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Quale preghiera [Terza parte] PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Giglioni   

PRIMA PARTE - SECONDA PARTE TERZA PARTE 

 

Preghiera liturgica  e preghiera personale

 

 

Si sente talvolta dire:

 

"Prego meglio da solo, per mio conto; così sono più raccolto; dico al Signore quello che mi sento; non sono obbligato da regole, da formule fisse...". E’ un po’ come dire: "sono fatti miei".

 

Si sente anche dire:

 

"Mi piace partecipare a funzioni comunitarie; ci si incontra; si canta... Tanto, la Messa vale più di ogni preghiera... Da solo non so che cosa dire al Signore; tutt’al più recito un rosario..." Questi o simili modi di esprimersi segnalano due rischi.

 

Nel primo caso la vita spirituale rischia di essere viziata da un certo individualismo anticristiano.

 

Nel secondo caso la vita spirituale rischia di diventare collettivizzata, esteriorizzata, trascurando l’invito all’incontro con Dio che Gesù fa nel Discorso della montagna "Quando preghi, entra nella tua camera..".

 

Ma si tratta proprio di gusti personali? Verifichiamo se abbiamo le idee chiare in fatto di preghiera liturgica e di preghiera personale...non individualista.

 

 

COME PREGAVA GESÙ IN PALESTINA?

 

 

Gesù desidera unirci alla sua preghiera perché ci rivolgiamo con lui al Padre "in spirito e verità". Rivolgiamo a lui il nostro sguardo per capire la testimonianza che vuole darci di preghiera comunitaria e preghiera personale.

 

Come pregava Gesù in Palestina?

 

 

 

 

•Gesù frequenta la sinagoga e il tempio, come ogni pio ebreo, ma va a pregare molto spesso e a lungo da solo. Anche nel periodo più intenso del suo ministero riserva dei momenti di dialogo esclusivo col Padre nella preghiera solitaria (cf Mc 1,35; Lc 5,16;6,12).

 

•Gesù insegna il valore della preghiera comunitaria: "in verità vi dico: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,19-20). Ma Gesù parla anche della preghiera fatta nel segreto: "Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto" (Mt 6,5-6).

 

•Nell’ultima cena Gesù prega con le formule di rito e recita i salmi prescritti per la festa della Pasqua ebraica, ma, alzati gli occhi al cielo, si rivolge al Padre usando anche parole sue e rivolge al Padre i suoi sentimenti di adorazione filiale, nella più commovente e stupenda preghiera di tutto il Vangelo, come ci riferisce Giovanni al capitolo 17.

 

 

 

 

 

 

PREGHIERA LITURGICA

 

 

 

 

•Che cosa significa il termine liturgia?

 

 

"Il termine ‘liturgia’ significa originariamente ‘opera pubblica’, ‘servizio da parte del/e in favore del popolo’.

 

Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all’ ‘opera di Dio’ (cf Gv 17,4).

 

Attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra Redenzione" (dal Catechismo della Chiesa Cattolica, 1069).

 

 

 

 

•Che cos’è la liturgia

 

 

Vista dal di fuori, la liturgia della Chiesa è un insieme di azioni, di gesti, di simboli. Questo insieme suggestivo spesso suscita emozioni, e ha un fascino anche per coloro che non hanno la fede.

 

Ma che cosa accade al di dentro di questi gesti, di questi segni esteriori che costituiscono il rito? Sappiamo che quelli della liturgia sono segni sacramentali, cioè segni visibili e toccabili che per la forza dello Spirito Santo compiono, rendono attuale la realtà divina invisibile che esprimono.

 

Gesti chiari e al tempo stesso gesti colmi di mistero. Quale mistero? Qual è la realtà che l’azione liturgica manifesta e crea? E’ la realtà del rapporto tra Cristo e la sua Chiesa.

 

Nella liturgia Cristo santifica la sua Chiesa, santifica noi come suo corpo. Al tempo stesso la Chiesa, unendosi a Cristo, può rendere al Padre il culto supremo.

 

Sono come due grandi flussi inseparabili che la liturgia rende esprimibili. Un movimento discendente: Cristo risorto che, nello Spirito Santo, compie l’opera della nostra santificazione; e un movimento ascendente: la Chiesa che, così santificata e unita al suo Capo, Cristo, può innalzare a Dio la lode, il rendimento di grazie, il sacrificio, la supplica.

 

"Questa è la struttura di tutta la liturgia: al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo" (Congar).

 

La liturgia (Messa, sacramenti, liturgia delle Ore...) è perciò LA preghiera di Cristo al Padre nel suo Spirito Santo, e noi vi siamo immersi. Ogni preghiera scaturisce di qui e da qui trae nutrimento.

 

 

Nostro sacerdote, Cristo prega per noi; nostro capo, egli prega in noi; nostro Dio, noi lo preghiamo; riconosciamo in lui le nostre voci, e la sua voce in noi.

 

S.Agostino (En. in Ps. 85)

 

 

...ALLORA LA PREGHIERA PERSONALE?

 

 

C’è da domandarsi: l’incontro Dio - uomo, uomo - Dio, nella preghiera, quali strade percorre? quelle della preghiera liturgica o quelle della preghiera del cristiano "a tu per tu" con Dio?

 

Il Concilio ha spalancato la liturgia alla conoscenza e alla partecipazione dei cristiani, ma non certo perché la liturgia inghiotta la preghiera personale. Anzi! La Costituzione del Vaticano II, proprio quella sulla liturgia, aveva inculcato l’unità organica della preghiera liturgica e della preghiera personale. Questa unità organica ha stentato a maturare. I cristiani non venivano formati alla preghiera personale e non la praticavano.

 

Sembrava che i cristiani, in questo secolo, avessero camminato buttandosi da un lato all’altro della strada con varie ubriacature: nei decenni passati c’era stato il privatismo del pregare, mentre la liturgia andava avanti per conto suo. Poi era venuto lo scossone del Vaticano II, ed ecco l’assemblearismo liturgico, mentre la preghiera personale sembrava andare a picco perché la riforma liturgica non era stata accompagnata dal rinnovamento interiore nel vivere il mistero liturgico.

 

 

Il Concilio afferma anche che "la vita spirituale del cristiano non si esaurisce nella partecipazione alla sola Sacra Liturgia. Il cristiano, infatti, benché chiamato alla preghiera in comune, deve anche entrare nella sua stanza per pregare il Padre in segreto" ("Sacrosanctum Concilium", 12).

 

 

Sono efficaci anche le parole che il card. Martini rivolgeva alla diocesi di Milano nella sua prima lettera pastorale (1980) sulla dimensione contemplativa della vita: "Davanti al Padre, che è la sorgente della mia vita e il mio traguardo, davanti al dramma di un destino che è giocato una volta per tutte, davanti ai sì e ai no che decidono della mia sorte eterna, ci sto io, non il gruppo, la classe, la comunità. Non sono solo perché lo

 

Spirito domanda in me e per me ciò che io non so chiedere e il mio Salvatore mi sta accanto, mi avvince a sé, mi partecipa i suoi sentimenti filiali. Ma nessuno può sostituirmi in questa impresa. Anche se vivo, decido, prego in una comunità di fratelli che mi sostiene, mi rianima e spiritualmente mi dilata, resto sempre io, in definitiva, a correre il rischio della decisione, ad affrontare l’avventura difficile e inebriante della vita di preghiera".

 

 

Anche se il nodo (rapporto liturgia-preghiera personale) nella pratica appare ancora oggi irrisolto, il Catechismo della Chiesa Cattolica indica ora, autorevolmente, un orientamento propizio. "La preghiera (e qui si intende la preghiera personale) interiorizza ed assimila la liturgia durante e dopo la sua celebrazione.

 

Anche quando è vissuta ‘nel segreto’ (Mt 6,6), la preghiera è sempre preghiera della Chiesa, è comunione con la Santissima Trinità" (2655).

 

La preghiera personale è insostituibile, come afferma un brano significativo di un documento della CEI: "Il ritmo incalzante dell’attività di oggi non sembra aiutare la preghiera adorante davanti al tabernacolo. Eppure non possiamo dimenticare che proprio a partire da un contatto vivo e permanente con Cristo attraverso l’adorazione e la contemplazione, troviamo forza e vigore non solo per la nostra crescita spirituale, ma anche per la testimonianza della carità verso la Chiesa e il mondo" ("Eucaristia, Comunione e Comunità", 100).

 

"L’uomo orante - per concludere con le parole del card. Biffi - deve esprimersi su tutti e due questi livelli: deve esprimersi in una preghiera che sia tipicamente sua e in una preghiera che diventi di tutta la comunità dei fedeli, anzi dell’intero corpo del Signore che è la Chiesa".

 

 

Preghiera liturgica e preghiera personale non sono dunque vie alternative. Sono intimamente legate. Ma sono legate in modo che, se voglio impegnarmi di più e a fondo nella mia preghiera personale, devo partire dalla preghiera liturgica della Chiesa, e anzitutto dalla liturgia eucaristica. Non si tratta di trovare un geometrico "giusto mezzo" fra le due dimensioni della preghiera, una specie di punto di equilibrio dei due piatti di una bilancia. Si tratta piuttosto di cogliere all’interno della ricchezza sacramentale della preghiera liturgica la nostra partecipazione contemplativa al mistero rivelato. La preghiera personale all’interno della preghiera liturgica si trova "a casa", nel suo "habitat", come si dice delle piante che possono acclimatarsi in un determinato ambiente. Sgorga di là dove la presenza di Cristo, Eucaristia e Chiesa, è origine e cammino dell’adozione cristiana di figli con il Figlio verso il compimento trinitario.

 

 

 

 

PER RIASSUMERE...

 

 

Ci aiutiamo con due immagini. Nello splendido mosaico della liturgia, le tessere, i tasselli della nostra preghiera personale hanno ciascuno il loro posto, il loro senso, la loro sfumatura di colore. L’unico pregare del Corpo di Cristo che è la Chiesa vive non solo nella liturgia, ma anche nella preghiera solitaria di ciascuno di noi.

 

Possiamo anche immaginare tutto il pregare cristiano come uno splendido arazzo. La liturgia è come l’ordito di questo tessuto, cioè l’insieme dei fili disposti per il lungo, preparati per sostenere la trama. Tra questi fili si intreccia la trama della preghiera personale, che realizza il disegno caratteristico del rapporto che il Signore vuole con ciascuno di noi.

 

"I due momenti di preghiera (liturgica e personale) si richiamano l’un l’altro per via di un profondo legame che li salda in unità" (Lazzati). Questo legame deve annodare tutti i fili della vita, farne un tessuto, una vera vita di preghiera.

 

Vita di preghiera significa anche "progetto". Noi programmiamo tutto, a volte fino ad essere schiavi del programma stesso: programma dei nostri impegni familiari e di lavoro, programma delle "commissioni", delle vacanze...

 

Vita di preghiera significa non affidare al caso, alle circostanze, a quello che càpita, all’estro l’aspetto più prezioso della vita, il rapporto diretto con Dio.

 

Da uno sguardo alla mia giornata nel suo insieme, devo propormi di disporre e di collegare tra di loro Eucaristia e preghiera solitaria. Non dirò più: - Sono stato a Messa, sono a posto! -. Devo persuadermi che il compimento materiale del rito non basta. Il mistero della Messa richiede di essere interiorizzato e assimilato attraverso la contemplazione personale per rifluire in ogni momento della vita.

 

 

PRO MEMORIA

 

 

 

 

• Tutta la preghiera liturgica è centrata su Gesù Cristo: la Chiesa infatti prega "per Cristo, con Cristo e in Cristo". E la mia preghiera personale?

 

• La mia preghiera è un rifugio nel privato, oppure mi preoccupo di essere "in tono" con la Chiesa che prega?

 

• Come stanno insieme, nella mia vita di cristiano, Messa, sacramenti, preghiere vocali e preghiera silenziosa

 

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