclesiale).
[36]) E' la celebre espressione attribuita a san Gregorio Magno ed attualmente presente in numerose "collette" della Messa (es. lunedì di Pasqua).
[37]) Vedere tutto il testo in "Ufficio delle letture": sabato XXI per annum.
[38]) CEI, Il rinnovamento liturgico in Italia, Nota pastorale a vent'anni dalla Costituzione conciliare "Sacrosanctum Concilium" [Roma, 21.XI.1983], n.22.
[39]) Ibìdem n. 23 che cita Sacrosanctum Concilium n.2,
[40]) CEI, Eucaristia, comunione e comunità, Documento pastorale dell'Episcopato italiano [25.05.1983] n.105.
[41]) M. MAGRASSI, Liturgia, spiritualità e promozione umana, Convegno ecclesiale "Evangelizzazione e promozione umana" [Roma, 30 ottobre - 4 novembre 1976], ed. LDC "Vita della Chiesa" 8, Torino 1977.
[42]) A. SORRENTINO, Eucaristia: dimensione ecclesiale e sociale. Congresso eucaristico nazionale. Reggio Calabria 1988, ed. LDC, "Maestri della fede" 183, Torino 1987. Vedere tutta la parte II: Eucaristia ed etica sociale, Eucaristia è sacramento di carità, Eucaristia è sacramento di socialità, Eucaristia è solidarietà, sacrificio, convivialità...
[43]) Nel teatro greco questo atteggiamento era chiamato mymesis, cioè "mimo", imitazione, finzione teatrale, rappresentazione dei fatti che si riteneva fossero accaduti agli inizi dell'umanità; lo scopo era quello di "attirare l'attenzione" degli dèi distratti (cf 1 Re 18,27-29; Qo 5,7; Sir 7,14; Mt 6,7)
[44]) Il cosiddetto aspetto ludico della liturgia, cioè una azione fatta perché "diverte" o piace (es. si partecipa al coro liturgico perché piace cantare in gruppo).
[45]) "La fede precede i discorsi su Dio...e nasce dalle energie dello Spirito" (s. Basilio di Cesarea: in Ps 115,1; s. Ambrogio: De Sacramentis: I.1).
[46]) La Chiesa ha infatti ricevuto dal Signore due mandati tra loro inscindibili: andate e predicate il Vangelo [Mc 16,15], andate e battezzate [Mt 28,19]; la salvezza è offerta a colui che "crederà e sarà battezzato" [Mc 16,16].
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Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì