6° Meeting dei Giovani: Francesco e Giuseppe, "due come noi" sulle strade del mondo...
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La Chiesa apre il cammino
La Chiesa apre il cammino verso una liturgia viva e gioiosa di autentica celebrazione. All'inizio dell'importante documento del concilio Vaticano II sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, ci è detto: « La liturgia, mediante la quale... si attua l'opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa » (SC 2). Un buon inizio del cammino: fare che la liturgia sia « vita » e manifestazione del mistero di Cristo agli altri.
Celebrazione gioiosa e festiva della fede!
Celebrazione liturgica: mistero e festa
Sono i due elementi fondamentali di ogni celebrazione liturgica. Nessuna di queste due coordinate può mancare. Se manca il senso del mistero, con ciò che suppone di profondità, memoriale, interiorizzazione, comunione..., può esserci convivenza, messa in scena, giornata festiva, spettacolo religioso..., ma non c'è celebrazione. Se manca la festa, con ciò che suppone di esteriorizzazione, lode, rendimento di grazie..., ci sarà ricordo, meditazione, ritiro spirituale, giornata di preghiera..., ma non c'è celebrazione. Mistero e festa sono congiunte nella celebrazione liturgica perché in essa viene attualizzato il mistero per eccellenza, il mistero pasquale di Cristo; e questo costituisce la gioia maggiore, è la festa di tutte le feste. È la festa che celebra il mistero salvifico di Cristo.
Di cosa si parla
Non si tratta di « inventare », ma di celebrare il mistero della salvezza affidato in deposito da Cristo alla Chiesa; e da essa commemorato, sviluppato e trasmesso fin dai primi tempi apostolici attraverso una tradizione, come dice san Paolo: « Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso » (1Cor 11,23; SC 6). Si deve, quindi, realizzare una celebrazione vibrante di questo mistero per questo momento concreto della comunità riunita in assemblea con lo scopo di esprimere e vivere la sua fede. Non si tratta di « cercare effetti a sorpresa », per tener viva l'attenzione, ma di « rimanere sorpresi » e commossi da ciò che celebriamo. Dobbiamo riempire di senso gesti, parole, simboli, segni, canti... Rispetto e creatività
L'azione liturgica con la quale ci è reso presente il mistero salvifico del Signore attraverso la Chiesa non è un'azione mia, e nemmeno dell'assemblea, ma della Chiesa e, anzitutto, di Cristo (SC 26). Il primo atteggiamento di tutti noi che vi partecipiamo deve essere di rispetto riconoscente per questo « deposito di salvezza » che la Chiesa mette nelle nostre mani. Benvenute quindi, e sarebbe bene che non mancassero mai, l'iniziativa e la creatività per: - presentare un'azione liturgica ricca di splendore e di fascino: simboli, segni, clima generale...; - celebrarla con entusiasmo (« stato di eccitazione divina »): ritmo, stile, linguaggio, gesti, canti...; - viverla con autentica emozione e « con-mozione » che faccia partecipare tutta la nostra persona: interiorizzazione nel silenzio, nella preghiera... ed esteriorizzazionepartecipata. Casiano Floristàn offre alcune piste valide per la creatività: « Naturalmente, la creatività non è improvvisazione o mancanza di preparazione, ma richiede analisi, giudizio critico e progetto elaborato. Esige inventiva e originalità, oltre a un certo grado di coraggio... Dipende dalle dimensioni e dalla natura dell'assemblea e dai suoi responsabili... Deve portare a esprimere meglio il mistero cristiano, qui e ora, da parte del popolo riunito in assemblea ».
Il rinnovamento del concilio Vaticano IICostituzione « Sacrosanctum Concilium » sulla liturgia
Nel 1962 i vescovi di tutto il mondo furono convocati dal papa Giovanni XXIII per analizzare in profondità la vita della Chiesa e cercare nuovi orientamenti per una sua migliore « incarnazione » nel mondo, dove realizzare la missione di salvezza. Era il concilio Vaticano Il. Nel 1963 il Concilio promulgava il primo documento di straordinaria importanza: la costituzione Sacrosanctum Concilium che stabiliva i principi fondamentali per il rinnovamento della vita liturgica della Chiesa. Vediamone alcuni.
Liturgia e storia della salvezza
Il nostro Dio è un Dio che salva, un Dio che opera, sempre presente nella storia, un Dio-con-noi. Chiamiamo la sua relazione con l'uomo storia della salvezza. « L'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale... » (SC 5). La storia della salvezza portata a compimento in Cristo è continuata dalla Chiesa e si realizza nella liturgia. « Come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch'egli ha inviato gli apostoli..., non solo a predicare il vangelo... ma anche perché attuassero, per mezzo del sacrificio e dei sacramenti, sui quali si impernia tutta la`vita liturgica, l'opera della salvezza che annunziavano » (SC 6).
Liturgia e presenza di Cristo
Inoltre, nella liturgia è Cristo che opera, salva e attualizza con la sua presenza viva tutta l'efficacia del mistero pasquale. Su queste basi il Concilio segnala la molteplice presenza del Signore (SC 7):
- nell'assemblea, primo segno della sua presenza (« Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro », Mt 18,20); - nel ministro che presiede, segno di Cristo capo; - nella Parola: « Cristo è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura »; - nei sacramenti, che sono azioni stesse del Signore, e in modo sublime e reale, nell'eucaristia.
Liturgia: « ieri, oggi e sempre » è azione di Dio
Il momento liturgico che rende presente il passato è nello stesso tempo annuncio e proiezione verso la trasformazione definitiva in Cristo della fine dei tempi o dimensione escatologica (SC 8). Passato, presente e futuro della storia della salvezza coincidono nella liturgia. Lo riaffermiamo in ogni eucaristia dicendo: « Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta ». La liturgia è: ricordo, attualizzazione, promessa anticipata.
Liturgia: « culmine e fonte » della vita della Chiesa
« La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù » (SC 10). Tutta l'attività ecclesiale - evangelizzazione, catechesi, apostolato... - e l'intera vita di noi che la realizziamo, raggiungono il loro punto critico quando le presentiamo nella liturgia e Cristo le incorpora nel suo mistero pasquale. Sono il culmine. Ma nello stesso tempo sono la fonte dalla quale attingiamo la grazia e la forza per tornare alla « missione » e vivificare il mondo e la storia con quell'acqua che «zampilla per la vita eterna».
Che cos'è la liturgia?
Una realtà viva, non un concetto
La liturgia non è un concetto teorico, ma una realtà viva: l'avvio della salvezza di Dio. Forse per questo il Concilio non ci ha dato nessuna vera definizione di liturgia, ma, partendo dal principio meraviglioso che Dio ci salva nella liturgia, ne ha enunciato i punti fondamentali per la vita della Chiesa.
Culto in pienezza
In Cristo si realizza l'unione perfetta tra Dio e l'uomo (è Dio fatto uomo) e l'unione perfetta tra l'uomo e Dio (con il suo sacrificio riconcilia l'umanità con Dio). Egli stabilisce il culto in pienezza nel duplice aspetto:
- di redenzione: per il suo sacrificio Dio perdona l'uomo, - di glorificazione: l'uomo, incorporato da Cristo nella sua umanità santa, offre con lui il culto perfetto (SC 5). La liturgia attualizza il culto pieno di Cristo di lode a Dio e di salvezza dell'uomo. Quindi, la liturgia è il culto che ci salva.
È l'esercizio del sacerdozio di Cristo
Cristo è il sommo ed eterno sacerdote che offre se stesso come vittima di riconciliazione: è sacerdote e vittima nello stesso tempo. Di questo sacerdozio fa partecipe la Chiesa, noi, che lo esercitiamo nella liturgia: come sacerdoti che offrono il sacrificio di Cristo e come vittime che « si offrono » con lui. « Giustamente perciò la liturgia è ritenuta come l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo... in essa viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale » (SC 7).
È attuazione perpetua del mistero pasquale di Cristo
Pasqua significa « passaggio ». Il popolo di Israele celebrava la pasqua e commemorava così « il passaggio » dalla schiavitù alla libertà attraverso il Mar Rosso. La pasqua rendeva attuale e realizzava in tutte le generazioni del popolo ebreo l'alleanza con il Dio salvatore. La pasqua del Signore è il passaggio di Cristo e con Cristo dalla morte alla vita, nel quale si stipula « l'alleanza nuova ed eterna » tra Dio e gli uomini. È il mistero che la Chiesa realizza per mezzo della liturgia. Per questo: la liturgia è la celebrazione della Pasqua dei Signore nella quale si conclude l'alleanza definitiva tra Dio e gli uomini.
È segno efficace e rito sacro della Chiesa
Tutto quanto abbiamo detto finora si realizza nella liturgia celebrata dalla Chiesa, attraverso riti e segni sensibili efficaci. Su questo si fondano le definizioni presentate nella riflessione comune e sulle quali possiamo meditare.
Partecipazione piena, consapevole, attivaLa partecipazione nella liturgia: un'utopia?
Abbiamo già detto (nel capitolo « Riguarda tutti ») cha la, partecipazione era un obiettivo indicato già nel secolo XIX e perseguito dal Movimento liturgico degli inizi del XX. Ma sembrava un'utopia. Salvo poche persone, la maggior parte del popolo di Dio doveva adattarsi a riempire devotamente il tempo con il suo libro delle devozioni o il rosario, o semplicemente alzandosi o inginocchiandosi al suono del campanello. Le risposte al sacerdote, essendo in latino, venivano lasciate al « chierichetto », che per diventare tale doveva impararle a memoria.
La partecipazione: obiettivo primario
Ma con il concilio Vaticano Il quell'utopia divenne possibile e una realtà tangibile. La partecipazione è l'obiettivo più ripetutamente affermato dai testi conciliari e dai successivi documenti applicativi. I fedeli cessavano di essere spettatori per diventare protagonisti. E la loro partecipazione veniva richiesta non solo come auspicabile, ma come parte integrante della celebrazione stessa.
Partecipazione consapevole, attiva e piena
« È ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione... » (SC 14). - Consapevole: sapere cosa si fa; nel nostro caso, ciò che si celebra. Suppone: spiegazione, studio, formazione liturgica: tempi, feste, eucaristia, sacramenti, riti, simboli..., della liturgia. Dobbiamo essere iniziati per poter penetrare e partecipare al mistero. La Chiesa ha fatto un grande sforzo per semplificare i riti, ridare vita e attualità ai simboli..., ma noi dobbiamo conoscerli per viverli.
- Attiva: prendere parte a ciò che si fa, come membri solerti della celebrazione. Ognuno secondo la sua funzione e le sue possibilità, svolgendo il proprio ruolo. Ma tutti partecipano: rispondono, cantano, pregano, danno significato al silenzio, ai movimenti, ai gesti ecc., vivono la celebrazione personalmente e in comunione con Dio e con gli altri. - Piena: mettere anima e corpo, con tutti i cinque sensi, in quello che si fa. La partecipazione è piena quando è in sintonia con quanto avviene come segno palese (letture, preghiere, canti...) e con quanto avviene come mistero di salvezza (perdono, conversione, carità fraterna, speranza, comunione con il mistero pasquale...); e quando si porta nella liturgia la vita stessa e si proietta la liturgia nella vita.
Niente è più lo stesso
Non vi è stato detto, qualche volta: « Prendete parte a tante messe e poi siete cattivi come gli altri »? Dovremmo saper rispondere che non partecipiamo alle celebrazioni perché siamo buoni, ma perché, essendo peccatori, vogliamo diventare un po' più buoni. Ma c'è di più. Dopo ogni celebrazione, niente è più come prima: le persone, la vita e la storia vengono immerse e trasformate nel mistero pasquale del Signore; attraverso la sua grazia e il nostro impegno, tutti facciamo un passo verso la trasformazione definitiva che Cristo ci ha conquistato con la sua risurrezione e verso la quale camminano il creato e la storia.
In comunione
Istantanee di una celebrazione
- Il sacerdote sta indossando i paramenti; il responsabile del coro si avvicina al microfono e annuncia « Oggi faremo il canto di ingresso, il Signore pietà, i salmo responsoriale, il santo, il Padre nostro e il canto di comunione ». In qualche caso, indica le pagine di un libretto. Il nesso tra canti e celebrazione è una pura coincidenza. - Qualcuno sale sull'ambone e legge l'ammonizio ne iniziale da un foglio stampato, che servirà anche pe l'introduzione alle letture e per la preghiera dei fedeli Sono annotazioni con qualche valore liturgico, ma troppo tecniche. Soprattutto non hanno alcun legame coi la situazione e le esperienze dell'assemblea né con l'omelia e gli interventi del sacerdote. - Un « volontario » o qualcuno chiamato con un cenno dall'altare viene invitato a proclamare le letture. È un miracolo che non inciampi in qualche parola insolita - « Tessalonicési » - o in qualche accento - « Gàlati » - o in qualche frase lunga e complicata, o semplicemente che il microfono non sia ben sistemato. - Durante la prima lettura continua a entrare gente e la porta cigola ogni volta che si apre. - Invece del salmo responsoriale, il coro ha scelto un canto « più moderno » e giovanile, che parla di « luce dei tuoi occhi, notte oscura, voce di mistero... » o qualcosa del genere. - Durante l'omelia, uno è uscito per accordare la chitarra, il chierichetto è andato in sacrestia, una signora ha attraversato mezza chiesa per andare al confessionale... - Il tintinnio delle monete durante la raccolta delle offerte è proseguito per mezza preghiera eucaristica...
Partecipazione « in comunione »
Non dimentichiamo che stiamo parlando della partecipazione alla liturgia. Cioè della partecipazione in assemblea, in comunità, come popolo di Dio, dove Dio stesso si mette in comunione con quelli che, riuniti nel nome di Cristo, radunati dall'amore dello Spirito, formano la Chiesa, la riunione dei credenti, la famiglia dei suoi figli. Nella celebrazione anche noi dobbiamo entrare in comunione con Dio e con i fratelli, con Cristo e con il suo corpo mistico, la Chiesa.
Partecipazione coordinata Una partecipazione di questo tipo deve essere necessariamente coordinata e, quindi, preparata e, quindi, preparata e condivisa; dobbiamo lasciare da parte ogni protagonismo e collaborare; fare in modo che le diverse funzioni siano strettamente armonizzate, in vista dell'obiettivo finale, che è vivere comunitariamente la celebrazione.
Partecipazione organizzata
Tutto questo non può essere frutto di improvvisazione. Necessita di un'accurata organizzazione che esige tempo e impegno fino a far funzionare pienamente un vero gruppo liturgico, nell'ambito di una pastorale liturgica.
Pastorale liturgica
Liturgia a compartimenti stagni
La liturgia che si intuisce nelle « istantanee » del capitolo precedente si può definire a compartimenti stagni.Si può paragonare a un « armadio » con diversi cassetti o compartimenti stagni: sono parte di un tutto, ma ognuno si apre e si chiude quando viene tirato ed è slegato dagli altri. Presidente, guida, lettori, cantori..., aprono il proprio cassetto, ma ognuno per conto suo. La stessa immagine vale per la pastorale di una comunità ecclesiale nella quale ogni gruppo - degli sposini, dei malati, della catechesi, della liturgia... - viaggia perconto suo.
Pastorale liturgica
Per evitare tale dispersione il punto di incontro deve venire da una buona organizzazione della pastorale liturgida. Come «culmine e fonte» della vita della Chiesa, nella liturgia confluiscono tutte le sue azioni salvifiche e da essa emanano i torrenti della grazia e della C'è di più: l'autenticità e la forza di tutti i gruppi d azione e di tutti i movimenti di apostolato di una parrocchia, di una comunità, derivano proprio dalla liturgia. Riuniti in assemblea, celebriamo con Cristo il suo mistero pasquale. Ed è lui, il Signore, che ci « manda ad annunciare il vangelo e a battezzare (a immerger e vivificare) tutti gli uomini.
Gruppo o consiglio pastorale
Il « consiglio pastorale », secondo la realtà e i bisogni della parrocchia o della comunità, stabilisce orientamenti e obiettivi per i diversi gruppi di pastorale: catechesi, coppie, giovani ecc. È il loro animatore e coordinatore. Ma, come abbiamo detto, tutti questi gruppi acquisiscono autenticità ecclesiale nella liturgia e sono chiamati a essa. Per questo va promosso con particola re interesse il gruppo liturgico nel quale devono con fluire gli altri movimenti. Il gruppo liturgico, a sua volta acquisterà una forte dimensione pastorale dal momento che non si limita a preparare le « cerimonie », ma collabora agli impegni pastorali: corsi battesimali, prematrimoniali, di preparazione alla cresima ecc.
Ministeri e servizi
Membra di uno stesso corpo
La celebrazione liturgica è azione di tutto il corpo mistico di Cristo, di cui egli è il capo e noi le membra, ognuno con la sua funzione in perfetta comunione con tutti. Mistero meraviglioso grazie al quale, da colui che presiede a quelli che hanno pulito la chiesa, passando per il lettore, il salmista o i cantori, tutti rendono possibile il fatto che Cristo attualizzi il suo mistero di salvezza tra noi. L'azione liturgica: azione della Chiesa
Nella liturgia agiamo come membri della Chiesa che personifichiamo e incarniamo nella nostra comunità. Per cui la liturgia di ogni Chiesa locale si manifesta e si realizza come liturgia di tutta la Chiesa. « Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è "sacramento di unità" » (SC 26).
Sacerdozio di Cristo e popolo sacerdotale
Diciamo subito che l'artefice primo e principale di ogni celebrazione è Cristo, sommo ed eterno sacerdote. Del suo sacerdozio partecipa, attraverso il battesimo, il popolo di Dio che è popolo sacerdotale: quando si riunisce in assemblea liturgica, offre con Cristo al Padre il sacrificio di lode. Ma ciascuno offre il sacrificio di lode « in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell'attuale partecipazione » (SC 26). Vediamo questa diversità di ministeri.
Ministeri legati all’ordine sacro
Partecipano del sacerdozio dì Cristo attraverso il sacramento dell'ordine:
- il vescovo: « Il sommo sacerdote del suo gregge ». Presiede la liturgia per diritto proprio; - i sacerdoti: presiedono in rappresentanza del vescovo; - i diaconi: collaboratori del vescovo; oltre al loro ministero, possono presiedere alcune celebrazioni.
Nel capitolo sull'ordine sacro se ne parla più a lungo.
Ministeri istituiti
In passato erano detti «ordini minori» e venivano conferiti solo a coloro che aspiravano al sacerdozio. Ora i ministeri istituiti dell'accolitato e del lettorato sono mimisteri permanenti e stabili, esercitati dai laici, i quali assumono così un ufficio qualificato all'interno del Chiesa. - Il lettore: suo ufficio liturgico è la proclamazione delle letture nell'assemblea liturgica; - l'accolito: suo ufficio liturgico è di aiutare il sacerdote nelle azioni liturgiche. Porta la croce, il messale, i ceri, il turibolo e serve all'altare. Ministeri di fatto Sono quelli che svolgono determinate funzioni sen; aver alcun titolo di ordinazione o di istituzione. Indichiamo i più comuni:
- i ministri straordinari per la distribuzione della comunione e l'esposizione del Santissimo Sacramenta - il salmista: canta il salmo responsoriale; - la guida o commentatore: legge le spiegazioni introduttive; - cantori, maestro del coro, organista... - il sacrestano e altri responsabili che prestano il loro servizio a vantaggio della celebrazione: gruppo di accoglienza, di pulizia... Quando il lettore e l'accolito non sono istituiti, esercitano un ministero di fatto. Per tutti costoro - per tutti voi che realizzate questi servizi - il Concilio ha avuto un ricordo speciale che ci serve per riflettere insieme.
L'assemblea
L'assemblea celebra
« Oggi don Antonio celebra la messa delle undici ». No! Chi celebra è l'assemblea, il sacerdote presiede. Il ruolo del sacerdote o ministro è importante e fondamentale, ma non è unico né esclusivo. L'introduzione al Messale Romano, promulgato da Paolo VI nel 1970, non lascia adito a dubbi: « Il popolo di Dio è chiamato a riunirsi... per celebrare il memoriale del Signore » (PNMR 7). Il popolo di Dio è il soggetto delle espressioni « è chiamato a riunirsi » e « celebrare ». Sì, con la presidenza del sacerdote, ma formando insieme il popolo di Dio. L'azione liturgica, e anzitutto la celebrazione dell'eucaristia, non è propriamente l'azione del sacerdote al quale si unisce il popolo, ma più esattamente azione di tutto il popolo di Dio, presieduto e servito dai ministri. Celebra l'assemblea, cioè una comunità di fedeli, gerarchicamente e legittimamente convocata per l'azione liturgica e presieduta dal ministro competente.
Le prime comunità apostoliche
Tutto questo non è «un'innovazione moderna » del concilio Vaticano II, bensì un ritorno alle fonti del vangelo e delle prime comunità cristiane. Lo dice espressamente anche il Vaticano II: « "Erano assidui all'insegnamento degli apostoli, alle riunioni comuni, alla frazione del pane e alla preghiera..." (At 2,41-47). Da allora, la Chiesa mai tralasciò di unirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale... » (SC 6). Cristo presente nell'assemblea
Lo abbiamo detto nel paragrafo Liturgia e presenza di Cristo, del capitolo Il rinnovamento del Vaticano II. L'istruzione Eucharisticum mysterium lo esprime così: Cristo è « sempre presente nell'assemblea dei fedeli convocati in suo nome » (EM 9). L’assemblea, segno della Chiesa La nostra comunità liturgica non è un semplice « simbolo » o una porzione della Chiesa, ma è la Chiesa stessa attualizzata e presente in questa assemblea. « Una speciale manifestazione della Chiesa si realizza nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia... » (SC 41). L'assemblea liturgica, segno dell'assemblea celeste
Nella preghiera eucaristica esprimiamo la nostra unione con l'assemblea del cielo: « Uniti agli angeli e ai santi cantiamo a una sola voce la tua lode ». Inoltre, aspiriamo a far parte dell'assemblea del cielo: « Insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi che in ogni tempo ti furono graditi: e in Gesù Cristo tuo Figlio canteremo la tua gloria », (Preghiera eucaristica II).
L'assemblea, segno di un duplice impegno
a) L'impegno di unità della Chiesa nell'amore, che dobbiamo realizzare unendoci agli altri, dandoci l'abbraccio fraterno e comunicando allo stesso pane. b) L'impegno di comportarci secondo lo stile imparato e vissuto nella celebrazione, dando testimonianza cristiana.
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Chiesa Feriale Festivo
Suore 7,00
SS. Annunziata 18,30 10,00 - 18,30
S. Sebastiano 8,30 8,00 - 11,30
Purgatorio 8,00* - 18,00** 12,00
S. Pietro Apostolo 10,30 - 18,00
Santuario 17,30 (Sabato)
*= Solo lunedì; **=Dal Martedì al Venerdì