Archvio

27 Ottobre - 25° d'Ordinazione di P. Nicola



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La nostra parrocchia ha una certa dimestichezza con la presenza della vita religiosa. Quando venne istituita, nel dicembre del 1938, venne affidata ai Frati Minori Conventuali, ritornati a Spinazzola dopo un’assenza protrattasi dal 1808, anno della soppressione detta “napoleonica” degli ordini religiosi anche nel vecchio regno di Napoli. Inoltre già da tempo nell’area della parrocchia era presente una casa della Congregazione delle Suore missionarie del Sacro Costato, che vivono tuttora a pochi passi dalla chiesa parrocchiale. Ma forse una pur così lunga convivenza non è bastata a chiarire del tutto la vera natura di quella che chiamiamo «vita consacrata» o religiosa. Almeno nel caso di quella maschile, infatti, che spesso viene identificata comunemente con il sacramento dell’Ordine sacro, e in particolare il sacerdozio. Che però sono cose del tutto diverse tra loro, anche se molto spesso religiosi uomini sono anche presbiteri (il che certo non facilita la distinzione!). E allora? Beh, non è il luogo e il momento di spiegare «che cos’è» la vita consacrata, discorso che ci condurrebbe davvero troppo lontano, ma senz’altro possiamo con ragione ringraziare il Signore per questa presenza nella nostra comunità. Quale ragione? La principale «ragion d’essere» della vita consacrata è quella non di guidare più o meno efficacemente parrocchie, celebrare sacramenti, predicare o cose del genere, tutte funzioni per le quali una consacrazione religiosa certo non è essenziale, ma è molto più alta! È l’aspirazione a rappresentare agli occhi della Chiesa e del mondo addirittura il destino di beatitudine piena ed eterna che Dio ha destinato a coloro che lo amano, ad essere tra il popolo dei battezzati un’anticipazione, povera e imperfetta finché si vuole, in quanto umana, ma vera, quanto è vera la parola annunciata, anche se non realizzata, da Dio per mezzo dei profeti, della vocazione che attende tutti i discepoli di Cristo: la comunione con Dio. I consacrati, con la loro esistenza di totale dedicazione a Dio, sintetizzata nella formulazione dei tre classici «voti» di povertà, obbedienza e castità, e la scelta della vita comunitaria, non fanno che presentare al nostro sguardo, come in un segno vivo, il destino preparato per noi, quando impareremo a vivere della sola ricchezza che è Dio, non vorremo altro da ciò che egli vuole e lo ameremo dello stesso amore, eterno ed infinito, col quale egli ci ha amato, e non da solitari, ma uniti a Dio e tra di noi da una fraternità che finalmente realizza la pace e la riconciliazione promessa dal Regno dei beati, il regno dei poveri e di coloro che avranno avuto misericordia, dei miti e di coloro che hanno fame e sete della giustizia. La vita consacrata, allora, non è un “contorno” (magari superfluo) di altro (per esempio il ministero sacerdotale), né una “struttura” con tutta la sua a volte pesante tradizione, né un “posto” onorevole nel mondo ecclesiastico, né una “devozione” rispettabile per questo o quel fondatore o fondatrice, né tanto meno un elemento caratteristico ma del tutto esterno come un particolare abito ; piuttosto la vita consacrata, come ci ha insegnato il Concilio, soprattutto nella Lumen gentium, è nel cuore stesso del mistero della Chiesa, è parte del suo modo di esistere e manifestare appunto quel Regno del quale essa è inizio e anticipazione qui sulla terra. Non è una vita per cristiani “più perfetti”, ma solo un modo di obbedire a Dio con tutto se stessi, con semplicità e piena consapevolezza dei propri limiti, ma anche con fede, senza la quale nulla di ciò avrebbe alcun senso.

I motivi per ringraziare il Signore della presenza della vita consacrata a Spinazzola (alle forme più tradizionali di essa andrebbero poi aggiunte altre espressioni, meno visibili ma altrettanto “reali”, come quella degli istituti secolari, che pure qui non mancano) dunque non mancano. E già che ci siamo, chiediamogli che, se egli vuole, questa luce divenga più autentica e brillante: non stanchiamoci di pregare!

Fr. Massimo Ruggiero


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